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Alternative al processo breve a vaglio premier

Alfano al Quirinale, punto su riforma giustizia

03 settembre, 12:09
Berlusconi all'esterno di Palazzo Grazioli
Berlusconi all'esterno di Palazzo Grazioli
Alternative al processo breve a vaglio premier

ROMA -Forse perche' convinto che alla fine, esattamente come avvenuto sulle intercettazioni, non potra' ottenere il testo desiderato per l'opposizione dei finiani o per i dubbi del Quirinale. O forse perche' persuaso che l'unica soluzione definitiva a quelle che considera una 'persecuzione dei pm politicizzati' sia politica, piu' che tecnica, e risieda nel 'Lodo Alfano' costituzionale . Fatto sta che oggi, durante gli incontri avuti a palazzo Grazioli, Silvio Berlusconi ha espresso piu' volte (ben tre, secondo diverse fonti presenti) nutriti dubbi sul processo breve. Tanto da dire, e ripetere, che quel testo lui non lo considera piu' una priorita'. Possibile che il suo pessimismo sul fatto che il provvedimento sia approvato cosi' come uscito dal Senato (e cioe' con una norma transitoria che lo mette al riparo dai processi milanesi) sia stato rafforzato dal colloquio che il Guardasigilli Angelino Alfano ha avuto oggi al Colle con il capo dello Stato. Giorgio Napolitano, infatti, lo avrebbe chiamato per fare il punto sulle politiche del governo in materia di riforma della giustizia. Ed ha approfittato dell'incontro per ricostruire le alterne vicende su questi temi. Napolitano ha presumibilmente ribadito che non intende entrare in alcun modo nel merito del provvedimento e che una sua valutazione si avra' solo nel caso in cui vi siano dei testi definitivi. Anche se Napolitano non avesse aggiunto altro, il premier sa bene che la posizione del Colle in merito difficilmente sarebbe diversa da quella espressa a suo tempo dal Csm che, proprio sulla norma transitoria, aveva espresso diverse perplessita' e rilievi sul gran numero di processi destinati a morte certa. In sostanza, il colloquio di oggi - cosi' come le parole di ieri del capo dello Stato da Venezia - devono soltanto aver confermato quello che Berlusconi teme da alcuni giorni. E cioe' che il processo breve, cosi' com'e' uscito dal Senato, non vedra' mai la luce. Tanto che con i presenti (forse proprio per nascondere lo sconforto) ha fatto un po' come la volpe con l'uva: ha sostenuto cioe' che questo disegno di legge non e' una sua priorita', che non lo vuole e che non e' la soluzione per i mali della giustizia. Sondate in proposito, diverse fonti parlamentari della maggioranza offrono una spiegazione attribuendo al Cavaliere un ragionamento che piu' o meno suona cosi': non mi concederanno mai uno scudo giudiziario attraverso il processo breve. Con quel 'mi', evidentemente, Berlusconi identifica Gianfranco Fini e le sue truppe parlamentari. Ma forse anche il Colle. Meglio dunque pensare ad altro, ad un provvedimento 'ponte', per guadagnare tempo e pensare ad una soluzione piu' definitiva. Appunto quella di un nuovo Lodo costituzionale. Strada, tra l'altro, su cui i finiani, cosi' come l'Udc, dicono che non metterebbero le barricate. Le soluzioni tecniche sarebbero gia' allo studio: si parla di una modifica al 'legittimo impedimento', con un allungamento dei termini, che porterebbe automaticamente la Consulta a rinviare il giudizio atteso per il 14 dicembre su questo provvedimento. Ma anche, in alternativa, assai meno probabile per le implicazioni politiche a cui andrebbe incontro, una modifica della riforma del processo penale che introduca un allungamento dei termini processuali. Ma siccome Berlusconi e' consapevole che anche questi provvedimenti potrebbero trovare ostacoli e nemici, il suo pessimismo resta. Ecco perche', confida un dirigente del Pdl, il Cavaliere e' tornato a riflettere sull'opportunita' di ''difendersi politicamente'' dai pm. Anche con un discorso sulla giustizia fatto in Aula, magari in diretta tv, in cui ribadire cio' che ripete da anni: e cioe' che da quando e' sceso in politica e' diventato l'uomo piu' ricercato dalle procure.

