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Premier, processo breve mi serve

Insorgono opposizioni e magistratura

17 aprile, 13:12
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il minisgtro del Turismo Michela Vittoria Brambilla al termine del primo meeting nazionale del Pdl 'Al servizio degli Italiani'
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il minisgtro del Turismo Michela Vittoria Brambilla al termine del primo meeting nazionale del Pdl 'Al servizio degli Italiani'
Premier, processo breve mi serve

di Anna Laura Bussa

ROMA - Il presidente del Consiglio dichiara guerra ai magistrati. Prima li definisce 'eversori' e chiede una commissione d'inchiesta per accertare se ci sia al loro interno un'associazione a delinquere. Poi avverte: in Parlamento ci sono molti provvedimenti importanti che ora, con la maggioranza che ho, potrò finalmente approvare. Primo tra tutti: il testo sulla prescrizione breve che lui preferisce chiamare 'processo europeo'. Già approvato dalla Camera, è ora all'esame del Senato.

E per la prima volta Berlusconi ammette: mi serve per poter governare perché contiene una norma che "forse, forse, potrebbe accorciare la prescrizione di un mio processo". Il processo a cui fa riferimento è quello Mills in cui lui è imputato di corruzione in atti giudiziari. Un procedimento che, nel corso della convention del Pdl a Roma, non esista a definire pura "eversione". Il Cavaliere non solo illustra tutta 'l'artiglieria pesanté che ha già messo e intende mettere in campo. Ma racconta anche la sua versione dei fatti spiegando, come fossero aneddoti, i processi a suo carico più importanti (anche quello sui diritti Tv). Obiettivo: far capire alla 'sua gente' come stanno "davvero le cose". Lo aveva annunciato nei giorni scorsi, oggi mantiene l'impegno. Dopo aver ribadito quanto le toghe si siano accanite contro di lui in 17 anni ("oltre 2000 le udienze") illustra l'intero elenco delle leggi da fare sulla giustizia omettendo però 'l'ultima-natà: la norma che il Pdl vuole presentare al testo sul 'giudizio abbreviato' che prevede la sospensione del processo nel caso in cui (come per la vicenda Ruby), sia stato sollevato conflitto di attribuzioni. Il ddl, che ora dovrà essere votato dall'Aula di Palazzo Madama, già contiene un altro tema 'caldo' inserito con l'emendamento di Franco Mugnaì (Pdl): la misura destinata ad allungare 'sine die' i processi consentendo alla difesa di citare i testimoni che vuole.

Nella strategia 'anti-toghe', il Cavaliere inserisce anche la riforma "epocale" della giustizia (già assegnata alle commissioni I e II della Camera) perché, ribadisce, si deve arrivare a carriere separate, a due Csm e le assoluzioni di primo grado non devono essere più appellabili. Poi ci sono le intercettazioni da fare (adesso c'é anche un ddl di Scilipoti sul tema) è la responsabilità civile dei magistrati. Su questo punto Berlusconi insiste: la gente la vuole perché i magistrati devono pagare per gli errori commessi. Una conferma al fatto che l'emendamento di Gianluca Pini (Lega) resta nella Comunitaria. Magari modificato, ma resta. Ha un bell'appellarsi adesso il presidente del Senato Renato Schifani alla moderazione e al dialogo tra le forze politiche assicurando che non ci sarà "alcuno scontro con il Capo dello Stato". Dopo l'intervento del premier, tra poli tira aria da bufera. "E' un delirio irresponsabile", commenta il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro, "é lui il vero eversore!".

Finalmente "getta la maschera - interviene Leoluca Orlando (Idv) - perché ha ammesso che la prescrizione breve è stata fatta per lui". Ha perso il controllo, osserva Lorenzo Cesa (Udc). Napolitano "deve intervenire al più presto", è la supplica del leader Idv Antonio Di Pietro. E l'accusa di "eversione" nei confronti del premier arriva anche dal finiano Italo Bocchino. Sconfiggere il "populismo di destra", incalza il segretario Pd Pierluigi Bersani "é ormai un'esigenza nazionale". Come se non bastasse, a riscaldare il clima ci si mette anche la polemica sui manifesti: "Fuori le Br dalla Procura di Milano". Secondo l'opposizione, il "mandante" sarebbe Berlusconi. Il Guardasigilli Angelino Alfano prende però le distanze: "Non c'é nessuna giustificazione" per la loro affissione. Concorda Maroni: ingiustificato evocare ora le Brigate Rosse.

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