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Pd, governo transizione. Premier: vado avanti

Casini e Rutelli concordano con la proposta di Bersani e chiedono una nuova legge elettorale

02 agosto, 10:11
Bersani e Casini
Bersani e Casini
Pd, governo transizione. Premier: vado avanti

Di Alessandra Chini

ROMA - La situazione di crisi economica e l'attuale legge elettorale non mettono il Paese in condizione di andare alle elezioni anticipate. Il Pd e l'Udc, di fronte alle fibrillazioni della maggioranza, chiudono la porta all'ipotesi di andare alle urne ma, pronosticando che il centrodestra in autunno andra' incontro a problemi ancora peggiori, insistono per un governo di transizione che, per Bersani abbia tra i suoi compiti quello di varare una nuova legge elettorale. E' la risposta alla posizione del premier Silvio Berlusconi che oggi, dopo una serie di colloqui con diversi quotidiani, ha ribadito che il governo va avanti e non esistono ipotesi di governi tecnici o di elezioni anticipate. Il Cavaliere si e' detto certo della lealta' dei parlamentari finiani che hanno deciso di abbandonare il Pdl per formare gruppi autonomi. Il governo resta saldo, ha detto in buona sostanza il premier, e i rapporti saranno addirittura ''piu' facili'' e simili a quelli con la Lega, partito, appunto, esterno al Pdl. Ma nella maggioranza non manca chi continua a vedere nelle urne l'estrema ratio in caso le cose dovessero precipitare.

La pensa cosi' anche il Senatur Umberto Bossi che ieri in tarda serata durante un comizio ha detto che ''noi preferiamo andare ad elezioni piuttosto che avere un governo tecnico''. Il leader della Lega ha replicato cosi' anche a chi lo dava per tentato da governi di transizione che avessero come 'mission' anche quella del federalismo. ''Quello ce lo da' Berlusconi e nessun altro'', ha detto Bossi con una buona dose di praticita' politica. Anche il Senatur pero', si dice convinto che a settembre le tensioni possano salire. La stessa convinzione del leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. ''A settembre - dice il centrista - nonostante una certa vitalita' della campagna acquisti, i numeri per il governo saranno ancora peggiori''. E dunque, dice, servira' un governo di responsabilita' per la nazione. Il leader dell'Udc, tra l'altro, spiega di sentirsi spesso con Bersani il quale oggi rilancia un governo di transizione ''per cambiare la legge elettorale, occuparsi di economia e bonificare una serie di leggi che aumentano la corruzione''. E magari completare il federalismo visto che, dice Bersani, tornando a tentare la Lega su questo tema 'sensibile', ''in questo quadro, il federalismo vero, serio, non si fa''. E' frastagliato, pero', l'arcipelago delle posizioni all'interno del centrosinistra sulla strada da percorrere in caso di crisi. Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro ribadisce di preferire le urne e in una lettera aperta invita il Pd a confrontarsi subito per rimettere in piedi una coalizione, anziche' pensare a governi tecnici.

Ma quella per il voto subito, e' la replica del Pd e' una posizione ''irresponsabile''. Piuttosto, dice Bersani, invece di ''prendersi a calci negli stinchi un giorno e chiedere il partito unico il giorno dopo'' e' il caso di lavorare per riavvicinare tutte le opposizioni. Una posizione condivisa anche da forze extraparlamentari come i socialisti di Riccardo Nencini e i Verdi di Angelo Bonelli. Ma a chiedere elezioni subito e' anche il leader di Sinstra e Liberta' Nichi Vendola che va all'attacco di chi pensa che ''ci sia una destra buona con cui allearsi transitoriamente contro la destra cattiva e magari immaginare che la destra buona possa avere le fattezze della tecnocrazia liberista''. Idea che per il governatore pugliese e' senza mezzi termini l'''ennesima manifestazione di vocazione al suicidio''. A Bersani che parla di un governo di transizione come di una scelta di responsabilita' Vendola replica chiaro e tondo che ''un atto di responsabilita' e' andare al voto subito''.

DI PIETRO A PD, NUOVA OPPOSIZIONE. BERSANI, NO PREDELLINI
Antonio Di Pietro lancia il sasso: nel centrosinistra basta alchimie con ipotesi legate a larghe intese o a governi tecnici, serve invece un tavolo dell'opposizione per "mettere in campo al più presto idee, progetti e uomini che rappresentino l'alternativa al governo". Insomma, si ricostruisca una coalizione innovatrice e capace di vincere le sfide del cambiamento - scrive il leader dell'Idv in una lettera aperta indirizzata al segretario del Pd -, è necessario rimboccarsi le maniche consapevoli che "più forte e unita" sarà l'opposizione e più rapido sarà il declino di questa maggioranza. Ma se l'Idv chiede un incontro in tempi rapidi al Pd, entro la prossima settimana, mantiene però il punto sulla necessità di elezioni subito, così come il governatore della Puglia Niki Vendola, creando su questo tema una spaccatura con i democratici contrari a questa possibilità. Intanto, il leader dei democratici accoglie con molte riserve la proposta dell'Italia dei valori, bocciando l'ipotesi di un 'predellino' del centrosinistra, di un partito unico - spiega- da mettere in scena quasi a freddo, dopo che proprio tra i partiti dell'opposizione sono volati "calci negli stinchi". Piuttosto, concede Bersani, bisogna prima accorciare le distanze tra le forze di opposizione, un obiettivo che il leader del Pd ritiene sicuramente importante annunciando incontri sia con Di Pietro, sia con altri esponenti dell'opposizione. L'idea di un tavolo attorno al quale l'opposizione possa elaborare una strategia comune piace al segretario del Psi Roccardo Nencini. "Agosto non può essere un mese di ferie. Il tavolo si riunisca subito, noi siamo pronti", dice auspicando un 'tavolo di garanzia istituzionale' dove le opposizioni lavorino su un progetto alternativo. A sostegno delle posizioni di Pierluigi Bersani sul governo di transizione arriva il leader dell'Api Francesco Rutelli, per fare - spiega - la modifica della legge elettorale ed evitare che si sprechino altri anni di mancate riforme a causa di maggioranze e coalizioni disomogenee e incoerenti. Contro qualsiasi soluzione diversa dal voto è invece Niki Vendola che conferma di essere pronto, in caso di crisi, ad andare subito alle elezioni senza cercare scorciatoie come la ricerca dell'appoggio di Fini per un governo di transizione.

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