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Pedofilia, Papa chiede perdono: "Mai piu' abusi"

Benedetto XVI celebra la messa di conclusione dell'Anno sacerdotale in Piazza S. Pietro

11 giugno, 20:21
Papa Benedetto XVI
Papa Benedetto XVI
Pedofilia, Papa chiede perdono: "Mai piu' abusi"

CITTA' DEL VATICANO - "Chiediamo insistentemente perdono a Dio e alle persone coinvolte", per gli abusi nei confronti dei minori commessi da religiosi - ha detto oggi il Papa celebrando la messa di conclusione dell'Anno sacerdotale a piazza S.Pietro - e "intendiamo promettere di voler fare tutto il possibile affinché un tale abuso non possa succedere mai più".

In piazza S.Pietro messa per il Sacratissimo cuore di Gesù con la quale si chiuderanno, simbolicamente, gli eventi per la chiusura dell'anno sacerdotale. Un evento senza precedenti, che vede 15 mila concelebranti che riempiono, con i loro paramenti bianchi, l'intera piazza. Il Papa è arrivato in jeep scoperta e, giunto all'altare, ha svolto il rito dell'aspersione con l'acqua benedetta.

Il Papa ha aperto la sua omelia parlando del sacerdozio, definendo l'anno sacerdotale un "anno di gioia per il sacramento", nel corso del quale sono "venuti alla luce i peccati di sacerdoti, soprattutto l'abuso nei confronti dei piccoli, nel quale il sacerdozio come compito della premura di Dio a vantaggio dell'uomo viene volto nel suo contrario". E, dopo aver chiesto perdono a "Dio ed alle persone coinvolte", ha promesso "di voler fare tutto il possibile tutto il possibile affinché un tale abuso non possa succedere mai più" e che "nell'ammissione al ministero sacerdotale e nella formazione durante il cammino di preparazione ad esso faremo tutto ciò che possiamo per vagliare l'autenticità della vocazione". "Vogliamo ancora di più accompagnare i sacerdoti nel loro cammino - ha proseguito - affinché il Signore li protegga e li custodisca in situazioni penose e nei pericoli della vita".

Il sacerdozio non è "semplicemente 'ufficio', ma sacramento": lo ha ribadito Benedetto XVI nell'omelia della messa definendo l'ordinazione "segno dell'audacia di Dio che si serve di un povero uomo al fine di essere, attraverso lui, presente per gli uomini e di agire in loro favore".

La Chiesa, colpita dalla crisi delle vocazioni sacerdotali, chiede "operai per la messe di Dio" una richiesta che è essa stessa "un bussare di Dio al cuore di giovani che si ritengono capaci di ciò di cui Dio li ritiene capaci". Lo ha detto il Papa in piazza S.Pietro. "Era da aspettarsi - ha aggiunto il pontefice - che al 'nemico' questo nuovo brillare del sacerdozio non sarebbe piaciuto; egli avrebbe preferito vederlo scomparire, perché in fin dei conti Dio fosse spinto fuori dal mondo. E così è successo - ha aggiunto - che, proprio in questo anno di gioia per il sacramento del sacerdozio, siano venuti alla luce i peccati di sacerdoti, soprattutto l'abuso nei confronti dei piccoli, nel quale il sacerdozio come compito della premura di Dio a vantaggio dell'uomo viene volto nel suo contrario". Un segno del maligno di fronte al quale il Papa ha chiesto perdono "a Dio e alle persone coinvolte", promettendo di fare "tutto il possibile affinché un tale abuso non possa succedere mai più".

Come il pastore, che ''ha bisogno del bastone'' per proteggere il suo gregge, e del ''vincastro che dona sostegno ed aiuta ad attraversare passaggi difficili'', anche la Chiesa ''deve usare il bastone del pastore, il bastone col quale protegge la fede contro i falsificatori, contro gli orientamenti che sono, in realta', disorientamenti''. Lo ha detto papa Benedetto XVI. ''Proprio l'uso del bastone - ha aggiunto - puo' essere un servizio di amore. Oggi vediamo che non si tratta di amore, quando si tollerano comportamenti indegni della vita sacerdotale'', ha concluso alludendo alle coperture degli scandali di pedofilia.
''Al tempo stesso, pero', il bastone deve sempre di nuovo diventare il vincastro del pastore - ha aggiunto il pontefice - vincastro che aiuti gli uomini a poter camminare su sentieri difficili e a seguire il Signore''. Entrambe le cose, la severita' e il sostegno - ha insistito il
Papa - ''rientrano nel ministero della Chiesa'' e ''del sacerdote'', e devono servire contro i ''comportamenti indegni della vita sacerdotale'', ma anche per proteggere la fede ''contro i falsificatori'', e per non far ''proliferare l'eresia, il travisamento e il disfacimento della fede''.

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