Papa: preti pedofili riponderanno a Dio
Lettera del papa ai cattolici d'Irlanda. 'La Chiesa non ha dato una risposta adeguata'
21 marzo, 12:48
(di Domitilla Conte)
CITTA' DEL VATICANO - Alle vittime esprime "vergogna e rimorso", ai vescovi rimprovera di "aver mancato, a volte gravemente" tenendo nascosti gli abusi. Ai fedeli d'Irlanda raccomanda preghiere e uno sforzo congiunto per "rinnovare" la Chiesa e "raddrizzare gli errori del passatò. Ai colpevoli impartisce un preciso ordine: "Dovete rispondere di ciò che avete fatto davanti a Dio onnipotente, come davanti a tribunali debitamente costituiti". Preceduta da una trepida attesa durata oltre tre mesi, durante i quali il vaso di Pandora degli abusi sui minori scoperchiato da due commissioni irlandesi sembra aver riversato i suoi mali nell'Europa continentale, la Lettera del Papa ai cattolici d'Irlanda è stata pubblicata oggi con un eccezionale sforzo mediatico. Twitter, Youtube, i principali siti del mondo ne hanno diffuso in poche ore i contenuti 'urbi et orbi'. Una Lettera "senza precedenti per il suo coraggio", secondo la definizione del direttore dell'Osservatore Romano, una diagnosi "lucida e severa" della situazione di una Chiesa, quella irlandese, ferita essa stessa da errori ed orrori passati. Anche se alcune associazioni di vittime si sono dette "deluse" per quello che definiscono un "mero richiamo al rispetto del diritto canonico" che, a loro giudizio, "non riconosce che la responsabilità dell'insabbiamento della verità è di un meccanismo che arriva fino ai vertici del Vaticano".
"Il Papa non può sempre parlare di tutto", ha risposto il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, a una domanda sugli interrogativi rimasti aperti, sottolineando che la Lettera è solo "una tappa di un lungo cammino". Del resto il documento rappresenta indiscutibilmente una svolta e indica una linea di condotta pensata, sì, per gli irlandesi, ma "che ognuno può utilizzare anche per se". Propone poi una "attenta analisi" delle cause della crisi irlandese, alcune di carattere locale, quali l'eccessiva preoccupazione di difendere "il buon nome della Chiesa" e una "inadeguata" selezione dei sacerdoti. Altre di respiro più ampio, come la "secolarizzazione della società" e un Concilio Vaticano II "a volte frainteso". Una situazione particolare, quella degli abusi in Irlanda, con due scottanti rapporti giudiziari a denunciare migliaia di episodi di abusi sessuali e maltrattamenti avvenuti lungo vari decenni, ma anche proprio la mancata applicazione delle norme canoniche. Norme che - è stato più volte spiegato in queste settimane - non sono alternative al ricorso alla giustizia civile, ma un percorso parallelo, in grado di infliggere a sua volta severe punizioni, almeno per un prete. Che però - afferma il Papa nella lettera - può sempre contare "sulla misericordia di Dio", pronto a "perdonare persino il più grave dei peccati" a chi sia pronto ad un "pentimento sincero".
Ai fedeli d'Irlanda papa Ratzinger, coerente - sottolinea l'Osservatore Romano - con il suo richiamo del 2005 a spazzare via la "sporcizia" dalla Chiesa, propone un cammino di "guarigione, di rinnovamento e di riparazione", mettendosi dalla parte dei fedeli "profondamente turbati" dagli scandali, e delle vittime che "hanno sofferto tremendamente", non sono state ascoltate, non potevano fuggire. Fedele all'insegnamento cristiano, Benedetto XVI chiede loro, però, "di non perdere la speranza", né la fede, avvicinando a Cristo e ad una "Chiesa purificata dalla penitenza e rinnovata nella carità pastorale". Una purificazione che passerà da un esame di coscienza, un'ammissione di colpa, la consegna alla giustizia civile, con la quale anche i vertici della Chiesa sono chiamati a cooperare. Ma anche dalla preghiera, perché tutto, secondo il Papa, deve cominciare da una purificazione interiore. In Irlanda, perciò - ha deciso il Papa - le penitenze del Venerdì santo dureranno un intero anno, fino alla Pasqua del 2011. Digiuni e opere di misericordia serviranno - ha detto, offrendo anche una sua preghiera per la Chiesa in Irlanda - a "ottenere la grazia della guarigione e del rinnovamento".
