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Sentenza Mills: Alfano, strategia governo non cambia

Per il ministro della Giustizia la sentenza non cambia nulla.

26 febbraio, 19:41

La prescrizione del reato ha salvato l'avvocato inglese David Mills dalla condanna a quattro anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari. Lo hanno deciso le Sezioni Unite penali dellaCassazioned. Esulta per la decisione il legale inglese che dice: "Ora posso tornare a vita normale". Ma Mills non è statoprosciolto nel merito e per questo dovrà rifondere 250 mila euro per "il danno all'immagine" subito dalla Presidenza delConsiglio per l'intralcio al corretto funzionamento della giustizia prodotto dalle testimonianze reticenti fornite neiprocessi 'All Iberian' e 'Tangenti alla Guardia di Finanza'.

Una sconfitta per il teorema dell'accusa e dunque una vittoriaper la difesa, ma a Silvio Berlusconi la prescrizione decisa dalla Cassazione non basta: la verità, ha infatti confidato il presidente del Consiglio commentando la decisione con alcuni interlocutori, è che non è stato commesso nessun reato. Per il premier, in sostanza, il fatto che si sia dovuti arrivare in Cassazione e che la condanna di David Mills sia stata annullata solo per prescrizione dimostra che l'accusa si è mossa unicamente sulla base di quella "persecuzione giudiziaria"più volte denunciata, da anni, dallo stesso Cavaliere.

ALFANO: SENTENZA NON CAMBIA STRATEGIA GOVERNO - "Questa sentenza non cambia nulla": così il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha risposto a chi gli chiedeva se la decisione della Cassazione sul caso Mills potesse portare a un cambiamento di strategia da parte del governo sul fronte della giustizia. "Il programma del governo - ha spiegato Alfano - sarà portato avanti e dovrà essere realizzato, dalle intercettazioni, alla ragionevole durata dei processi, al legittimo impedimento". In particolare sulle intercettazioni Alfano ha ricordato come il governo "abbia avviato la legge già nell'estate del 2008. Ora - ha aggiunto - abbiamo la legittima aspettativa che il Senato approvi al più presto tale provvedimento che tutela il diritto alla riservatezza e alla privacy, un diritto costituzionalmente inviolabile"

BONAIUTI: BRAVO FELTRI, E' VITTORIA DI BERLUSCONI  - Che titolo farebbe Paolo Bonaiuti sulla sentenza Mills? "Esattamente quello che ha fatto il più bravo di tutti, Feltri, sul Giornale: "Processi, vittoria di Berlusconi", risponde il sottosegretario e portavoce di Berlusconi intervenendo a Unomattina. "Sottolineo 'processi' - spiega Bonaiuti - perché in questo caso Feltri ha voluto rilevare non un solo caso ma tutti i casi di uso politico della giustizia di una certa parte della magistratura. Quella che abbiamo chiamato la 'giustizia ad personam' contro Silvio Berlusconi. E l'occhiello del titolo parla di 'Schiaffo ai pubblici ministeri' perché questi hanno dilatato le date del procedimento per farci stare dentro Berlusconi stabilendo l'inizio del presunto reato di Mills quando comincia a spendere quei soldi che secondo loro avrebbe incassato e non dal momento in cui li avrebbe, sempre secondo l'accusa, ricevuti. La Cassazione non ha riconosciuto questo impianto giudiziario".

DE MAGISTRIS: SE AVESSE PUDORE PREMIER SI DIMETTEREBBE - Mills ha evitato il carcere grazie alla prescrizione, ma la Cassazione conferma che la corruzione c'é stata: se avesse pudore, il premier dovrebbe dimettersi. Lo afferma Luigi De Magistris, ex magistrato oggi eurodeputato del Pdl, mettendo i puntini sulle 'i' a proposito di quanto deciso ieri dalla suprema corte in applicazione della 'ex Cirielli' sulla scadenza dei termini. "La sentenza con cui la Cassazione si è espressa sul caso Mills - afferma infatti l'esponente dell'Idv - non giustifica l'ottimismo e il senso di rivincita che provengono dalle file del centrodestra". "Il reato di corruzione susseguente in atti giudiziari - sottolinea sul suo blog - è stato infatti confermato, soltanto si è stabilito che su di esso è intervenuta la prescrizione". E allora, si chiede, "secondo i berluscones, quale schiaffo avrebbe inferto questa sentenza della Cassazione? Quale accanimento giudiziario sarebbe finito? Quale protervia da parte dei giudici milanesi, che si occupano ancora di Berlusconi, è stata sconfessata?". Riguardo al processo che vede coinvolto il premier a Milano, per l'ex pm "la macchina degli afficionados berlusconiani non solo ha già scaldato i motori, ma è lanciatissima verso il traguardo. Quello di portare a casa norme capaci di proteggere dalle sentenze il Capo dei Capi. Dicono niente il lodo Alfano in salsa costituzionale e il legittimo impedimento? Mentre si costruisce la sua salvezza dalla legge - conclude de Magistris - la legge e la democrazia nel Paese sono sospese. Senza il minimo senso di pudore etico, quello che lo porterebbe a dimettersi dalla carica di premier".

