Monti: mandato fino 2013 governo con parlamento
Poi torno alla Bocconi. Compito esecutivo lavorare per i giovani
26 febbraio, 14:05Correlati
di Bianca Maria Manfredi
Si è "molto commosso" Mario Monti tornando nell'università dove si è laureato, ha insegnato, è stato rettore e presidente. Ma questo, all'inaugurazione dell'anno accademico della Bocconi, non ha impedito al premier di ripetere una cosa che, in questi tempi di ricerca di un accordo sulla riforma del lavoro, dice spesso: cioé che tutti vanno ascoltati, ma alla fine "il diritto- dovere di decidere spetta essenzialmente al Parlamento e al Governo". E il governo ha come bussola "i giovani e le generazioni future", anche e soprattutto "a quei tavoli, spesso sconfinati" dove loro non siedono. Il professore dà anche una scadenza temporale precisa al suo mandato a Palazzo Chigi: il 2013.
Chi sperava in accenni precisi all'attualità è rimasto deluso. Monti ha dedicato la maggior parte del suo intervento alla Bocconi - dove è entrato per la prima volta da esterno dal 1961, quando venne a prendere il modulo di iscrizione come studente - e dove oggi è stato accolto con una standing ovation. Ha parlato di uno dei suoi mentori Luigi Guatri (attuale vicepresidente dell'ateneo) che ha abbracciato con affetto prima di parlare dal palco. Ha ricordato che il suo predecessore, Giovanni Spadolini, aveva tenuto contemporaneamente l'incarico di presidente della Bocconi, di senatore a vita e presidente del Consiglio "ma - ha sottolineato - erano altri tempi e altri oneri nel guidare le istituzioni". Monti si è, invece, autosospeso dall'ateneo dove ha assicurato che tornerà velocemente dato che "molto presto verrà a scadenza" il suo incarico di governo. "Avrà termine - è tornato a ripetere il premier -, come è noto, con l'elezione del 2013".
Fino ad allora, però, ci sono cose da fare e responsabilità di decisione da assumersi. E in questo gli è "di conforto" pensare ai professori e agli studenti della Bocconi "il cui fiato innovatore cerchiamo di sentire nel governo, e iniziamo a sentire senza sforzo". "Siamo sempre coinvolti in modalità e riti collegiali di presa delle decisioni, come è giusto in un Paese in cui ci sono tante categorie e forze che sono rappresentate e devono partecipare alle decisioni, o - ha aggiunto - perlomeno devono essere ascoltate perché credo che il diritto dovere di decidere spetti essenzialmente al Parlamento e al Governo. Ma non è quasi mai seduta a quei tavoli, spesso sconfinati, la voce di coloro per i quali ogni governo deve sforzarsi di lavorare, cioé la voce dei giovani e delle generazioni future". A B students Tv, la televisione degli studenti della Bocconi, è stato ancora più chiaro dicendo di sperare che i ragazzi "comincino ad accorgersi" che sono al centro dell'azione di governo. "Naturalmente - ha proseguito - , se ne accorgeranno di più in futuro, quando si vedranno meglio gli effetti delle cose che faticosamente stiamo decidendo oggi". Per gli studenti, però, non ha consigli: "non ne avete bisogno", ha concluso







