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Sodano: attacchi a Papa come quelli a Pio XII Comunità ebraiche: 'evitare paralleli pericolosi'

Bertone, ma Benedetto XVI è un papa forte

07 aprile, 16:55
Card. Sodano
Card. Sodano
Sodano: attacchi a Papa come quelli a Pio XII Comunità ebraiche: 'evitare paralleli pericolosi'

(di Fausto Gasparroni)
CITTA' DEL VATICANO  - Gli "errori" e le "mancanze" di sacerdoti "sono usati come armi contro la Chiesa": un uso pretestuoso dello scandalo pedofilia, che ricorda "l'offensiva contro Pio XII per il suo comportamento durante l'ultimo conflitto mondiale". E' stato il cardinale Angelo Sodano, decano del Sacro Collegio ed ex segretario di Stato della Santa Sede - dopo aver espresso a Benedetto XVI la vicinanza di tutta la Chiesa intervenendo a sorpresa all'inizio della messa di Pasqua - a scendere nuovamente in campo oggi per respingere gli "ingiusti attacchi al Papa" per la gestione dei casi di preti pedofili. E dal Cile anche il suo successore alla Segreteria di Stato, card. Tarcisio Bertone, ha sottolineato che Ratzinger "é un Papa forte", ed ha il "sostegno" di tutta la Chiesa. "E' ormai un contrasto culturale - ha detto Sodano in un'intervista all'Osservatore Romano -: il Papa incarna verità morali che non sono accettate e così le mancanze e gli errori di sacerdoti sono usate come armi contro la Chiesa". Ad avviso del cardinale decano, "dietro gli ingiusti attacchi al Papa ci sono visioni della famiglia e della vita contrarie al Vangelo". "Ora - ha spiegato - contro la Chiesa viene brandita l'accusa della pedofilia. Prima ci sono state le battaglie del modernismo contro Pio X, poi l'offensiva contro Pio XII per il suo comportamento durante l'ultimo conflitto mondiale e infine quella contro Paolo VI per l'Humanae vitae". Un riferimento, quello agli scontri sulla figura e sulla beatificazione di Pio XII, che rischia di aprire un nuovo fronte polemico con il mondo ebraico, a pochi giorni dalla bufera che ha investito l'omelia del predicatore pontificio, padre Raniero Cantalamessa, col suo paragone tra gli attacchi alla Chiesa per gli abusi sui minori e il "peggiore antisemitismo". Per Sondano, comunque, la comunità cristiana "si sente giustamente ferita quando si tenta di coinvolgerla in blocco nelle vicende tanto gravi quanto dolorose di qualche sacerdote, trasformando colpe e responsabilità individuali in colpa collettiva con una forzatura veramente incomprensibile".

"Se qualche ministro è stato infedele - ha rimarcato - non si può e non si deve generalizzare. Certo, ne soffriamo, e Benedetto XVI ha chiesto scusa più volte. Ma non è colpa di Cristo se Giuda ha tradito. Non è colpa di un vescovo se un suo sacerdote si è macchiato di colpe gravi". "E certo - per l'ex segretario di Stato - non è responsabile il Pontefice". A difendere Benedetto XVI oggi ci ha pensato anche il card. Bertone, al suo arrivo in Cile, dove si tratterrà in visita fino al 14 aprile, portando tra l'altro la solidarietà della Santa Sede al paese colpito dal terremoto dello scorso 27 febbraio. Durante la Settimana Santa Benedetto XVI ha avuto "il sostegno di una piazza San Pietro colma e con molti giovani. E' un Papa forte, ed è di tutto il popolo. E' il grande profeta del terzo millennio", ha risposto Bertone ai cronisti che, all'aeroporto di Santiago, gli chiedevano del 'silenzio' del Pontefice durante la Pasqua circa i casi di abusi. Il segretario di Stato ha anche contestato che documenti pubblicati dal settimanale tedesco Die Zeit lo accusino di aver 'insabbiato' nel 1998 il caso del prete americano Lawrence Murphy. "Non è vero, non è vero - ha ripetuto -, abbiamo documentato il contrario e non parliamo di questo argomento ora, perché altrimenti rimaniamo qui tutto il giorno per verificare con precisione l'azione di me stesso e di Sua Eminenza, il cardinale Ratzinger, quale prefetto della Congregazione della Dottrina della fede. Basta, basta su questo argomento".

COMUNITA' EBRAICHE: NO A PARALLELI STORICI PERICOLOSI
ROMA - "Alcuni interventi e alcuni paragoni inappropriati e inopportuni, che preoccupano ancor più in quanto provenienti da autorevoli esponenti della Chiesa cattolica, rischiano di creare pericolosi e fuorvianti paralleli storici". Lo dice Renzo Gattegna presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei). Alle comunità ebraiche, e non solo italiane, sta a cuore - continua Gattegna - che "il complesso dialogo con il mondo cattolico" continui sul piano culturale, religioso e politico, e si sviluppi "in un clima di collaborazione e di confronto costruttivo che certe dichiarazioni possono solo rendere più difficile".

Il presidente dell'Ucei ricorda anche che "la posizione tradizionale dell'ebraismo italiano nei rapporti con le altre fedi religiose rimane quella del reciproco rispetto e della pari dignità, accompagnati dall'impegno di non intervenire e non interferire nelle questioni interne che non possono che riguardare direttamente i fedeli di ogni singola religione". Per questo Gattegna spiega ancora che "gli eventuali silenzi delle gerarchie ecclesiastiche sui comportamenti di taluni rappresentanti del clero sono un problema interno al mondo cattolico", la cui soluzione non riguarda quindi "in alcun modo il mondo ebraico, né gli organismi che lo rappresentano in Italia. Le opinioni espresse da singoli, a qualsiasi religione appartengano, sono e rimangono - conclude - legittime opinioni personali".

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