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Bossi: Berlusconi leader, siamo con lui gli daremo voto

Calderoli: voto 2a chiama, verifica se maggioranza dipende da Fli

10 settembre, 10:47
Italo Bocchino
Italo Bocchino
Bossi: Berlusconi leader, siamo con lui gli daremo voto

(dell'inviato Renato Botto)
SALUZZO (CUNEO) - Avanti, cercando di evitare le elezioni. Umberto Bossi corregge il tiro, rispetto a qualche giorno fa, e si allinea al pensiero di Berlusconi. "Lui dice che per il bene del Paese bisogna andare avanti così? Se lo dice lui, che è il leader, va bene anche a noi". Da Saluzzo, nel cuneese, dove è iniziato il lungo week-end della 'Festa dei popoli padani', Bossi giura piena fedeltà a Berlusconi: "Noi siamo alleati e gli daremo il voto. Non ci dimentichiamo di chi ci ha aiutato e Berlusconi ci ha assicurato i voti per il federalismo. Non accoltelliamo alla schiena. Gli daremo il voto in aula". Per il ministro Calderoli, accanto a Bossi sul palco in piazza a Saluzzo, la Lega non deve invece votare "alla prima chiama sulla fiducia. Suggerirò a Bossi di non partecipare alla prima, ma di farlo alla seconda, così - dice il ministro della Semplificazione normativa - si potrà verificare se quella maggioranza dipende solo dai finiani". E a Fini è rivolto il primo pensiero del discorso di Bossi: "Lui dice che la Padania non esiste? Non ha capito che siamo un popolo dalle montagne al mare. Siamo più forti delle stupidaggini che dice. Dovrebbe solo imparare a rispettare la parola. Certo ci ha messo in una bella difficoltà". Domani Bossi e Calderoli saliranno al pian del Re, dove nasce il Po, per la tradizionale cerimonia dell'ampolla. Da quello stesso luogo, alle pendici del Monviso, oggi è partito il 'giro della Padania', in bicicletta. Dal Monviso a Venezia, in quattro tappe, con l'acqua del Po nelle borracce. In prima fila il sottosegretario all'Interno Michelino Davico, grande appassionato di ciclismo, e tanti ex campioni del pedale, a comincare da Francesco Moser.

PREMIER PUNTA SUI PICCOLI, ANCORA ALTA TENSIONE PDL-FLI
(dell'inviata Yasmin Inangiray)
Le elezioni restano l'unica soluzione possibile nel caso la maggioranza non avesse i numeri: lo ribadisce il ministro dell'interno leghista Roberto Maroni, lo confermano numerosi esponenti del Pdl parlando al primo giorno di lavori della scuola di formazione del partito a Gubbio. Silvio Berlusconi prova a giocarsi un'altra carta, quella di ampliare i confini della coalizione con nuovi innesti, pescando tra i piccoli partiti, in modo rendere Pdl e Carroccio autosufficienti rispetto a possibili 'defaillance' dei finiani. Che sono paragonati dal vicecapogruppo del Popolo della libertà al Senato, Gaetano Quagliariello, un "cancro" che "avrebbe ucciso politicamente" il Pdl. Parole dure che riaccendono la polemica tra 'berluscones' ed esponenti di Futuro e libertà proprio mentre il Cavaliere tenta di lavorare per una maggioranza a "geometria variabile" che ovviamente non escluda Fli ma che le consenta, in caso di necessità, di appigliarsi ad una ciambella di salvataggio per far passare in Parlamento provvedimenti indigesti ad i finiani. Questi ultimi replicano non solo annunciando la prossima adesione di un nuovo parlamentare al loro gruppo, il trentaseiesimo (potrebbe essere Giancarlo Mazzucca), ma invitando gli ex compagni di partito a non sottovalutare il 'peso' di Futuro e Libertà che, sondaggi alla mano - dice Italo Bocchino - si attesterebbe al 7,2%. I finiani diventano immediatamente il bersaglio dello stato maggiore del partito riunito a Gubbio per la tradizionale scuola di formazione politica giunta alla nona edizione. Il commento più duro spetta proprio a Gaetano Quagliariello: "Avevamo un cancro all'interno che ci avrebbe prima o poi ammazzato politicamente"dice dal palco tra gli applausi della platea. Fabrizio Cicchitto se la prende con "lo squadrismo mediatico" del parlamentari vicini al presidente della Camera. Ed è ancora un coro di richieste di dimissioni per Fini dalla presidenza di Montecitorio. "Crea un vulnus e dice una bugia" sottolinea Ignazio La Russa mentre il capogruppo del Pdl alla Camera invoca il regolamento di Montecitorio per dichiarare l'incompatibilità dell'ex leader di An tra il ruolo istituzionale e quello politico. Duro anche Sandro Bondi che se la prende con la "leggerezza culturale e politica" con cui Fini "ha espresso giudizi infondati e categorici sull'azione del governo". Fini a parte, anche da Gubbio si ragiona su quello che è ora il primo obiettivo di Berlusconi: garantire al governo di poter andare avanti. "Sono fiducioso che un'ampia maggioranza sosterrà il governo", dice il ministro della Giustizia Angelino Alfano mentre il collega Renato Brunetta non esclude che quando il premier parlerà in Aula "si arriverà ad una bellissima sorpresa, e cioé che l'esecutivo possa uscire con più voti di fiducia di quanti ne ha avuti il giorno del suo insediamento". Una linea condivisa da Ignazio La Russa che invita a non giudicare possibili new entry come "un ribaltone". Porte chiuse invece alla possibilità di un governo tecnico: "una maialata" dice Denis Verdini convinto come tutti del resto che senza voti l'alternativa sono le elezioni.

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