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Pedofilia: Cei a sacerdoti, contro di voi accuse generalizzate

"Hanno prodotto amarezza e dolore ma noi siamo fieri di voi"

08 giugno, 12:24

ROMA - Contro i sacerdoti sono state mosse "accuse generalizzate, che hanno prodotto amarezza e dolore", ma "noi siamo fieri di voi".

Lo scrivono i vescovi italiani in un messaggio rivolto ai sacerdoti che operano in Italia diffuso oggi, mentre si avvia a conclusione l'Anno sacerdotale indetto da papa Benedetto XVI, nel corso del quale è scoppiato lo scandalo della pedofilia nella Chiesa.

Il messaggio era stato approvato il 28 maggio scorso al termine dell'ultima assemblea generale della Cei.

"Incalzati da accuse generalizzate, che hanno prodotto amarezza e dolore e gettato il sospetto su tutti, abbiamo pregato e invitato a pregare per voi", si legge nel messaggio diffuso dai vescovi per la conclusione dell'Anno sacerdotale.

"Non sono mancate - scrivono i presuli ai sacerdoti - occasioni di ascolto e di dialogo per condividere la grazia e la benedizione del ministero ordinato. Ora, tutti insieme vogliamo esprimervi la nostra cordiale stima e vicinanza, ispirata dalla comune responsabilità ecclesiale". "La nostra - insiste il messaggio - vuole essere, anzitutto, una parola di gratitudine". "Noi siamo fieri di voi! Il bene che offrite alle nostre comunità nell'esercizio ordinario del ministero è incalcolabile e, insieme ai fedeli - sottolineano i vescovi - noi ve ne siamo grati".

IL MALE NON AVRA' MAI ULTIMA PAROLA - "Il male non avrà mai l'ultima parola", assicurano i vescovi italiani rivolgendosi ai sacerdoti in chiusura dell'Anno sacerdotale, in un messaggio di "gratitudine" al loro operato nonostante le "accuse generalizzate" mosse dopo gli scandali di pedofilia. "Ci invitiamo a vicenda - aggiunge il messaggio - a perseverare nel cammino di conversione e penitenza", ma la Cei rivolge ai sacerdoti soprattutto "una parola di incoraggiamento". La consacrazione - osservano i vescovi - "non ci mette al sicuro dagli attacchi del maligno né ci rende impeccabili, ma ci assicura che il male non avrà mai l'ultima parola, perché chi si fa carico del proprio peccato può sempre rialzarsi e riprendere il cammino". "La chiamata che ci ha afferrato e plasmato - affermano ancora i presuli - ci aiuterà a superare anche le tribolazioni di questo tempo, corrispondendo con rinnovato slancio al mandato che ci è stato affidato".

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