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Carfagna agita Pdl, atteso incontro con Berlusconi

21 novembre, 21:08
Mara Carfagna
Mara Carfagna
Carfagna agita Pdl, atteso incontro con Berlusconi

di Yasmin Inangiray

ROMA - Ieri si era detto stupito per l'attenzione riservata dai giornali alla "signora Carfagna" invece che all'approvazione della finanziaria al vertice della Nato. Questa mattina Silvio Berlusconi avrà pensato la stessa cosa leggendo i titoli di apertura dei maggiori quotidiani, tutti dedicati al ministro le Pari Opportunità pronta a lasciare il suo incarico e lo scranno parlamentare. Ad Arcore per tutto il giorno, il Cavaliere ai suoi interlocutori è apparso seccato per una vicenda che di fatto ha oscurato l'appuntamento internazionale di Lisbona. Nel frattempo, a Roma, il ministro delle Pari Opportunità sceglie il silenzio trascorrendo la giornata a casa con i familiari. Quello che doveva dire, la Carfagna lo mette nero su bianco nell'intervista al Mattino, quotidiano campano in cui il titolare delle Pari Opportunità non solo conferma l'intenzione di dimettersi da tutti i suoi incarichi, ma non risparmia critiche ai vertici del Pdl e bolla come "guerra fra bande" la situazione del partito in Campania. "Berlusconi - avverte - dovrà convincermi con atti concreti, dimostrandomi che il partito torna nella sue mani". Ed è proprio dall'esito del faccia a faccia tra Berlusconi e la Carfagna previsto per metà settimana che dovrebbe arrivare la decisione definitiva del ministro che per ora incassa soddisfatta gli attestati di stima pubblici (di Casini e Maroni) e quelli privati, tramite telefonate e sms. E questo, dice, è "il segno che non esiste un caso-Carfagna".

In privato però si sfoga: "il malumore nel partito è diffuso - dice in una delle molte telefonate cui ha risposto - e il problema che ho sollevato non è solo un problema locale". Forse anche per questo, e non solo per l'intervista al giornale campano, nel Popolo della Libertà le quotazioni su una conclusione positiva per la vicenda sono in netto ribasso. Al di là delle difese di alcuni colleghi di governo, sono in molti dentro il partito a puntare il dito contro la scelta della Carfagna sospettata di muoversi seguendo i consigli del capogruppo di Fli alla Camera Italo Bocchino. Annunciare le dimissioni mentre il premier è a rappresentare l'Italia ad un vertice della Nato, osserva un dirigente del Pdl, certo non aiuta all'immagine del nostro Paese. Quanto poi al futuro della Carfagna sono in molti nel centrodestra a scommettere in un suo passo indietro rispetto alla scelta di lasciare in Parlamento. Per prassi, spiegano dirigenti di via dell'Umiltà, quando un parlamentare presenta le dimissioni, queste vengono respinte. L'unico caso in cui furono accettate fu per Marco Pannella. Certo il ministro potrebbe reiterarle ed a quel punto, si ragiona, verrebbero accettate ma il rischio a cui si va incontro è che intorno alla sua richiesta potrebbe crearsi una maggioranza diversa da quella attuale. La diretta interessata però ci tiene a mettere in chiaro che il suo futuro non è nelle file di Futuro e Libertà. Una presa di posizione che sembra convincere il Pdl: la Carfagna conosce i sondaggi, sottolinea qualche oppositore, e sa che se con i finiani la sua rielezione sarebbe a rischio, per non parlare poi di un'ipotetica candidatura a sindaco di Napoli. L'idea che inizia a circolare con insistenza è che il ministro per le Pari Opportunità possa accettare invece il 'corteggiamento' del movimento di Gianfranco Micciché. Sarebbe un modo, sentenzia un deputato del Pdl "per salvare capra e cavoli".

