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Berlusconi, Fini desista, Governo avanti lo stesso

Premier: se presidente Camera fa gruppi è scissione, mi aspetto da lui risposta positiva

17 aprile, 14:15
Umberto Bossi
Umberto Bossi
Berlusconi, Fini desista, Governo avanti lo stesso

ROMA - L'invito è quello di superare le incomprensioni e desistere dall'ipotesi di dar vita ad un gruppo autonomo. Silvio Berlusconi parla al plurale, mettendo ben in chiaro che la richiesta al presidente della Camera di fare un passo indietro da un eventuale scissione arriva all'unanimità da tutto il partito. Una mano tesa, quella del Cavaliere, che però non rappresenta un cambio di linea. Nel caso in cui l'ex leader di An dovesse procedere per la sua strada, e cioé creare un nuovo gruppo, la separazione sarà inevitabile. Così come, ed il Cavaliere è altrettanto tranchant, non sarebbe compatibile un ruolo più politico di Fini con la 'veste' di presidente della Camera. Quello su cui non c'é dubbio è che "il governo andrà avanti fino a fine legislatura".

Le parole del Cavaliere arrivano al termine di un ufficio di presidenza fiume (oltre tre ore di discussione) in cui Berlusconi ha voluto mettere al corrente i dirigenti del partito sull'esito dell'incontro con il presidente della Camera. Una riunione nel corso della quale "all'unanimità è stato approvato un documento" in cui si chiede a Fini di "desistere" dalla volontà di "dare luogo a propri gruppi alla Camera e al Senato, per continuare insieme la grande avventura politica e storica del Pdl". Un dato su cui l'ex leader di An starebbe riflettendo, ferma restando la volontà di procedere con i gruppi autonomi nel caso di risposte ritenute insoddisfacenti. Il premier avrebbe messo le cose in chiaro sul futuro: basta controcanti, sarebbe stato il ragionamento, ogni volta che dico una cosa. A decidere, avrebbe fatto presente Berlusconi, non è una diarchia, ma il partito in modo democratico.

La partita vera però si giocherà nella direzione nazionale convocata per giovedì. Un appuntamento a cui prenderà parte anche il presidente della Camera, dove parlerà facendo un discorso "molto chiaro", si annuncia in ambienti vicini al presidente di Montecitorio per rispondere alle parole altrettanto "chiaré di oggi del Cavaliere. Non si esclude però che prima di quella data ci possano essere dei passaggi intermedi, riunioni ed incontri per evitare che si arrivi alla rottura definitiva. Fini vedrà i suoi fedelissimi, e più di qualcuno parla di un possibile nuovo faccia a faccia con il presidente del Consiglio. Certo è che per il premier l'appuntamento di giovedì sarà l'occasione per mettere un punto fermo anche su quella che deve essere la gestione del partito. Nel Pdl vige la democrazia, avrebbe insisto nell'ufficio di presidenza. E la minoranza deve adeguarsi alle decisioni prese a maggioranza. Ecco perché anche nel corso della conferenza stampa Berlusconi ha tenuto a ribadire la necessità di una convocazione periodica dei gruppi dirigenti: "Ogni settimana ci sarà la riunione dell'ufficio di presidenza - ha spiegato - ogni 15 giorni della direzione e al massimo tra un anno e mezzo faremo il congresso del partito". La tensione all'interno della maggioranza ed in particolare lo scontro tra Berlusconi e Fini, si spiega in ambienti parlamentari, ha destato anche l'attenzione del Quirinale.

In mattinata il presidente della Repubblica ha parlato per qualche minuto con il Capo del governo a margine della cerimonia per il giuramento di Giancarlo Galan, neo ministro dell'Agricoltura. Un colloquio in cui Berlusconi ha illustrato a Napolitano l'esito del vertice di Washington sul nucleare e fatto il punto sul prossimo incontro con la cancelliera tedesca Angela Merkel ad Hannover. Ma non si esclude che la delicata situazione interna al Pdl abbia fatto capolino nel corso del breve faccia a faccia. La tensione tra i due co-fondatori del Pdl però desta qualche pensiero anche al leader della Lega Nord Umberto Bossi. "Temo che la cosa non si rimetta a posto", dice il Senatur che in caso di rottura definitiva non esclude anche la "strada delle elezioni".

PD: SCONTRO D'ALEMA-FRANCESCHINI SU APERTURA A FINI - Scontro tra Massimo D'Alema e Dario Franceschini sull'ipotesi di apertura al confronto con Gianfranco Fini in caso di una sua rottura con Berlusconi e il Pdl: la forte divergenza su questo possibile scenario e' avvenuta durante un dibattito, svoltosi al convegno dei Liberal del Pd, guidati da Enzo Bianco. La divergenza ha riguardato non solo l'interlocuzione con Fini e Casini, proposta da D'Alema, ma anche l'assetto istituzionale e la legge elettorale, con l'ex ministro degli Esteri che ha proposto il superamento dell'attuale bipolarismo e la ''rottura della gabbia'' costituita dall'attuale sistema elettorale; Dario Franceschini ha invece ribadito la difesa del bipolarismo, perorando la causa di un sistema elettorale conseguente.

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