Pdl: da Schifani aut aut a Fini
12 luglio, 11:19Correlati
Di Milena Di Mauro
ROMA - Un anatema contro le correnti nel Pdl e un aut aut a Gianfranco Fini chiamato a scegliere quanto prima tra "una pace strategica o una rottura traumatica" con Silvio Berlusconi: con la sua intervista al 'Corriere della Sera' il presidente del Senato Renato Schifani scatena la ola del Pdl a favore della seconda carica dello Stato e la esplicita censura dell'inquilino di Montecitorio e delle sue truppe finiane. L'analisi politica di Schifani - che spazia dalle intercettazioni alla manovra, al (caldeggiato) rapporto con l'Udc fino a quello (logorato) con Fini, passando per la condanna di ogni forma di correntismo nel Pdl - riscuote totale approvazione nel partito. Ministri e sottosegretari (Frattini, Fitto, Bondi, Brunetta, Rotondi, Santanché, Santelli) esponenti di punta del partito (Gasparri, Cicchitto, Lupi, Osvaldo Napoli, Capezzone) e peones a decine rispondono all'ordine di scuderia ed intervengono per incensare il presidente del Senato, che al co-fondatore Fini lancia un vero ultimatum. "O si arriva quanto prima ad una pace strategica, con un ritorno alle motivazioni dello stare insieme, o sarà rottura traumatica", pronostica Schifani.
"Conosco Berlusconi - aggiunge sibillino - denuncerebbe il tradimento del patto elettorale. A quel punto nulla sarebbe escluso. Mi aspetterei una mossa del premier dura e ad effetto". L'analisi del Presidente di Palazzo Madama viene elogiata un po' da tutto il partito come saggia, moderna, lucida, articolata, precisa, lungimirante, sobria, improntata alla correttezza, al senso di responsabilità, al garbo istituzionale. Schifani "modello di operosa concordia al Senato", lo elogia il capogruppo dei senatori Pdl Maurizio Gasparri. Schifani vero uomo delle istituzioni super partes (con il sottinteso neppure troppo implicito che la stessa cosa non si possa ormai più dire di Fini). E proprio l'inquilino di Palazzo Madama spiega al collega di Montecitorio che "come il magistrato dev'essere terzo nell'applicare la legge e nei suoi comportamenti pubblici, così deve essere ed apparire anche il presidente di un ramo del parlamento". Fini tace, mentre il sito web di Generazione Italia ricorda "il vivo sdegno" nato nel partito quando l'associazione finiana sostenne che anche Schifani si interessava attivamente di politica da "capocorrente". Anche il finiano doc Carmelo Briguglio esce dal coro e accusa il presidente del Senato di "fare politica attiva" tanto quanto Fini e di essere "un leader di corrente che non vuole la concorrenza di altre correnti e capicorrente".
E che "non ha gradito l'invasione della Sicilia da parte di Generazione Italia e di Liberamente, perché così si depotenzia la sua corrente Schifani-Alfano, che da anni si muove nell'isola come gruppo organizzato". Parte essenziale del colloquio di Schifani con il Corriere è infatti l'anatema contro il correntismo nel Pdl "con il quale il processo di fusione in atto sarebbe destinato a rallentare, se non a fermarsi", fino a distruggere il partito. Parole condivise da molti e sottoscritte anche dal ministro Franco Frattini - esponente di 'Liberamente' insieme a Prestigiacomo, Gelmini e Carfagna - che giudica sacrosanto il coordinamento delle componenti deciso da Berlusconi nei giorni scorsi e si offre di collaborarvi. Da registrare infine oggi la crescente tensione intorno al coordinatore Denis Verdini, per il quale il finiano Italo Bocchino invoca la stessa sorte dell'ex ministro Claudio Scajola. Ed il reiterato fuoco di sbarramento della Lega contro "i giochi di palazzo" e l'accordo (che qualcuno nella maggioranza già dà per chiuso) con l'Udc.
Il Carroccio dice no a congiure di palazzo, afferma il capogruppo Marco Reguzzoni. "I conti si fanno con Bossi", ricorda Mario Borghezio. Ma il leader centrista torna ad escludere rimpasti e ad invocare un vero cambio di passo. "Mi dicono che Tremonti e Bossi in queste ore stiano un po' agitandosi, ma li voglio rassicurare - dice al Tg1 -: stiano tranquilli e sereni, perché non serve aggiungere un posto a tavola in cose vecchie che hanno dimostrato di non funzionare. Serve una svolta politica vera in questo Paese e solo a questo noi siamo interessati".
PENATI (PD), SPETTACOLO INDECENTE -"Il governo non riesce più a nascondere le lacerazioni interne. Il presidente Berlusconi non sembra più in grado di promettere un orizzonte, tra i mal di pancia dei finiani, i veti della Lega che alza il tiro per arginare la perdita di consenso nei territori, dovuta all'appoggio incondizionato a ogni richiesta del premier, e Berlusconi stesso che cerca sostegni fuori dalla maggioranza uscita dalle elezioni". Lo afferma Filippo Penati, capo della segreteria di Pierluigi Bersani. "Uno spettacolo indecente, mentre con la manovra si chiede al Paese, e in particolare alle fasce più deboli, un sacrificio pesante fatto di tagli agli enti locali e ai servizi per i cittadini", conclude.
BOSSI A SCHIFANI: UDC E PDL NON HANNO STESSA IDEOLOGIA - "Schifani dice che Udc e Pdl hanno la stessa ideologia, io non lo penso": lo ha affermato il leader della Lega Umberto Bossi parlando con i giornalisti ad Arona. Quanto all'ipotesi di un ingresso dell'Udc nel governo, Bossi ha commentato: "E' una brutta ipotesi che ci fa solo perdere tempo". Non c'é alcun rischio di "ferie prima del tempo". "Il governo non è a rischio", ha poi risposto Bossi a una domanda dei giornalisti. E alla domanda su cosa dovrebbe fare il premier Silvio Berlusconi con Gianfranco Fini, Bossi ha risposto: "Affari suoi, è un suo amico".







