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Cosentino, no all'arresto. 309 a 298, Lega si spacca

Determinanti i voti dei sei Radicali. Bossi non vota: 'Il Carroccio non e' mai stato forcaiolo'

13 gennaio, 15:16
L'abbraccio tra Nicola Cosentino e Alfonso Papa in aula
L'abbraccio tra Nicola Cosentino e Alfonso Papa in aula
Cosentino, no all'arresto. 309 a 298, Lega si spacca

di Anna Laura Bussa

L'Aula della Camera, con voto segreto, 'salva' Nicola Cosentino dal carcere. Trecentonove deputati contro 298 dicono 'no' alle manette per il deputato del Pdl accusato dai magistrati campani di essere "il referente politico del clan dei casalesi". Il Pdl esulta. La Lega si spacca. La base 'padana' si infuria. Il Pd 'perde' i 6 radicali che, contro le indicazioni del partito, sono determinanti nel dire 'no' alla richiesta di arresto avanzata dal Gip di Napoli e confermata dal Tribunale del riesame. La giornata nell'emiciclo di Montecitorio è da subito convulsa. Prima Mario Monti parla di Europa e di crescita. Poi si commemora la scomparsa di Mirko Tremaglia.

Infine si affronta il capitolo 'Cosentino', per salvare il quale, i colleghi del Pdl si battono da giorni. Chiamando "uno ad uno" leghisti e indecisi e facendo "un pressing incessante" su tutti i parlamentari campani. Cosentino seduto al suo posto saluta e conversa a lungo con Marco Milanese, Alfonso Papa, Claudio Scajola, Luigi Cesaro, pur non perdendo una parola dei vari interventi. Annuisce soprattutto quando parlano Manlio Contento (Pdl), che punta il dito più volte contro i magistrati (prendendosela in particolare con Nicola Quatrano); Luca Paolini: il leghista che ha insinuato il dubbio nel Carroccio 'disobbedendo' in Aula al 'si' all'arresto suggerito da Maroni; Maurizio Turco, il radicale che riconosce nelle carte di Pm e Gip "il fumus persecutionis". Il dibattito si svolge ordinato, a parte l'evidente noia di Paolo Guzzanti e di Renato Walter Togni (Lega). Il primo 'sfida' il proprio I-Phone a interminabili solitari di carte. Il secondo preferisce il calcio sull'I-pad. Nessuno scontro, come avviene spesso quando non c'é la diretta Tv. Unica eccezione: un botta e risposta al vetriolo tra il dipietrista Franco Barbato ("Criminale, mafioso!") e l'ex Responsabile Vincenzo D'Anna ("Mazzettaro!"). Berlusconi arriva in Aula poco prima del voto e si siede tra Angelino Alfano e Fabrizio Cicchitto. Nessun cenno a Cosentino neanche al momento del voto, quando tutti i deputati del Pdl si alzano in piedi e si riversano verso lo scranno del parlamentare casertano per abbracciarlo e baciarlo. Esulterà solo alla fine: "Così andrà a processo da uomo libero".

Nel Pd, invece nessuno si muove. Solo all'uscita si fa evidente la rabbia di Dario Franceschini ("Brutta pagina, la Lega ha calato le braghe") e di Rosy Bindi che se la prende con i Radicali ("Non posso che sottolinearne la scorrettezza"). Gelo anche nell'Idv, con Antonio Di Pietro che parla di "scambio di voti criminale". Maroni ammette: il Carroccio prima ha detto 'si' all'arresto, poi ha lasciato libertà di voto, alla fine, ha detto 'ni'. Riconosce che c'é stata in mattinata una riunione di gruppo 'concitata' sul tema. Quindi ribadisce la validità della sua linea iniziale, cioé il via libera al carcere.

E cerca di scaricare la 'colpa' su Pd e Udc ("i voti vengono anche da lì"). Il leader Udc Pier Ferdinando Casini però contesta ("i numeri parlano chiaro" è la Lega che lo ha salvato). Poi commenta: il voto di oggi è stato "un grave errore politico" e l'applauso dei berlusconiani "un suicidio del Parlamento". L'opinione pubblica infatti, si osserva nel Pd, "attaccherà ancora di più la Casta". Cosa che puntualmente avviene: sia fuori Montecitorio con fischi e urla, sia su Internet ("Ci vorrebbe una Norimberga per i deputati"). Cosentino, intanto, esce in trionfo dall'Aula con alcuni senatori e portaborse campani che lo alzano nel corridoio neanche fosse un 'goleador'. Poi, festeggia a pranzo fuori. Paolini intanto fa i conti e risponde a Maroni che ad avergli 'disobbedito' "sono almeno in 25-30". La Lega, infatti, osserva Bossi (che però non vota) "non è mai stata forcaiola". E pazienza per chi ha ancora davanti agli occhi il cappio sventolato in Aula da Leoni Orsenigo durante Tangentopoli. Cosentino in serata si dimette da coordinatore del Pdl con "decisione irrevocabile".

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