Chi sicuramente non sentirà la mancanza della Carfagna in caso di addio è Alessandra Mussolini pronta a chiedere l'intervento di Gianfranco Fini dopo essere stata definita "vajassa" dal ministro delle Pari Opportunità: "Per questo inqualificabile comportamento, in palese contrasto con le finalità che il ministero delle Pari Opportunità persegue, dovrebbe immediatamente rassegnare le dimissioni", attacca la deputata del Pdl che lancia poi il suo avvertimento: "la Carfagna sappia che alla prima occasione di incontro sarà mia cura replicare ai suoi insulti, guardandola dritta in quei suoi occhioni, che dopo le mie parole, ne sono certa, risulteranno ancora più sbarrati".

MARA VS ALESSANDRA, DALLE BATTAGLIE INSIEME AGLI INSULTI
Unite dalle origini (sono entrambe campane) e dall'appartenenza allo stesso schieramento politico (il Pdl). Tra Mara Carfagna e Alessandra Mussolini le cose in comune finiscono qui. Già, perché a parte una battaglia insieme per l'istituzione del Garante dell'infanzia e una per rendere più pesanti le conseguenze penali in caso di stupro (entrambe le proposte mai andate in porto), e le dimissioni 'ritardatarie' per il doppio incarico ricoperto in Parlamento e al consiglio regionale campano, tra le due donne del centrodestra la simpatia non è mai stata di casa.

In due anni di governo, i botta e risposta al vetriolo sono pane quotidiano. Se di sintonia non si può mai parlare, certò è che tra le due il rapporto è degenerato con la campagna elettorale per le elezioni amministrative in Campania. Sia la nipote del Duce che la titolare per le Pari Opportunità decisero di candidarsi per portare voti al partito, ma immediatamente iniziarono le prime scaramucce. La Mussolini venne sorpresa a disegnare delle corna su un manifesto della Carfagna. Poi, mentre era in corso una conferenza del ministro per le Pari Opportunità e del titolare della Giustizia Angelino Alfano, si presentò provocatoriamente portando un cabaret di cannoli. La goccia che ha fatto traboccare il vaso però risale alla settimana scorsa quando la deputata del Pdl con il cellulare immortalò il titolare delle Pari Opprtunità insieme ad Italo Bocchino, capogruppo di Fli ed in cima alla lista dei 'nemici' del Pdl, mentre parlavano insieme dentro Montecitorio. La Mussolini accompagnò lo scatto gridando "vergogna" alla collega che per tutta risposta iniziò a batterle le mani. A riaccendere la miccia ci ha pensato poi la stessa Carfagna che nell'intervista al Mattino bolla come "vassaia" la Mussolini.

Poche ore dopo la deputata del Pdl replica stizzita non solo ribadendo la necessità che la Carfagna lasci il suo incarico ma invocando l'intervento del presidente della Camera "a tutela dei parlamentari". A sostegno però delle ragioni del ministro ci pensano i tantissimi che affollano il suo blog lasciando messaggi di stima e incoraggiamento. Tra i più di cento post registrati solo oggi c'é chi come Samuele paragona "il disagio" della ministra per la situazione in Campania a quello che sta avvenendo in Toscana: "Cara Mara, il tuo disagio è il nostro in Toscana. Questo Partito non è più a immagine e somiglianza del nostro Presidente. Ma è gestito da e per bande che hanno fatto perdere entusiasmo e voti". Tra i tanti "non mollare" e gli altrettanti "resta con noi" c'é anche quello di un certo Sergio che fa pubblicamente "ammenda" per aver visto sempre Mara Carfagna "come un prodotto del Berlusconismo... E invece - scrive - mi devo ricredere". C'é anche ci minaccia "gesti estremi" e chi come Luigi assicura: "se ti dimetti tu Mara, mi dimetto pure io dal Pdl, e non lo voterò più". Nome e cognome, infine, lo mette Maurizio Dinelli che, definendosi ex capogruppo di Forza Italia in Regione Toscana, si stringe alla Carfagna denunciando quel "metodo Verdini di cui io stesso sono stato vittima".

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