BOSSI, MAGGIORANZA TIENE MA IO MENO OTTIMISTA DEL COLLE - La maggioranza tiene: lo afferma Umberto Bossi anche se precisa di essere "meno ottimista" di Napolitano. Secondo il Senatur, la frattura tra Berlusconi e Fini è ricompattabile: "Hanno litigato quei due - ha detto parlando alla festa del Carroccio - quando si è innamorati si litiga ma è possibile ricompattare, Fini si è pentito di aver chiuso il suo partito e cerca di tornare sui suoi passi. Speriamo che non faccia casini".

 VERDINI, BERLUSCONI PER VOTO A MARZO? NON E' COSI'- "Non è così". E' la risposta che Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, dà ai cronisti che gli chiedono se il presidente del Consiglio sia convinto a votare a marzo 2011, all'uscita di Palazzo Grazioli dove ha incontrato il premier.

VERDINI,NO SLITTAMENTO PROBIVIRI,MA ESITO INCERTO - "Non c'é nessuno slittamento della convocazione del collegio dei probiviri che dovrà pronunciarsi sul caso dei "finiani" Bocchino, Granata e Briguglio ma "l'esito non è scontato" perché c'é un "ragionamento aperto". Così Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, interpellato dai cronisti al termine di un incontro a Palazzo Grazioli con il premier Berlusconi.

Della questione dei probiviri, ha spiegato Verdini lasciando palazzo Grazioli, "abbiamo parlato". "Saremo determinati nelle questioni - ha aggiunto il coordinatore del Pdl - perché ovviamente si debbono prendere delle decisioni". Il dirigente del Popolo delle libertà ha spiegato che al momento la riunione non è sconvocata: "non c'é nessuno slittamento, c'é un ragionamento aperto davanti ai probiviri che hanno la funzione di dirimere le questioni fra i soci del partito e verificare come stanno le cose". Sull'esito della riunione, però, Verdini è rimasto cauto: "l'esito non è scontato, siamo in mano ai probiviri che non sono un organismo soggetto alle liti fra i soci: è stato sottoposto quello che è accaduto alla valutazione dei probiviri e loro faranno questa valutazione". Circa il tema dell'incompatibilità dei parlamentari che hanno incarichi nel Pdl a livello locale ma che hanno anche aderito a Futuro e libertà, Verdini ha detto: "quello dei probiviri e dell'incompatibilità sono due problemi diversi: quello dei probiviri è un problema di dottrina visto che qualunque socio può andare a dire 'tu sei poco buono' e i probiviri decidono su quello. Poi c'é il problema dell'incompatibilità che è un tema di partito e che deve essere sciolto dal partito con ragionevolezza".

CON PREMIER PARLATO DI PDL,RISTRUTTURAZIONE IN ATTO - "Abbiamo ricominciato a lavorare sulle cose del partito" ed in particolare di "organizzazione, visto che c'é una ristrutturazione del Pdl in atto". Così Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano quale fosse stato il tema dell'incontro con il premier Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli. Ai cronisti che gli chiedevano se si fosse parlato di processo breve, Verdini ha detto che è un tema che non si è affrontato. Stessa risposta a chi gli chiedeva se si fossero commentate le parole del Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

MEDIAZIONE CON FINI? FERMI E DETERMINATI - "Noi siamo fermi e determinati su tutte le posizioni e cerchiamo di vedere quello che accadrà". Così Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, risponde ai cronisti che gli chiedono se sia "possibile una mediazione" con il presidente della Camera Gianfranco Fini. "Non è successo niente in queste settimane", aggiunge Verdini lasciando Palazzo Grazioli al termine di un incontro al quale ha preso parte anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa.

