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Schifani: trovato punto equlibrio

Premier: nessuna sorpresa

14 gennaio, 20:17
Berlusconi
Berlusconi
Schifani: trovato punto equlibrio

ROMA - Sul legittimo impedimento credo si sia giunti ad un equilibrio tra l'esigenza della giurisdizione e l'esigenza di tutelare il diritto di difesa nei confronti di chi è impegnato a guidare il Paese' ha detto il presidente del Senato Schifani, oggi a Reggio Calabria durante un incontro con i giovani dell'associazione onlus Attendiamoci. ' Si parla spesso di modificare la Costituzione. Io mi esprimerei piuttosto nel termine di aggiornarla' ha anche aggiunto Schifani. Nelle regioni dove più alto è il rischio della criminalità organizzata "l'impegno politico significa grande coraggio e accettazione della sfida dell'affermazione della legalità" ha aggiunto il presidente del Senato.

PREMIER: NESSUNA SORPRESA  - "Le decisioni della Consulta sono assolutamente ininfluenti, il governo andrà avanti perché l'Italia ha bisogno di tutto tranne che di elezioni anticipate". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi in collegamento con 'Mattino Cinque'.
"Devo dire che non mi aspettavo nulla di diverso", ricordo che il legittimo impedimento "non l'ho chiesto io: la sentenza non ha demolito l'impianto della legge, ha riconosciuto che il legittimo impedimento è giusto e necessario per chi svolge attività di governo".
Con la decisione della Consulta "sono state 'tipizzate'" alcune fattispecie "cioé si è indicato nella legge che per esempio presiedere il Consiglio dei ministri è un impedimento legittimo, così come presiedere una riunione internazionale è legittimo impedimento. E quindi da questo punto di vista la sentenza ha migliorato la situazione precedente". Ha spiegato il premier.
Dal gruppo dei 'responsabili' nascerà la 'terza gamba' della maggioranza che sosterrà l'azione del governo. Lo ha affermato Berlusconi ribadendo che il suo esecutivo non sarà influenzato dalla sentenza della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento.
"Ci sono in formazione dei gruppi di deputati - ha detto Berlusconi - che hanno capito la situazione e che erano prima in altri partiti e che adesso hanno deciso di mettersi insieme dando vita a dei gruppi, uno alla Camera e uno al Senato, chiamati di 'responsabilità nazionale' con l'intenzione di diventare la 'terza gamba' del governo e quindi di far parte della maggioranza".
"Lo sanno tutti che è in atto una persecuzione politica da parte dei magistrati di sinistra che si appoggiano sulla sinistra politica"; i miei "sono processi assolutamente inventati, ridicoli, grotteschi", ma se "nei collegi giudicanti ci saranno soltanto giudici di sinistra andrò in televisione e sui giornali e spiegherò a tutti di cosa si tratta". Non credo, ha aggiunto Berlusconi, "che si possano trovare giudici così pregiudizialmente orientati dal punto di vista politico che oseranno dare una condanna su fatti che non esistono".

L.IMPEDIMENTO 'SVUOTATO' DA CONSULTA, DECIDE GIUDICE
di Silvia Barocci
Con un verdetto frutto di mediazione, la Corte costituzionale ha di fatto svuotato e indebolito il 'legittimo impedimento', la legge nata su idea dell'Udc per mettere al riparo il premier Berlusconi, almeno fino al prossimo ottobre, dalla ripresa dei tre processi a suo carico (Mills, Mediaset e Mediatrade). Senza arrivare a una bocciatura secca dello 'scudo' su cui, prima della sospensione per il pranzo, stavano per convergere 8 giudici contro 7, la Corte ha aggirato l'ostacolo ponendo un alto argine all'indeterminatezza e all'automatismo della legge e riaffermando che, come oggi già accade per gli imputati comuni, deve essere il giudice a "valutare in concreto" l'impedimento addotto dal premier prima di rinviare l'udienza. In altre parole, saranno gli stessi giudici di Milano da cui il premier si sente perseguitato a decidere se un consiglio dei ministri, una missione internazionale o qualsiasi altra attività governativa indicata dalla legge come impedimento (incluse quelle "preparatorie, consequenziali" e "coessenziali" alle funzioni di governo) sia realmente indifferibile nella sua concomitanza con l'udienza. Ciò su cui d'ora innanzi Berlusconi non potrà più contare è l'obbligo per il giudice di rinviare l'udienza fino a sei mesi nel caso in cui Palazzo Chigi certifichi che l'impedimento è continuativo. Tutta questa parte della legge - prevista dal comma 4 - è stata infatti cancellata dalla Corte per violazione degli articoli 3 (principio di uguaglianza di fronte alla legge) e 138 della Carta (necessita" di una norma costituzionale). Ma l'intervento della Consulta è stato un ampio lavoro di 'taglia e cuci'. La legge è stata infatti in parte bocciata (il comma 4, appunto), in parte interpretata (il comma 1) e in altra parte manipolata (il comma 3) con una sentenza additiva. Per comprendere il reale danneggiamento dello 'scudo' del premier toccherà attendere le motivazioni che il giudice relatore della causa, Sabino Cassese, dovrà mettere nero su bianco e far votare nuovamente al collegio in una delle prossime camere di consiglio (la prima è quella del 24 gennaio). E scrivere le motivazioni non sarà facile visto che, in ambienti di Palazzo della Consulta, c'é chi già definisce la decisione della Corte frutto di un compromesso tradotto in un bizantinismo. Il premier Berlusconi detta la linea nell'astenersi dall'attaccare - almeno stavolta - la Consulta e nel definire la decisione un "compromesso accettabilé: i suoi legali Niccolò Ghedini e Piero Longo esprimono pertanto soddisfazione perché secondo la Corte è "valido ed efficace" l'impianto della legge, specie nella tipizzazione degli impedimenti; il Guardasigilli Angelino Alfano enfatizza il riconoscimento del principio secondo cui "l'esercizio della giurisdizione deve tenere conto della funzione di governo". Il pericolo però che i giudici di Milano, una volta lette le motivazioni della sentenza della Corte, possano non concedere i rinvii delle udienze chiesti da Berlusconi è concreto. In tal caso i suoi legali avrebbero comunque un'arma di riserva che sarebbe stata loro vanificata nel caso di bocciatura in toto della legge: far sì che il Parlamento sollevi conflitto tra poteri con la magistratura di Milano dinanzi alla Corte Costituzionale. Passerebbero altri mesi. E ai giudici della Consulta tornerebbe una 'palla avvelenata'. L'ennesima, in un collegio perennemente in bilico perché diviso. Il presidente Ugo De Siervo (eletto il mese scorso per un solo voto in più) avrebbe lavorato con il relatore Cassese alla mediazione che nel pomeriggio ha fatto virare l'orientamento del collegio da una bocciatura totale a una parziale. Da uno schieramento di 8 contro 7, i giudici sono passati a esaminare lo 'scudo' comma per comma, con votazioni che di volta in volta sono state di nove contro sei, dieci contro cinque e, infine, undici contro quattro.

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