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Regionali, la Corte d'appello non ammette la lista Pdl Roma

Era stata presentata lunedi' scorso per effetto del decreto legge

12 marzo, 22:48
Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi
Regionali, la Corte d'appello non ammette la lista Pdl Roma

di Gabriele Santoro

ROMA - L'ultima speranza resta ora il Consiglio di Stato per la lista provinciale del Pdl di Roma, esclusa dalle elezioni regionali del Lazio anche dalla Corte d'Appello della Capitale che ha bocciato, in serata, il suo ennesimo ricorso per la riammissione. Domani i giudici di palazzo Spada si pronunceranno sulla sentenza del Tar che ha bocciato, qualche giorno fa, la richiesta di sospensiva presentata dal partito. Lo stop della Corte d'Appello arriva dopo il ricorso presentato l'altro ieri sera contro il pronunciamento del tribunale di Roma che ha rifiutato la seconda presentazione della lista Pdl, avvenuta ai sensi del decreto legge cosiddetto "salva-liste".

La Corte d'Appello ha respinto il ricorso con le stesse motivazioni per le quali la lista non era stata accolta dall'Ufficio elettorale del Tribunale di Roma: "mancava la prescritta documentazione", ha spiegato il responsabile elettorale del Pdl Ignazio Abrignani. Intanto ieri sera il Tar del Lazio ha ammesso alle elezioni tre liste: Alleanza di centro per la libertà, Lega Italia - Fronte Verde e Popolari Udeur secondo una novità interpretativa della legge regionale del Lazio, secondo cui in caso di scioglimento del Consiglio regionale che ne anticipi la scadenza di oltre 120 giorni e in sede di prima applicazione della legge stessa, il numero delle sottoscrizioni è ridotto alla metà. Una dottrina che lascerebbe spazio a molte piccole liste escluse per numero troppo basso di firme. Non accenna a raffreddarsi intanto lo scontro, sul piano politico, tra le due candidate del Lazio. A soffiare sul fuoco, secondo Emma Bonino, le dichiarazioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, secondo cui la mancata presentazione della lista Pdl sarebbe frutto di un complotto.

"Tutte le volte un complotto. Il mondo ha da fare, non è che sta a guardare proprio noi", ha commentato la candidata del centrosinistra che ha ricordato come oggi lo scontro non sia più con la rivale Renata Polverini ma contro il premier in persona. "Le dichiarazioni del premier al Tg1? Spudorate menzogne, mai visto un tale profluvio di buffonate con la complicità della Rai, che avrebbe fatto meglio a chiamare il Circo Orfei. Berlusconi si legga i rapporti dei carabinieri che servono fedelmente lo Stato, non come i suoi scudieri".

Dura la replica di Renata Polverini: "Bonino contro Berlusconi? Io ho Pannella dall'altra parte: ognuno ha quello che si merita. La Bonino si confrontasse sui programmi, che è quello che interessa di più alle persone di questa regione". Poi ha commentato i sondaggi secondo cui i candidati del centrodestra alle regionali sarebbero penalizzati dall'assenza del Pdl: "vedremo", si è limitata a dire Polverini che resta comunque in campo con il sostegno delle altre liste. Ma nessuno può negare che gli occhi domani saranno tutti su Palazzo Spada.

ANCHE IL PIEMONTE RICORRE A CONSULTA  - Anche la Regione Piemonte ha avanzato ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto legge 'salva liste'. Il provvedimento, varato la scorsa settimana dal consiglio dei Ministri, viene così impugnato per la seconda volta dinnanzi alla Consulta alla quale si è già rivolta la Regione Lazio.

La Regione Piemonte, tuttavia, non avrebbe sollecitato i giudici costituzionali a pronunciarsi su una sospensione in via cautelare del decreto, così come invece ha fatto la Regione Lazio. La Camera di Consiglio per decidere sulla sospensiva è stata fissata dal presidente della Corte, Francesco Amirante, per giovedì prossimo, 18 marzo.

FINI, CHI HA RESPONSABILITA' ISTITUZIONALI DISMETTA PROPAGANDA - "C'é un'evidente differenza fra la politica e la propaganda: chi ha responsabilità istituzionali deve dismettere l'abito della propaganda e indossare quello della politica". Questo un passaggio dell'intervento del presidente della Camera Gianfranco Fini, che a Meldola, nel Forlivese, ha incontrato un gruppo di ragazzi e ha risposto alle loro domande. Fini ha anche sottolineato la volontà condivisa "di rispettare nei fatti i principi della Carta costituzionale; non si può fare una gerarchia su quei valori, che sono tutti importanti - ha spiegato -, ma credo che si debba partire dalla tutela della dignità della persona".

RIFORME: COMINCIAMO A DISCUTERE SU QUELLE CON ACCORDO
- Il presidente della Camera Gianfranco Fini è tornato poi ad invitare le forze politiche a discutere di riforme istituzionali, a cominciare da quelle su cui c'é un accordo da parte di tutti i partiti, come il superamento del bicameralismo perfetto con l'istituzione di una Camera delle autonomie e la riduzione del numero dei parlamentari. "Se oggi la maggioranza decide di fare le riforme senza l'opposizione - ha detto Fini - lo può fare, ma l'esperienza deve insegnare qualcosa. Nel 2006 il centrodestra ha fatto, legittimamente, una riforma a maggioranza, l'opposizione, altrettanto legittimamente, ha promosso un referendum e gli italiani hanno bocciato quella riforma. Perché quindi - ha chiesto Fini - non si cominciano a fare quelle riforme sulle quali c'é l'accordo di tutti?".

BERLUSCONI,SOPRUSO DI ARROGANTI , LORO COME SOVIETICI
"Hanno cercato di escluderci dal voto in due regioni importanti, le più importanti, come la Lombardia e il Lazio, correndo da soli come facevano i loro maestri di scuola sovietica". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi, in un messaggio ai 'promotori della liberta'' trasmesso questa sera dal Tg4. Il presidente del Consiglio ha tra l'altro detto: "non vi è nessuna colpa dei nostri rappresentanti di partito" per l'esclusione delle liste. E a riguardo ha aggiunto: "si è trattato di una decisione arbitraria e arrogante di alcuni magistrati". "E' stato un sopruso violento e inaccettabile - ha aggiunto - che in parte siamo riusciti a respingere a Milano e a Roma purtroppo non ancora".

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