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L'ultimatum di Monti a Lombardo: 'Confermi dimissioni'

Rischio default per la Sicilia. Lettera del premier al governatore. Incontro a Palazzo Chigi il 24/7

19 luglio, 12:50
Raffaele Lombardo
Raffaele Lombardo
L'ultimatum di Monti a Lombardo: 'Confermi dimissioni'

di Giovanni Franco

PALERMO - Lo spettro di una Sicilia sull'orlo del baratro preoccupa Mario Monti. Il premier non intende tergiversare e prima di programmare un intervento di risanamento contro la bancarotta - magari attraverso il commissariamento - lancia un diktat a Raffaele Lombardo chiedendogli conferma sulle sue dimissioni annunciate. Il governatore dell'Isola ripete da giorni di avere fissato la data in cui lascera' la carica per il 31 luglio prossimo. In anticipo di oltre un anno rispetto alla naturale scadenza della legislatura a causa delle sue vicende giudiziarie e dopo il ritiro del sostegno in aula del Pd. Lombardo, dopo l'ultimatum del professore, ha chiesto di essere ricevuto a Palazzo Chigi.

L'incontro e' stato fissato per il 24 luglio.

''Ho parlato al telefono con Monti - sostiene - rassicurandolo del fatto che, nonostante le criticita' segnalategli, gli rassegnero' tutti gli elementi utili a dimostrare la sostenibilita' della finanza regionale. Al premier parlero' anche della scelta di dimettermi per consentire agli elettori l'esercizio al diritto democratico di scegliere un nuovo governo e un nuovo parlamento''. Una sorta di risposta a quanto il premier gli ha scritto: ''Facendosi interprete delle gravi preoccupazioni riguardo alla possibilita' che la Sicilia possa andare in default a causa del proprio bilancio''. Con un indebitamento certificato dalla corte dei conti di cinque miliardi di euro. L'intervento di Monti arriva, in ordine di tempo, dopo la richiesta di commissariamento della Regione da parte dell'Udc ''per evitare il default'' e l'allarme lanciato nei giorni scorsi dal vicepresidente di Confindustria, Ivan Lo Bello che aveva chiesto proprio l'intervento del governo perche ''la Sicilia rischia di diventare la Grecia del Paese''. E la risposta di Palazzo Chigi non si e' fatta attendere: ''le soluzioni che potrebbero essere prospettate per un'azione da parte dell'esecutivo - si legge nella lettera - non possono non tener conto della situazione di governo a livello regionale ma anzi devono essere commisurate ad essa, in modo da poter utilizzare gli strumenti piu' efficaci e adeguati''. Nota in cui traspare tutta la preoccupazione del premier che - pur senza anticipare i tempi - intende lasciarsi aperta ogni opzione, compresa appunto quella del commissariamento. ''Fa bene Monti a chiedere la conferma delle dimissioni di Lombardo per fare chiarezza'', rincara Lo Bello. E aggiunge: ''In un mondo normale si deve consultare una societa' di revisione per la valutazione del bilancio della Sicilia. Se cio' non avviene e' giusto che intervenga il Governo''. Esulta la Lega Nord: ''la Sicilia va commissariata''. E proprio stamane e' arrivata una conferma al rischio default da uno dei componenti della giunta regionale. ''La Sicilia sull'orlo del crac? Io penso di si. Temo che presto non si riescano a pagare gli stipendi dei dipendenti'', dice l'assessore alle Infrastrutture Andrea Vecchio, ex presidente dei costruttori catanesi, nominato in uno degli ultimi rimpasti di governo. Un giudizio non condiviso dal vicepresidente della Regione e assessore alla Salute, Massimo Russo che definisce la la richiesta di Palazzo Chigi ''anomala'' e tenta di smorzare le polemiche sul bilancio: ''La Sicilia non e' in default, voglio tranquillizzare coloro che rappresentano questa terra come isola canaglia governata da pirati''.

La lettera di Monti ottiene il plauso di esponenti del Pdl, Udc e Grande Sud, in opposizione a Palazzo dei Normanni, e dalla Cgil, mentre viene criticata dal senatore Giovanni Pistorio, fedelissimo di Lombardo e presidente del Gruppo Misto a palazzo Madama e coordinatore regionale siciliano del Movimento per le autonomie: ''Si tratta di un atto abnorme e fuori dalla Costituzione - sbotta - Per questo chiedo al presidente della Regione di dimettersi e convocare immediatamente le elezioni''.

La missiva dalla Capitale ha anche fatto storcere il naso al presidente dell'Ars, Francesco Cascio che la bolla come ''inusuale''. Intanto all'orizzonte si profila l'invio di un commissario in Sicilia: facolta' prevista dallo Statuto siciliano in caso di ''gravi e reiterate violazioni'' della stessa Carta dell'Autonomia.

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