DECENNI ABUSI CON OMERTA' CAPI CHIESA - Decenni di abusi - sessuali e non solo - su minori, con l'omertà dei vertici ecclesiastici: è lo scandalo dei preti pedofili che ha travolto la Chiesa in Irlanda, minandone la credibilità e rivelandone - come affermò un mese fa lo stesso Vaticano in una nota dopo il vertice con i vescovi irlandesi - il "fallimento" sul piano morale.
La crisi irlandese ricorda per molti versi quella che ha colpito la Chiesa cattolica statunitense, con due aggravanti: il coinvolgimento pervicace, in una struttura di copertura e di silenzi sui propri sacerdoti pervertiti, da parte dei responsabili diocesani e la durata delle violenze sui minori, una pratica consolidata dagli anni Trenta.
Due rapporti governativi, il Ryan Report e il Murphy Report (dal cognome dei due presidenti delle commissioni d'inchiesta) hanno rivelato - a partire dal 2009 - le dimensioni dello scandalo, davanti ad un'opinione pubblica incredula e sdegnata. Mentre il rapporto Ryan ha raccolto oltre 2500 testimonianze di violenze e abusi su minori nelle scuole, nei seminari, nelle parrocchie cattoliche tra il 1930 e la fine degli anni Settanta, il rapporto Murphy ha puntato lo zoom sulla diocesi di Dublino, inquadrata dal 1975 al 2004. Con risultati sconcertanti: davanti alle denunce di abusi presentate dalle vittime o dalle loro famiglie, i vertici della Chiesa cattolica, anziché intervenire contro i colpevoli, hanno alzato un muro di silenzio, preoccupati solo di proteggere la reputazione dell'istituzione ecclesiale e di evitare i risarcimenti. Quattro ex arcivescovi di Dublino, insieme ai loro ausiliari e sacerdoti di fiducia sono accusati, nel rapporto Murphy, di aver coperto gli abusi. Tra di loro uno è ancora in vita, il cardinale Desmond Connell, ora in pensione, che ha lasciato il suo posto all'attuale responsabile della diocesi, mons. Diarmuid Martin. Alcuni ex ausiliari considerati "omertosi" sono diventati intanto vescovi: mons. Donald Murray, vescovo di Limerick, Jim Moriarty, vescovo di Kildare, e i due attuali ausiliari della capitale irlandese, mons. Raymond Field e mons. Eamonn Walsh. Tutti e quattro, sotto la forte pressione popolare, hanno presentato le loro dimissioni, ma finora sono state accettate solo quelle di mons. Murray. Un altro presule, mons. Martin Drennan, vescovo di Galway, anche lui accusato dal rapporto Murphy, si è rifiutato finora di rassegnare le dimissioni. Nella Chiesa irlandese vi è forte tensione, tra chi, come l'attuale arcivescovo di Dublino, mons. Martin, vorrebbe una riforma radicale nella struttura ecclesiastica, per fare piazza pulita di tutti gli errori e i colpevoli del passato e chi invece cerca ancora di salvare le apparenze. Nel vertice in Vaticano, il Papa ha chiesto ai presuli d'Irlanda "coraggio" nell'affrontare e risolvere la crisi, ma anche "unità".
Lo scandalo, poi, negli ultimi giorni ha toccato anche il primate della Chiesa irlandese, card. Sean Brady, che ha ammesso, chiedendo perdono ed esprimendo la sua "vergogna", che non avvertì la polizia dei comportamenti di un sacerdote pedofilo recidivo a metà anni Settanta. Brady, parlando nella cattedrale di Armagh nel giorno di San Patrizio, ha anche detto che "rifletterà" sul suo futuro.







