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Regionali, guerra contro il tempo nella battaglia dei ricorsi

Caso potrebbe passare a tar. Difficile decreto per spostare voto

02 marzo, 09:47

ROMA - E' guerra contro il tempo nella battaglia di ricorsi e contro-ricorsi sulla lista provinciale di Roma dei candidati Pdl alle regionali in Lazio. Una battaglia che da ieri interessa anche la Lombardia, dopo l'esclusione della lista di Roberto Formigoni, e che dovrebbe trovare soluzione entro il 13 marzo, se si vuole garantire il corretto svolgimento delle elezioni. A meno che il governo non decida di intervenire sulla data del voto, ipotesi che appare però molto remota. Il 13 marzo - spiegano i tecnici del ministero dell'Interno - rappresenta un termine di riferimento perché entro questa data - che corrisponde, come fissato dalla legge, al quindicesimo giorno prima del voto - è prevista l'affissione all'albo pretorio e in altri luoghi pubblici, a cura del sindaco, del manifesto contenente i nomi dei candidati alla carica di Consigliere regionale, con i relativi contrassegni. Per il 13, quindi, le liste devono essere definite e anche le eventuali controversie dovrebbero essere risolte.

Intanto, dopo il rigetto, del primo ricorso presentato dal Pdl del Lazio all'Ufficio elettorale circoscrizionale, il nuovo ricorso all'Ufficio centrale regionale, presentato ieri mattina, dovrà essere valutato entro 48 ore. In caso negativo, se nel Lazio i ricorsi del Pdl prendessero la strada del Tar prima e del Consiglio di Stato poi, la sentenza dei giudici amministrativi dovrebbe quindi arrivare entro il 13 marzo. E se la decisione arrivasse troppo a ridosso del termine, bisognerebbe fare i salti mortali per stampare i manifesti con liste e simboli. In ogni caso - fanno notare i tecnici - i giudici amministrativi, diversamente dagli uffici costituiti presso tribunali e corti d'appello per vigilare sulla regolarità dell'iter elettorale, non esiste alcun obbligo di legge a esprimersi tassativamente entro certi termini. E' vero però che i giudizi in materia elettorale hanno sempre un iter accelerato, proprio a tutela del voto. Quanto a uno slittamento della data delle elezioni deciso per decreto, questa strada non appare molto concreta. Non solo perché una decisione di questo tipo è legata a ragioni di opportunità politica - spiegano i tecnici -, ma anche perché vanno considerati i 60 giorni entro cui il decreto dovrebbe essere convertito in legge e bisogna tener conto di cosa accadrebbe se, dopo il voto, il decreto non fosse convertito.

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