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Direttori media in campo, fermare il ddl

Dibattito in videoconferenza tra Roma e Milano promosso dalla FNSI

24 maggio, 22:02
Intercettazioni: Dibattito in videoconferenza tra Roma e Milano promosso dalla FNSI
Intercettazioni: Dibattito in videoconferenza tra Roma e Milano promosso dalla FNSI
Direttori media in campo, fermare il ddl

di Nicoletta Tamberlich

ROMA - Il Ddl sulle intercettazioni va fermato "viola il diritto dei cittadini ad essere informati". I direttori dei maggiori quotidiani nazionali e tv italiane, in un documento concordato con la Fnsi denunciano il pericolo del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche. La Commissione Giustizia di palazzo Madama si riunirà questa sera alle 21,15 per licenziare il testo e sarà una riunione dei capigruppo già domani a decidere poi l'approdo in aula del provvedimento. Riuniti in un forum plenario in video conferenza Roma-Milano, coordinato dal segretario della Fnsi Franco Siddi, le 'prime firme del giornalismo' hanno espresso le loro perplessità per il ddl definendolo pericoloso per la democrazia. Siddi ha confermato l'intenzione di ricorrere alla Corte europea di giustizia, a Strasburgo, nel caso il provvedimento divenisse legge.

La prossima settimana (forse giovedì 3 giugno) è in programma una riunione di tutte le forze sociali coinvolte nella questione. Ed ha partecipato anche il presidente della Fieg Carlo Malinconico. Per il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, la nuova legge, "non ha come scopo di scongiurare gli abusi nella pubblicazione dei testi delle intercettazione, ma esprime una insofferenza per la libertà di stampa che dovrebbe preoccupare tutti". Per De Bortoli se il vero obiettivo fosse "quello di tutelare la privacy allora le parti coinvolte nei procedimenti giudiziari potrebbero accordarsi sul non depositare negli atti i passaggi delle intercettazioni non rilevanti ai fini del procedimento". Ezio Mauro, direttore di Repubblica parla di una norma "irragionevole e irrazionale, che cozza con i principi della libertà di stampa: non è vero che siamo tutti intercettati (nel 2009 le intercettazioni sono diminuite rispetto al 2008 e il loro costo è sceso). Il cittadino normale non ha nulla da temere. Noi difendiamo un dovere. Utilizzeremo tutti gli strumenti per permettere ai cittadini di continuare essere informati", dice.

Anche Vittorio Feltri 'Il Giornale' (testata di proprietà di Paolo Berlusconi), si augura che la Consulta bocci la legge perché "lede il diritto fondamentale dei cittadini di sapere quello che succede nel nostro paese". I giornali, spiega Feltri, "sono già in crisi, se venisse vietata la loro funzione fondamentale la morte sarebbe certa. Dobbiamo essere uniti per fare una bella battaglia ma sono convinto che vadano evitati gli scioperi. Usiamo i nostri giornali per protestare contro la legge".

Mario Calabresi, direttore de La Stampa, ritiene che il ddl "cambi i rapporti di forza nelle aziende editoriali". E spiega "c'é una sorta di ricatto: si punta a far fare da museruola agli editori. La legge è congeniata in un modo tale che ora è difficile trovare un punto di mediazione". Inoltre, secondo Calabresi, "una legge di questo tipo applicata nel modo in cui sono applicate le leggi in Italia darebbe vita a grandi discriminazioni, rischiando di far diventare l' informazione selvaggia e insicura". Emilio Carelli, direttore di SkyTg24, propone subito un tavolo congiunto di giornalisti, magistrati e politici per "l'applicazione delle norme già esistenti con una maggiore tutela della privacy". Sulla stessa linea anche le agenzie di stampa. Luigi Contu direttore dell'Ansa, definisce il ddl "sbagliato e pericoloso", anche se non crede che "riusciremo a vincere questa battaglia perché non ho fiducia nella classe politica e voglio ricordare che questo è un provvedimento che viene da lontano".

Per il direttore dell'Asca, Gianfranco Astori: "Si punta a tenere sotto controllo il flusso delle informazioni: voglio evidenziare che è un problema che non riguarda solo la nostra categoria ma mette a rischio i principi della libertà d'informazione del nostro Paese". Norma Rangeri, direttore del "Manifesto" invita a "mettere in campo iniziative comuni uscendo con un elemento unificante tra i diversi giornali" ma in questo "mi piacerebbe - aggiunge - fossero coinvolti anche i free press che vedo sull'autobus tutti i giorni".

