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Csm: dalle Camere via libera a otto laici

Tutti i candidati presentati dal Pdl, Pd, Udc e Lega risultano eletti

29 luglio, 21:31
Il plenum del Consiglio superiore della magistratura (archivio)
Il plenum del Consiglio superiore della magistratura (archivio)

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Csm: dalle Camere via libera a otto laici

Tutti i candidati presentati dal Pdl, Pd, Udc e Lega per andare al Csm risultano eletti. Lo si è appreso mentre si sta concludendo lo scrutinio alla Camera delle schede dei parlamentari votanti. Andranno così a Palazzo dei Marescialli Annibale Marini, Filiberto Palumbo, Niccolò Zanon, Bartolomeo Romano, Michele Vietti, Matteo Brigandì, Guido Calvi e Glauco Giostra.

NICCOLO' ZANON E' MEMBRO LAICO PIU' VOTATO - E' stato Niccolo' Zanon il membro laico piu' votato nell'elezione del parlamento in seduta comune 712 voti: lo ha comunicato il presidente della Camera, Gianfranco FIni.



COMPLETATA COMPOSIZIONE, CHI SONO I 16 TOGATI - Con l'elezione degli otto membri laici si è completata la composizione del nuovo Consiglio superiore della magistratura. I 16 componenti togati- che sono giudici di merito e di legittimità e pubblici ministeri- sono stati scelti all'esito delle votazioni che a inizio mese hanno visto recarsi alle urne 7400 magistrati e che hanno segnato la sconfitta di Magistratura Democratica, la corrente di sinistra delle toghe, che ha perso un seggio a vantaggio di un candidato "indipendente", il giudice di Venezia Paolo Corder.Tutti gli altri gruppi hanno confermato invece lo stesso numero di consiglieri che avevano in precedenza. Il gruppo maggioritario è Unita per la Costituzione che ha sei eletti. Sono Riccardo Fuzio, sostituto pg in Cassazione; Mariano Sciacca, giudice al tribunale di Catania; Pina Casella, giudice a Napoli; Alberto Liguori, presidente del tribunale di sorveglianza di Catanzaro; Giovanna Di Rosa , giudice all'ufficio di sorveglianza di Milano e Paolo Auriemma, sostituto procuratore a Roma. Hanno invece tre consiglieri ciascuno gli altri gruppi. Gli eletti di Magistratura democratica sono Vittorio Borraccetti, procuratore uscente di Venezia; Francesco Cassano, consigliere presso la Corte d'appello di Bari e Francesco Vigorito, presidente di sezione al tribunale di Roma. I consiglieri del Movimento per la Giustizia - che con Md aveva stretto un'alleanza elettorale- sono Nello Nappi,Paolo Carfì, consigliere presso la Corte d'appello di Milano e in passato gip di Mani Pulite e Roberto Rossi, il sostituto procuratore di Bari che si è occupato delle indagini sul ministro Fitto. I togati di Magistratura Indipendente, la corrente più moderata, sono Tommaso Virga, presidente di sezione del tribunale di Palermo,Alessandro Pepe, giudice al tribunale di Napoli e Antonello Racanelli, sostituto procuratore a Roma.

DA CAMERE OK A 8 LAICI - Il Parlamento ha eletto gli otto membri laici del Csm, cinque espressi dalla maggioranza e tre dall'opposizione, con l'Udc Michele Vietti che si accredita come il favorito per il ruolo di vicepresidente, la cui scelta spetta comunque al Plenum del Consiglio. Tra i colpi di scena maturati nella notte c'é il siluramento del candidato finiano, Antonino Lo Presti, e dei professori Vincenzo Scordamaglia e Lorenzo D'Avack, indicati come vicini a Gianni Letta, nonché di due personalità vicine a Niccolò Ghedini e al ministro Angelino Alfano.

Uno scontro si è verificato anche nel Pd, con Ignazio Marino che non ha votato i due esponenti indicati dal partito, contestando il metodo con cui sono stati scelti. La giornata è iniziata alle 8,30 proprio con la riunione dei parlamentari Democratici, ai quali è stato comunicato che i due nomi "in quota" Pd erano Guido Calvi, avvocato dei Ds e vicino a D'Alema, e il professore Glauco Giostra, di area cattolica. Marino ha subito contestato la scelta: "Il Pd commette un errore quando riconduce sempre le sue scelte alle solite culture, il Pci e la Dc", ha detto il senatore che ha anche criticato il "metodo". Alla fine solo quattro i contrari e sei gli astenuti sui 300 parlamentari. Ma all'annuncio di Marino della sua scheda bianca in aula, Bersani ha replicato con una nota: "non si possono accettare posizioni difformi" da quelle votate dai gruppi, per "un basilare principio di lealtà" verso il voto dei parlamentari. Parole che possono alludere a provvedimenti disciplinari. Il capogruppo Dario Franceschini, alla riunione, ha spiegato il motivo per cui il Pd ha scelto di appoggiare Michele Vietti nella corsa alla vicepresidenza. Visto che l'orientamento dei membri togati è moderato, se si vuole evitare l'elezione al posto di Nicola Mancino di un laico del centrodestra, è meglio puntare sull'esponente centrista, che ha ottime chance di consenso tra i magistrati. Cosa che non avrebbe un esponente vicino al Pd. A mezzogiorno i capigruppo del Pdl hanno comunicato ai propri deputati e senatori i quattro nomi di loro spettanza, e qui sono arrivate le sorprese rispetto ai nomi dati per buoni ieri.

Via il finiano Antonino Lo Presti, così come il candidato di Gianni Letta: in ballo erano i professori Lorenzo D'Avack e Vincenzo Scordamaglia, entrambi docenti alla Lateranense, l'università del Papa. Entrano invece il professor Bartolomeo Romano, consigliere giuridico del ministro della Giustizia Alfano, e l'avvocato Filiberto Palumbo che ha assistito con Ghedini il premier nell'inchiesta di Trani Rai-Agcom. Dentro anche Annibale Marini, presidente emerito della Corte costituzionale e il costituzionalista Niccolò Zanon. A sorpresa per la Lega andrà al Consiglio l'avvocato e parlamentare Matteo Brigandì, al posto di Mariella Ventura Sarno, stoppata dal premier in nottata con una telefonata a Bossi: i timori erano che l'età (77 anni) avessero impedito all'avvocato monzese di combattere a Palazzo dei Marescialli. Sono subito partite le polemiche. Il ministro Ignazio La Russa ha detto che Lo Presti non è stato sacrificato perché finiano, bensì perché "troppo politico". "E' falso" ha replicato Lo Presti, che ha raccontato che proprio Ghedini e Alfano gli avevano preannunciato la sua esclusione a causa dello strappo tra Fini e Berlusconi. Il loro timore espresso a Lo Presti è che possa non attenersi sempre alle indicazioni del gruppo dei laici del Csm, in particolare sul meccanismo del numero legale. Questo esiste quando sono presenti almeno quattro dei consiglieri laici, ed è l'arma in mano al centrodestra che ha cinque laici su otto, per bloccare iniziative sgradite.

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