Andreotti: su Ambrosoli dispiaciuto per grave fraintendimento
Il senatore, in un'intervista al Corriere della Sera, aveva detto che era "una persona che in termini romaneschi se l'andava cercando"
09 settembre, 15:25
ROMA - "Sono molto dispiaciuto che una mia espressione di gergo romanesco abbia causato un grave fraintendimento sulle mie valutazioni delle tragiche circostanze della morte del dottor Ambrosoli". Così in una nota il senatore a vita Giulio Andreotti precisa il suo pensiero rispetto alle affermazioni riportate oggi sul Corriere della Sera. "Intendevo fare riferimento ai gravi rischi ai quali il dottor Ambrosoli si era consapevolmente esposto - è la spiegazione di Andreotti - con il difficile incarico assunto".
'AMBROSOLI SE L'ANDAVA A CERCARE' - "Non voglio sostituirmi alla polizia o ai giudici, certo, è una persona che in termini romaneschi se l'andava cercando". Lo dice Giulio Andreotti a proposito dell'omicidio di Giorgio Ambrosoli, l'avvocato che si occupò della liquidazione dell'impero di Michele Sindona e che fu ucciso da un suo sicario l'11 luglio del 1979.
Intervistato da Giovanni Minoli per la puntata che ricorda l'avvocato della Storia siamo noi (in onda questa sera), come anticipa il Corriere della Sera, il senatore a vita usa anche parole positive per Sindona: "Io cercavo di vedere con obiettività. Non sono mai stato sindoniano, non ho mai creduto che fosse il diavolo in persona". Il fatto "che si occupasse sul piano internazionale dimostrava una competenza economico finanziaria che gli dava in mano una carta che altri non avevano. Se non c'erano motivi di ostilità, non si poteva che parlarne bene".