Tra i direttori, i loro vice e i rappresentanti delle testate che hanno preso parte all'iniziativa della Fnsi anche Roberto Napoletano (Il Messaggero), Concita De Gregorio (L'Unità), Dino Greco (Liberazione), Antonio Lucaroni (vice direttore AGI), Stefano Menichini (Europa), Carmine Fotia (Il Romanista), Carlo Bollino (La Gazzetta del Mezzogiorno), Andrea Covotta (in rappresentanza del direttore del Tg2 Mario Orfeo), Corradino Mineo (Rainews 24), Mario Sechi (Il Tempo), Stefano Del Re (Nuova Sardegna), Stefano Cappellini (vice direttore de Il Riformista), Stefano Corradino (Articolo21), Gianfranco Marcelli (vice direttore Avvenire), Altero Frigerio (Radio Articolo 1), Pierluca Terzulli (in rappresentanza del direttore del Tg3 Bianca Berlinguer), Flavia Perina (Secolo d'Italia), Peter Gomez (il Fatto e Alberto Orioli (vice direttore de Il Sole 24 Ore).

LIBERTA' D'INFORMARE 'IN PIAZZA' CON RODOTA' - Questo ddl "é un attacco radicale e profondo ai diritti dei cittadini. Per difendersi servirebbe una rete delle reti per garantire la libertà informativa". L'ha detto l'ex garante della privacy Stefano Rodotà intervenendo al Teatro dell'Angelo di Roma alla manifestazione indetta dai firmatari dell'appello per la libertà di informazione, per le libertà costituzionali, no alla legge bavagliò.

Per Rodotà, fra gli altri strumenti per difendersi, ci potrebbero essere "la disobbedienza civile, rivolgersi alla Corte costituzionale e pubblicare all'estero quello che non viene concesso di pubblicare in Italia". La manifestazione iniziata verso le 10:30 in un teatro pieno per 2/3, è stata seguita da persone di tutte le età, che hanno spesso hanno commentato a voce alta gli interventi. Fra le presenze più colorite quella di un anziano signore in prima fila con il cartello 'partigiani nel terzo millennio''.

L'intervento più applaudito quello del costituzionalista Gianni Ferrara, secondo cui "il Parlamento non è più un baluardo della democrazia italiana, ma è alle dipendenze del presidente del Consiglio. Se questa legge verrà approvata non farà che chiudere il processo di regressione della democrazia italiana. Facciamo appello alla dignità personale di tutti i parlamentari italiani, affinché non l'approvino". Giuseppe Laterza, ha ricordato l'appello lanciato dagli editori (cui hanno aderito tutti, tranne Mondadori e Einaudi) contro questa legge, che ha raccolto più di 8000 firme in pochi giorni. Silvia Bartolini e Gianfranco Mascia del Popolo viola hanno detto che fra le prossime iniziative contro il disegno di legge, ci sono raccolte di firme in tutt'Italia, nuove grandi manifestazioni a Bologna e a Roma, la disobbedienza civile nel caso il ddl passasse e l'idea di lanciare una sottoscrizione per comprare due pagine sull'Herald Tribune e il New York Times, per chiedere aiuto "anche al resto del mondo".

Questo, ha detto Paolo Flores D'Arcais "é un momento di svolta nel berlusconismo, quello di un regime che ha accumulato tutte le forze e si sente pronto a dare un colpo decisivo alla costituzione italiana - ha spiegato-. Non ho mai detto che il governo Berlusconi è fascista, ma una legge che manda in galera i giornalisti è un primo pezzetto di fascismo". Per Ezio Mauro, direttore di Repubblica questa legge "non può stare in piedi, saranno costretti ad ammainarla se continueremo in questa battaglia". Per Giuseppe Cascini, segretario Associazione nazionale magistrati, se passasse il ddl "i criminali rimarrebbero nel terzo millennio e noi andremmo indietro di 100 anni. Come vai a fare un pedinamento ad uno che comunica con il Sudamerica da un internet point". Concita De Gregorio direttore de L'Unità, dice di "temere moltissimo la spaccatura dell'Italia in due, con da una parte gli italiani rabbiosi perché non hanno più niente da perdere, disposti a far male e a farsi male e dall'altra una completamente narcotizzata". La manifestazione, che ha raccolto 60 mila adesioni su facebook (mentre sono 150 mila le firme all'appello no bavaglio.it), hanno partecipato, fra gli altri anche Oliviero Beha, il magistrato scrittore Gianfranco De Cataldo, Vincenzo Vita (Pd) e Alessandro Gamberini, avvocato delle vittime di Ustica.

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