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Napolitano, sacrifici per uscire da tunnel

'Attuare federalismo fiscale e' un dovere'. 'Allentare vincolo debito pubblico'

31 gennaio, 19:13
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Napolitano, sacrifici per uscire da tunnel

BOLOGNA - Uscire dal tunnel della crisi è possibile facendo sacrifici, ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano salutando i pubblici amministratori di Bologna. Nessuno può sottrarsi, ha aggiunto e occorre "coesione sociale che non può significare immobilismo". "L'attuazione del federalismo fiscale è un dovere, è previsto dal titolo quinto della Costituzione, bisogna rispettarlo o modificare l'articolo che lo richiede", ha proseguito Napolitano chiedendo di verificare se il percorso fin qui seguito e previsto va bene o se modificarlo.

Napolitano ha ripetuto che non si può escludere che dalla crisi economica esca un'Italia "materialmente impoverita", ma l'importante, ha detto, "é che esca più sobria e più giusta". Dobbiamo evidenziare al massimo gli aspetti qualitativi della condizione umana anche misurando in modo diverso il benessere".

"Si è lavorato - ha detto il Capo dello Stato - e discusso molto, c'é qualcuno che ha osservato che in un mio recente intervento non ho parlato di federalismo fiscale, ma l'attuazione di misure che vanno nel senso di quello che è stato chiamato il federalismo fiscale non é un'opzione, ma è un dovere di applicazione costituzionale. Dargli attuazione, significa andare al di là dell'empasse in cui si trova il processo". Napolitano ha fatto anche riferimento, parlando di federalismo fiscale, all'assenza dall'aula dei consiglieri comunali e regionali della Lega Nord (con l'eccezione della vicepresidente del consiglio comunale bolognese): "vedo che qualcuno non è presente in questa sala, una scelta che rispetto".

ALLENTARE VINCOLO DEBITO PUBBLICO - 'Perfino dal punto di vista morale non possiamo lasciare il peso del debito pubblico accumulato sulle spalle delle generazioni che verranno, dobbiamo allentare quel vincolo, nel nostro interesse e perche' nostri partner e competitori non lo tollerano", ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Bologna. Quello di abbattere il debito pubblico, ha detto Napolitano, "é un obiettivo che riassume tutti gli altri, lo vado ripetendo da tempo e approfitto di qualsiasi governo voglia impegnarsi in questo senso. Noi non possiamo lasciare sulle spalle delle generazioni più giovani questa spaventosa eredità, dobbiamo allentare questo vincolo, perché viaggiamo oltre i 70 miliardi di euro ogni anno come interesse sui titoli, pensate quanta parte potrebbe essere usata per investimenti ed è invece sequestrata da questo obbligo che non possiamo trasferire sul futuro vicino e lontano". Il debito pubblico, secondo il Capo dello Stato, "é uno dei fattori di esposizione dell'intero contesto europeo ai rischi di deflagrazione. Nel corso di questi mesi chi avrebbe mai immaginato che il termine spread potesse diventare di uso comune: questi alti e bassi già ci mettono sulle spalle una ancora maggiore entità di spesa per onerare i titoli del debito pubblico. Necessità a cui si legano misure restrittive che per quanti sforzi si facciano hanno un impatto sulla crescita".

 SULLE PROVINCE RIMASTI A META' - Giorgio Napolitano dice che nel campo delle riforme istituzionali si sono "accumulati molti ritardi e non sarà facile superare il bicameralismo nonostante gli appelli". Inoltre, ha aggiunto, non bisogna lasciare a metà la questione delle Province. Dopo gli accenni nel primo decreto del governo Monti bisogna scegliere una strada. Sull'architettura istituzionale, secondo Napolitano "c'é molto conservatorismo e molta continuità. Siamo alle prese con una riforma del Parlamento, si parla del superamento del bicameralismo perfetto, e non sarà facile venirne fuori nonostante appelli e sollecitazioni". Ma la via delle riforme, secondo il Capo dello Stato, è complicata anche sui livelli più bassi, "anche dal livello regionale in giù - ha detto - ci sono entità che si sono sovrapposte e accavallate, c'é molto ritardo nell'affrontare questa situazione. C'é il tema delle Province: occorre fare un punto e scegliere una strada. Forse - ha aggiunto - avremmo fatto bene a sceglierla 42 anni fa quando vennero eletti i Consigli regionali, quello era il momento per rivedere altre questioni istituzionali, ora bisogna mettere bene a fuoco il problema e risolverlo con razionalità".

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