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Pdl: Fini, non fondero'altri partiti ma destra sono io

No imboscate, tre anni per riforme; da irresponsabili evocare urne

26 aprile, 07:59
Gianfranco Fini a 'Mezz'ora' di Lucia Annunziata
Gianfranco Fini a 'Mezz'ora' di Lucia Annunziata
Pdl: Fini, non fondero'altri partiti ma destra sono io

di Paola Spadari

ROMA - Al Pdl Gianfranco Fini assicura lealtà e nessuna imboscata in Parlamento ribadendo che non ha alcuna intenzione di fondare nuovi partiti. Ma non mostra alcun pentimento per quel dito alzato alla volta del premier che, davanti alla platea del Pdl, ha sancito plasticamente la frattura aperta in seno al partito nel quale però rivendica il ruolo di rappresentanza di una destra "moderna e dialogante". Senza la "bava alla bocca".

Il presidente della Camera nella prima delle sue annunciate apparizioni in Tv, interviene a "in Mezzora", trasmissione condotta da Lucia Annunziata su Rai3, per dire la sua a pochi giorni dal duro scontro con Silvio Berlusconi nella Direzione del Pdl riunito. E se da un lato assicura l'intenzione sua e dei suoi a fare la propria parte affinché il programma di governo sia rispettato, riforme comprese per le quali ci sono tre anni di legislatura (purché tuttavia - avverte - quella del federalismo fiscale non avvenga a "tutti i costi" senza pensare alla coesione nazionale) Fini puntualizza che "la lealtà non è acquiescenza".

Ed è fermo anche nel respingere scenari di elezioni anticipate ("chi ne parla è irresponsabile") giacché, a suo dire, esporrebbero il paese ad un "pericolo enorme". L'ex leader di An torna sull'intervento di venerdì davanti al premier e agli altri esponenti del Pdl. "Ho sollevato problemi squisitamente politici - spiega - perché con Berlusconi non c'é una questione personale, ho detto tante volte che lui è il leader". Il premier ha dichiarato che un presidente della Camera deve rimanere super partes, invitandolo esplicitamente a lasciare lo scranno più alto di Montecitorio se vuole avere libertà di critica nel Pdl. "Io non mi dimetto - risponde Fini. - Sono e sarò invece pronto a discutere di dimissioni nel caso in cui venissi meno ai miei doveri di rispettare e di far rispettare le regole". E il futuro del Pdl? Una certa fase è finita, ed ora ne inizia un'altra - afferma il presidente della Camera - Un partito a forte leadership non può cancellare il dissenso, le opinioni diverse. Ma Berlusconi queste cose le sa benissimo". Ma Fini non rinuncia a togliersi qualche sassolino dalla scarpa: quel documento della direzione (approvato con soli 12 voti contrari su 172 su un testo che in pratica esclude la possibilità di correnti interne nel Pdl) "sembrava fatto apposta per contare gli eretici", afferma. E ancora: se ci saranno "epurazioni" "dipenderà da Berlusconi, abbiamo messo in conto anche questo", dice.

"Non credo - rimarca Fini - che la maggioranza ampia del Pdl reputi oggi intelligente fare la lista degli epurandi perché c'é poco di liberale". E un appello ad un approccio riformatore intelligente viene, anche se indirettamente, sul fronte della giustizia. Pur ammettendo che c'é una parte della magistratura "iperpoliticizzata", Fini chiede un distinguo chiaro tra opinioni e azioni legislative: "Siamo favorevoli alla separazione delle carriere, ma nessuno - aggiunge subito - ci chieda un pm dipendente dall'esecutivo". E nessuno parli più, soprattutto, di una magistratura "cancro o un nemico delle istituzioni".

A Berlusconi che lo ha accusato di essersi pentito di aver fondato il Pdl Fini puntualizza: "Credo di aver fatto quello che dovevo fare anche nei confronti della destra italiana - risponde -. Non sono affatto pentito. Oggi voglio aiutare il partito, e dunque anche il presidente Berlusconi, a migliorare l'azione politica dell'esecutivo". E infine c'é spazio anche per un elogio, proprio a Berlusconi, che nella ricorrenza del 25 aprile "ha fatto un discorso alto, nobile, citando i padri fondatori della Repubblica".

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