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LA GIORNATA POLITICA

13 ottobre, 20:21

ROMA - Nella maggioranza le ''colombe'' sono al lavoro per trasformare la tregua Berlusconi-Fini in pace vera e propria: il rinnovo senza sorprese delle presidenze delle commissioni parlamentari e' un loro successo, in particolare la conferma della finiana Giulia Bongiorno alla Giustizia (anche con i voti dell'opposizione). Se questo e' il terreno caldo dello scontro, di qua bisognera' ripartire. Il pranzo di riappacificazione tra Paolo Bonaiuti, Maurizio Lupi e Adolfo Urso e' un secondo segnale in tal senso. Ma forse e' un segnale ancora troppo debole se Sandro Bondi lamenta come da Fini e da Bocchino continuino a giungere solo risposte ''provocatorie''. Come mai? Una spiegazione e' la mancata ''legittimazione'' ufficiale di Futuro e liberta': i finiani l'hanno conquistata sul campo ma non si sentono una componente accettata (ed essenziale). Di fatto sono costretti a cercare spazio volta per volta come dimostra la polemica in corso in Lombardia (dove c'e' un ostracismo strisciante verso Fli). Fini avverte che alle amministrative la musica dovra' cambiare: o il suo movimento sara' coinvolto nella scelta dei candidati e nella stesura dei programmi oppure si terra' le mani libere verso la politica delle ''geometrie variabili''. E che non si tratti solo di una vaga minaccia lo fa capire la linea assunta dai ''futuristi'' sulla riforma dell'universita', un provvedimento strategico del centrodestra e molto atteso dal mondo accademico e della ricerca: o si trovano le risorse per assumere con i concorsi novemila ricercatori nei prossimi anni, dice Fabio Granata, oppure la Gelmini dovra' ritirare il testo la cui discussione e' stata fatta slittare a venerdi'. E' un tema spinoso perche' Tesoro e Ragioneria concordano sul rischio che la riforma possa compromettere i conti pubblici. Dove trovare i fondi? Umberto Bossi, con il consueto pragmatismo, osserva che i soldi e' meglio darli alla ricerca piuttosto che alle bombe per armare i nostri aerei in Afghanistan. Il leader leghista e' consapevole della pericolosita' di una crisi: aprirebbe la via ad un governo tecnico per cambiare la legge elettorale (e magari - sospetta - quella sull' immigrazione). Percio' il premier, assicura, non si dimettera'. Tuttavia e' chiaro che non si puo' andare avanti per tre anni in un clima di trattativa continua. Anche perche' nel frattempo il terzo polo potrebbe sedimentare nell'elettorato: sebbene Montezemolo liquidi come ''fantascienza'' le tante voci di un suo impegno, ora con la destra ora con la sinistra, Pdl e Lega si rendono conto che c'e' il rischio di una frattura seria dello scenario bipolare. Percio' Bondi insiste perche' i moderati che si riconoscono nel Ppe coinfluiscano almeno nella stessa coalizione. Ma cio' confligge con l'esperimento messo in atto nel laboratorio siciliano da Fini, Casini e Lombardo: non si tratta di un modello automaticamente trasponibile su scala nazionale ma e' comunque una spina nel fianco per Berlusconi. Il Cavaliere deve fare i conti anche con la possibilita' che Fini, come dice il fedelissimo Andrea Ronchi, lo sfidi per la guida del centrodestra: ipotesi liquidata con sufficienza dai berlusconiani ma che se la legislatura andra' avanti potrebbe assumere tutto un altro aspetto. Fini ha bisogno di incassare risultati visibili per l'opinione pubblica: mostra percio' soddisfazione per la piega presa dalla vicenda della casa di Montecarlo, punta su giustizia e legge elettorale per caratterizzare Fli, prende le distanze dal modo in cui il Pdl tratta il problema dell'informazione (Ronchi e Granata giudicano sbagliata la sospensione di Santoro dalla Rai). Ora che la parola sul rinnovo delle presidenze parlamentari e' stata mantenuta, il Pdl chiede viceversa a Fli il rispetto del programma e la velocizzazione degli iter: si vedra' ben presto se cio' sara' possibile. E intanto Pierluigi Bersani lavora alla sua politica delle alleanze ove cerca di coinvolgere i centristi. Ma i veltroniani sono allarmati dalle voci che si sono diffuse sulla nascita di un gruppo unico con il Sel di Vendola e chiedono al segretario di fare chiarezza: si tratta di difendere il progetto bipolare del Pd, dicono, e di non ritornare all'Unione. 

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