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Ddl lavoro, governo battuto alla Camera

Alla Camera, per un solo voto su un emendamento del Pd

28 aprile, 19:45

ROMA - Governo battuto per un solo voto nell'Aula della Camera su un emendamento del Pd al ddl lavoro su cui era stato espresso parere contrario dall'Esecutivo. Il relatore Giuliano Cazzola ha chiesto una sospensione dei lavori e la riunione del comitato dei nove. L'emendamento del Pd ha avuto 225 sì e 224 no.

L'emendamento, di cui è primo firmatario Cesare Damiano, si riferisce all'articolo 31 del testo, relativo alle procedure di conciliazione e di arbitrato, ed in particolare alle clausole compromissorie. In base al testo passato, le commissioni di certificazione accerteranno la devoluzione agli arbitri solo delle controversie di lavoro già insorte e non che dovessero insorgere in futuro. La seduta è adesso sospesa: riprenderà al termine della riunione del comitato dei Nove, che dovrà decidere sul prosieguo dei lavori.

NON PRESENTI 95 DEPUTATI PDL, 11 LEGA - Sono 95 su 269 i deputati del Pdl non presenti in aula nel momento in cui il governo è stato battuto per un voto su un emendamento del Pd sul ddl lavoro: tra essi 45 erano in missione, e quindi erano giustificati, compreso il capogruppo Fabrizio Cicchitto, mentre altri 50 sono assenti ingiustificati, tra cui il vice-capogruppo Italo Bocchino. Per la Lega mancavano 11 parlamentari, 8 dei quali erano in missione e 3 erano assenti.

TENSIONE IN PDL, SCONTRO TRA LEHNER E LO PRESTI - Nessuna rissa tra i deputati del Pdl, ma momenti di tensione sì. E anche quella che uno dei protagonisti, Giancarlo Lehner, berlusconiano doc, definisce "aggressione verbale". Il tutto tra l'aula di Montecitorio e l'antistante Transatlantico. A raccontarlo è lo stesso Lehner, smentendo la rissa e negando di aver direttamente accusato i finiani di "agguato" ai danni della maggioranza, affermando di aver semplicemente chiesto se poteva trattarsi di questo viste alcune assenze. "Per la verità - spiega - non ho mai accusato il collega Lo Presti di alcunché. In Aula, poco prima, m'ero limitato a porre la domanda ad alcuni amici ex An se l'essere andati sotto su un emendamento fondamentale fosse da interpretarsi come il primo agguato finiano, visto che erano risultati assenti Bocchino, Granata, Perina, etc. etc. Gli amici mi rassicurarono ed io ne presi atto, tanto più che Donato La Morte, il più finiano di tutti, era presente". "Quindi - aggiunge - in Transatlantico sono stato aggredito verbalmente. Ovviamente, ho risposto per le rime, sia a Lo Presti, sia a Granata. Mi dispiace solo per il fraintendimento di Lo Presti". Diversa la versione raccontata da Nino Lo Presti. Anche lui smentisce che si sia trattato di una rissa, ma a sua volta accusa Lehner di averlo aggredito verbalmente e di aver insinuato "dubbi e sospetti privi di fondamento" visto che non é possibile che tutti i 111 assenti siano finiani. "Io - precisa Lo Presti - non ho spinto né sono stato spinto da alcuno. "Ho solo detto in faccia a Lehner quello che penso di lui per la maramaldesca e strumentale affermazione sulle motivazioni del ritardo che non è consentito ad appena 111 deputati del Pdl di partecipare al voto dell'emendamento dell'opposizione poi approvato dall'Aula". "Il balordo commento di Lehner - prosegue il deputato siciliano - è assolutamente ingiustificato ove si consideri che i deputati vicini a Fini non sono certo 111. Si è trattato di un incidente che però qualcuno vuole strumentalizzare per alimentare la tensione all'interno del partito e del gruppo". "La lealtà verso il governo e verso la maggioranza di tutti i parlamentari del Pd - conclude - è fuori discussione e certi personaggi farebbero bene ad assumere atteggiamenti più responsabili"

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