D'ALEMA,ELEZIONI ANTICIPATE PROBABILI,OK NUOVO ULIVO -"E' probabile, possibile che, se il governo non tiene, si vada ad elezioni anticipate e noi cercheremo di vincere. Certo, con questa legge elettorale, cercheremo di andarci in compagnia secondo quel cantiere di Nuovo Ulivo che Bersani ha delineato e al quale tutti lavoreremo". E' la previsione che Massimo D'Alema fa dal palco della festa del Pd. L'idea che i governi che si formano in Parlamento siano un intrigo e una porcheria è un'idea antidemocratica che alberga solo in Italia, è la prova di una deriva plebiscitaria e dispotica. Vorrei ricordare che in Gran Bretagna senza elezioni sostituirono la Thatcher". Così Massimo D'Alema, dal palco della Festa del Pd, attacca chi, soprattutto nella maggioranza, si oppone all'idea di governi tecnici in caso di crisi, ricordando che "in Italia i cittadini non eleggono direttamente il premier".

BERSANI, BERLUSCONISMO FA REGREDIRE POLITICA  A FOGNA - "Al di là delle denunce di un Governo che si denuncia da solo, francamente, abbiamo visto in questo agosto terrificante come il secondo tempo del Berlusconismo possa far regredire la politica alla fogna. Questo é il rischio che abbiamo davanti: un deterioramento ulteriore della politica, del tessuto civile e del senso civico, della fiducia, della speranza mentre il paese sta scivolando ed è da tempo che scivola". Lo ha detto il segretario del Pd Pierluigi Bersani stamane nel suo discorso di inaugurazione della nuova sede a Firenze del Partito democratico regionale e metropolitano. "Noi credibilmente - ha aggiunto Bersani - con un quadro di alleanze, con proposte politiche, dobbiamo realizzare il progetto 'nuova riscossa italiana'. Su questo progetto e sulle idee e le proposte lavoreremo nelle prossime settimane. Per l'autunno proporremo una mobilitazione straordinaria per presentare le nostre proposte".

"Non ho un calendario per la crisi del berlusconismo, non so dirvi giorno, ora e neanche l'anno. Ma é certo che la crisi è ineluttabile e noi ci siamo. Siamo radicati sul territorio e questo non ce lo può insegnare nessuno". Lo ha detto il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, oggi a Firenze, nel suo intervento per l'inaugurazione della nuova sede del Pd regionale e metropolitano. "L'Italia è abbandonata dalla politica di governo - ha proseguito Bersani -, noi ci rimbocchiamo le maniche, se le rimbocchino tutti, soprattutto chi l'ha fatto di meno". Secondo Bersani le parole chiave sono ora "lavoro, democrazia, Costituzione". "Così - ha aggiunto - potremo costruire e prendere in mano le redini dell'alternativa".

BONDI, PAROLE BERSANI INDICANO FINE POLITICA PARTITO - "Se un uomo politico come Bersani giunge ad esprimersi con tali sorprendenti parole vuol dire che il Pd ha cessato di esistere politicamente e ha scelto di sopravvivere nell'unico contenitore dell'odio rappresentato dalla galassia di ciò che sopravvive di quella nobile idea della sinistra in cui anch'io ho militato". E' quanto afferma Sandro Bondi, coordinatore del Pdl, rispondendo al segretario del Pd che aveva detto che il berlusconismo fa regredire la politica a"una fogna"

CICCHITTO A BERSANI, FOGNA SE SEGRETARIO PARLA COSI' - "La politica diventa una fogna quando c'é uno come Bersani che, essendo segretario del partito democratico, parla in questo modo. Evidentemente al peggio non c'é mai limite". Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, replica così a Pierluigi Bersani.

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