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Cancellieri, su Izzo decisione rapida

Vice capo polizia conferma le dimissioni al ministro dell'Interno

07 novembre, 19:34
Cancellieri, su Izzo decisione rapida
Cancellieri, su Izzo decisione rapida
Cancellieri, su Izzo decisione rapida

ROMA - Il ministro Cancellieri ha ricevuto la lettera con cui il vicecapo della Polizia Izzo ha confermato le sue dimissioni. Il ministro "ha preso atto" della volontà manifestata dal prefetto Izzo e, "nel rinnovare l'apprezzamento per la sensibilità e il senso di responsabilità del gesto, valuterà in tempi rapidi le decisioni da assumere".

Il vice capo della polizia, Nicola Izzo ha confermato le sue dimissioni al ministro dell'Interno, Cancellieri e al capo della Polizia, Manganelli.

"Forse ci sarà un capo della Polizia più bravo di me, più adatto di me, ma nessuno potrà dire che io sono un imbroglione: da 38 anni faccio questo lavoro e non ho mai sentito cose del genere e di questo sono contento". Lo ha detto il capo della Polizia Antonio Manganelli, tornando sulla vicenda del corvo del Viminale. "Il vice capo della POlizia Nicola Izzo "non è amato in un mondo dove si trattano appalti. Se ci sono in campo 20 aziende e solo una viene accontentata, 19 sono deluse e siccome parliamo di soldi consistenti è facile che ci siano reazioni negative".

INDAGINE INTERNA DA TRE MESI E MEZZO "Tre mesi e mezzo fa è stata avviata un'indagine interna sulle presunte irregolarità negli appalti al Viminale". Lo ha detto il capo della Polizia, Antonio Manganelli, sottolineando che "i fatti sono sotto la lente di ingrandimento, stiamo facendo approfondimenti per accertare quello che è successo".

Ha detto di non sapere chi sia l'anonimo autore della lettera che lo chiama in causa a proposito della gestione di appalti il vice capo della polizia Nicola Izzo nel corso dell'audizione di oggi davanti al procuratore di Roma Giuseppe Pignatone. Izzo, sentito come testimone, si è detto estraneo a qualsiasi illecito.

Il vice capo della polizia Nicola Izzo, nel corso dell'audizione davanti al procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, ha dato la propria versione dei fatti sui punti a proposito dei quali è citato nella missiva inviata al ministro dell'Interno dichiarandosi estraneo a qualsiasi illecito. Il vice capo della polizia si è poi riservato di produrre una relazione con la ricostruzione di tutti i passaggi della vicenda che lo riguardano.

CANCELLIERI: RESPINGO LE DIMISSIONI
- "Respingo le dimissioni presentate dal vice capo di Polizia Nicola Izzo, perché credo che una persona non possa essere giudicata sulla base di un esposto anonimo sul quale non abbiamo ancora riscontri". Lo ha detto il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri.

"Apprezzo - ha spiegato il ministro, a margine dell'assemblea dell'Interpol - il senso di responsabilità del prefetto Izzo, ma ritengo che non ci siano le condizioni per accogliere le sue dimissioni". Sulla vicenda del 'corvo' al Viminale, ha aggiunto, "accelereremo per avere le risultanze dell'inchiesta interna perché credo che la trasparenza sia fondamentale negli uffici pubblici e noi lavoriamo perché vengano fugati dubbi e incertezze. Non dobbiamo avere nessuna ombra".

LA VICENDA - "Io faccio il vice capo della Polizia, mi occupo di sicurezza. Nella gestione degli appalti non c'entro nulla". Così il prefetto Nicola Izzo replica alle accuse del 'corvo' che ha parlato di appalti truccati al Viminale sulla base di "un esposto anonimo - dice Izzo - che si commenta da sé". "Sono sereno - dice all'ANSA Izzo - perché mi trovo ingiustamente accusato di fatti che non mi competono, per giunta in un esposto anonimo". "Una volta chi si nascondeva dietro l'anonimato non aveva credito - commenta Izzo - e chi ha costruito questo esposto si é nascosto utilizzando la mail di persone dell'amministrazione ormai in pensione". "Si tratta di elucubrazioni farneticanti - aggiunge il vice capo della Polizia - che comunque l'amministrazione ha fatto bene a girare ai magistrati perché vadano in fondo alla vicenda". "Nell'esposto, ad esempio - spiega Izzo - si parla di una convenzione con Telecom che probabilmente non è piaciuta all'estensore della denuncia anonima. Peccato che prima di essere siglata sia stato chiesto il parere dell'Avvocatura dello Stato sulla convenzione". Infine sul suo coinvolgimento nell' inchiesta sugli appalti per la realizzazione del Cen (Centro elaborazione dati della polizia) a Napoli, Izzo replica:" sono stato interrogato dai magistrati una sola volta ben due anni e mezzo fa e da allora aspetto sia fatta chiarezza".

La notizia era stata anticipata dal quotidiano 'La Repubblica'  sostenendo che la denuncia - sotto forma di esposto anonimo - è già finita sul tavolo dei magistrati. A trasmettere alla Procura di Roma l'esposto insieme ad una querela contro ignoti sarebbe stato, secondo quanto si apprende, il prefetto Giuseppe Maddalena, fino al settembre scorso a capo dell'Ufficio Logistico del Dipartimento di Pubblica sicurezza. La denuncia, una ventina di pagine molto circostanziate, indica come responsabile delle presunte illegittimità il vice capo della Polizia, Nicola Izzo. Secondo il corvo il malaffare riguarderebbe una serie di appalti e gare per l'acquisto di prodotti: dai software per le centrali operative di tutta Italia ai sistemi di videosorveglianza, dalla gestione del numero unico europeo della sicurezza (il 112) al rilevamento delle impronte digitali da parte della Polizia scientifica. Il capo della polizia ha confermato al quotidiano l'esistenza dell'esposto:"Siamo cercando di capire chi l'ha scritto. L'autore è, comunque, una persona molta informata. Mi auguro che la magistratura faccia al più presto chiarezza sulla vicenda nell'interesse sia del mio vice sia dell'istituzione". L'esposto si chiude con un capitolo dedicato a Salvatore Saporito, il vicequestore suicidatosi in caserma il 31 marzo 2011 e coinvolto nell'indagine della procura di Napoli sugli appalti per la realizzazione del Cen (Centro elaborazione dati della polizia), nell'ambito del piano sicurezza per la città partenopea, e nella quale è coinvolto anche il prefetto Izzo. Secondo il 'corvo', Saporito non si sarebbe suicidato perché preoccupato dall'indagine, ma perché non avrebbe sopportato il mobbing al quale per lungo tempo sarebbe stato sottoposto dai suoi superiori per aver tentato di opporsi al 'sistema-appalti' dell'Ufficio Logistico del Viminale.

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