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La pedofilia segna il quinto anniversario del pontificato

Il 19/4 cinque anni da elezione, dopodomani 83mo compleanno

14 aprile, 13:07

(di Elisa Pinna)

CITTA' DEL VATICANO - Nel mezzo di una delle crisi più gravi della storia contemporanea della Chiesa, con uno scandalo di pedofilia che sta scuotendo le coscienze dei fedeli e le fondamenta di molte strutture e convinzioni ecclesiastiche, Benedetto XVI compie, il prossimo 16 aprile, 83 anni e, tre giorni dopo, il 19 aprile, celebra il quinto anniversario del suo pontificato. Cinque anni tutti in salita per il pontefice tedesco, chiamato dal Conclave dell'aprile 2005 a succedere a Giovanni Paolo II, papa carismatico, mediatico, ultrapopolare. Che l'eredità di Wojtyla fosse pesante per chiunque, tutti lo sapevano, vertici e base della Chiesa. Ratzinger ha accettato di caricarsela sulle spalle, dandogli un'impronta che gli ha procurato consensi e successo in una parte del mondo cattolico, ma ancor di più critiche, incomprensioni e polemiche dolorose nel mare aperto dell'opinione pubblica mondiale.

La sua prima immagine da successore di Pietro, dopo 24 anni vissuti nel ruolo non facile di Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, risale al tardo pomeriggio del 19 aprile, quando si affacciò un po' intimidito dalla Loggia della Basilica Vaticana, promise che sarebbe stato "un umile servo nella vigna del Signore", e salutò la piazza levando entrambe le braccia e muovendo le dita delle mani come per accarezzare una tastiera invisibile. Il suo vero, primo discorso programmatico non da "papa" bensì da "papa Ratzinger" è stato però quello rivolto alla Curia nel dicembre 2005, quando ha spiegato che la Chiesa non poteva allinearsi al mondo e che il Concilio Vaticano II non andava vissuto come una rottura con la tradizione del passato. A lui invece interessava ristabilire la continuità della liturgia e la purezza della fede cristiana, senza scendere a compromessi e senza curarsi "delle simpatie dei mass media". Parole dure da digerire per quei cattolici che avevano visto nel Concilio una sorta di rivoluzione.

Da quel momento è stata una sfida dopo l'altra, una bufera dopo l'altra. A Ratisbona, nel 2006, ha difeso una fede che sapesse dialogare con la ragione per scongiurare il pericolo del fanatismo, ma ha provocato un terremoto con il mondo musulmano. Nel 2007, in omaggio alla tradizione liturgica, ha ripristinato la messa pre-conciliare in latino, innescando tuttavia le proteste e lo sconcerto di molti episcopati e degli stessi ebrei critici sul ritorno della preghiera del venerdì santo per una loro conversione. Ancora più virulenta, nel gennaio 2009, è stata la reazione alla sua decisione di revocare la scomunica ai lefebvriani, tra cui un vescovo negazionista della Shoah. Con il mondo ebraico, questi cinque anni sono corsi tutti sul filo dell'alta tensione. Polemiche per il suo discorso ad Auschwitz, polemiche per il suo discorso allo Yad Vashem, il Museo della Memoria a Gerusalemme, polemiche ancora, sempre più furenti, quando ha deciso di firmare il decreto per le virtù eroiche di Pio XII, il papa accusato di aver taciuto davanti alla Shoah. I governi europei sono poi scesi in campo per protestare contro le considerazioni di Benedetto XVI sull'inutilità del preservativo nella lotta all'Aids. Tutte tempeste che lo hanno addolorato in questi anni, senza però intaccare di un millimetro le sue convinzioni teologiche più profonde.

Sempre fedele e coerente con se stesso Ratzinger non ha mai cercato l'applauso. In più occasioni lo ha però ottenuto. Basti pensare a certi suoi viaggi trionfali, negli Stati Uniti nel 2008 e in Africa nel 2009, quando le polemiche sul preservativo non hanno scalfito l'entusiasmo per lui di un cattolicesimo giovane e vitale. O al successo dei suoi scritti, da "Gesù di Nazaret", divenuto un vero best seller mondiale, alle tre encicliche , tra cui l'ultima, Caritas in Veritate, che rappresenta un manifesto sociale per il Terzo Millennio. Adesso però è arrivata la crisi più grave. Il fuoco degli scandali di pedofilia dentro la Chiesa ha incendiato l'Europa e di rimbalzo l'America, dove era già scoppiato negli anni '90. Le fiamme hanno circondato anche il palazzo vaticano, con accuse su un coinvolgimento diretto di Ratzinger nella copertura dei sacerdoti colpevoli. Lui, in realta', quando era prefetto della Dottrina per la Fede è stato il primo a rendersi conto della gravità della situazione e ad adottare una linea di rigore e di trasparenza. Prima di diventare papa, aveva denunciato la "sporcizia" nella Chiesa. Ora, con la sua determinazione, deve convincere il mondo e imporre nuove regole ad una Chiesa in parte restia a compiere il passo più grande: quello di abbattere il muro del silenzio.

E' la sfida che lo aspetta, mentre entra nel sesto anno di pontificato. Forse non a caso, in una messa del 24 aprile 2005, aveva chiesto: "pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi".

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