CASINI: CON SENTENZA CASSAZIONE HA VINTO LA GIUSTIZIA - "Ha vinto la giustizia. Questo significa che gli istituti di garanzia ci sono ed è inutile evocare complotti che non esistono". E' questa l'opinione di Pier Ferdinando Casini espressa a 'Radio anch'iò sulla sentenza di ieri della Corte di Cassazione. Quanto a Berlusconi, per il leader dell'Udc "é una persona che ha avuto attenzioni eccessive da parte di magistrati militanti ma lui però ha evidenziato troppo questa cosa. C'é stata una delegittimazione generalizzata della magistratura e questo si è rivelato un grande aiuto alla corruzione". "Quando tutti - ha proseguito Casini - possono dichiararsi perseguitati politici, anche se hanno preso solo mazzette, si crea un cortocircuito. Perciò è necessario dividere la questione di Berlusconi dalla ordinaria, piccola o grande che sia, corruzione. Su quest'ultima la tolleranza deve essere zero".

CAPEZZONE: PD PRENDA ATTO, FALLITA STRATEGIA GIUDIZIARIA  - "Le elezioni regionali passeranno presto, e lasceranno un Governo ancora più forte e un'opposizione ancora più debole". Lo dice il portavoce del Pdl Daniele Capezzone. "A questo punto, dopo la sentenza Mills - sottolinea - il Pd dovrebbe prendere atto del fallimento della strategia giudiziaria in chiave antiberlusconiana, e voltare finalmente pagina, archiviando la stagione dei processi come arma politica. Se invece resteranno aggregati al partito dei pm, a Di Pietro, agli ultimi giapponesi di Repubblica, rimarranno all'opposizione per altri 15 anni".

DI PIETRO: BERLUSCONI CONFERMATO CORRUTTORE, SI DIMETTA -  "Ribadisco: se c'é un corrotto, c'é un corruttore, ed è il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Infatti, la Cassazione ha dichiarato il reato prescritto, grazie ad una legge, ex-Cirielli, che si è fatto fare ad hoc per non farsi condannare, ma ha confermato che il reato è stato commesso": lo afferma il leader dell'Idv Antonio Di Pietro che torna a chiedere le dimissioni del premier commentando la sentenza delle sezioni unite della suprema corte che ha annullato la condanna dell'avvocato inglese Mills. "Infatti - rileva l'ex magistrato - David Mills, colpevole, ha dovuto risarcire lo Stato con 250mila euro. Chi, ancora una volta, la fa franca è Silvio Berlusconi, nonostante sia stato accertato, e ieri confermato, che alla base del suo successo imprenditoriale e politico ci sono corruzione, bilanci falsati, evasione fiscale e alterazione delle leggi che regolano il sistema economico". "Berlusconi - prosegue - è entrato in politica per salvaguardarsi dai suoi guai giudiziari e, infatti, oltre all'escamotage dei tempi lunghi che hanno portato alla prescrizione, continuerà a propinarci tutte le altre leggi a suo uso e consumo, già all'esame del Parlamento: intercettazioni, legittimo impedimento e processo breve. A nulla servono i suoi spot mediatici e i suoi miserevoli tentativi di proporre menzogne, se non a svendere la credibilità del nostro Paese a livello internazionale e a minare le radici sane della nostra società. Tutto ciò è riprovevole e indegno di un Paese civile". "A questo punto, Berlusconi deve fare una sola cosa: dimettersi. Perché in un Paese democratico e civile un Governo - conclude - non può essere guidato da un corruttore: questa è la verità".

GASPARRI: CASSAZIONE HA SBUGIARDATO PROCURA MILANO - Con la sentenza di ieri la Cassazione "ha sconfessato la magistratura milanese, a dimostrazione della presenza di un'ulteriore aggressione verso il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, da parte della magistratura. Ieri la Suprema Corte ha invece sbugiardato questa manovra": è quanto ha riferito il capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, a margine di un convegno dell'Unione della Province italiane. "Certamente nel prossimo futuro bisognerà esaminare - ha spiegato Gasparri - le motivazioni della Suprema Corte, tuttavia c'é una prima cosa che si può affermare: a Milano è proseguito un processo su presupposti falsi, partendo da date che non erano corrette solo per proseguire un'azione giudiziaria che, estendendosi a Berlusconi, serviva ad alimentare una nuova aggressione giudiziaria verso il leader Pdl. Questo - ha osservato Gasparri - è il dato che emerge. Del resto Berlusconi ha sempre contestato il merito delle accuse che gli venivano mosse nell'affaire Mills e le sue tesi sono ampiamente convincenti". Alla luce della sentenza di ieri, ha proseguito il capogruppo al Senato del Pdl, "la Cassazione in sostanza ci dice che la data del reato non era quella decisa a Milano per far scattare più tardi il termine di prescrizione, sconfessando così - ha concluso - le tesi della magistratura milanese".

STAMPA ESTERA: UNA VITTORIA POLITICA PER BERLUSCONI - Una sentenza "salomonica" che, tra l'altro, decreta una "vittoria politica" per il premier Silvio Berlusconi. La decisione con cui la Cassazione ieri ha dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari contestato all'avvocato David Mills rimbalza sulle prime pagine della stampa internazionale. Che, dal New York Times a El Pais, evidenzia gli effetti della sentenza sul processo 'gemello' che riprenderà domani a Milano e in cui è imputato il presidente del consiglio. "La decisione della Suprema corte italiana dà una vittoria al premier", titola il New York Times. Il quotidiano americano considera la sentenza della Cassazione "una vittoria politica" per il Cavaliere e evidenzia come, "mentre altrove simili grovigli legali avrebbero sicuramente posto fine ad una carriera politica", in Italia "Berlusconi è riuscito sempre ad essere un passo avanti ai suoi processi". E - continua il giornale - in molti "concordano con le sue frequenti accuse ai magistrati". Tuttavia - si legge ancora nel Nyt - "mentre gran parte degli italiani crede che il loro sclerotico sistema giudiziario ha urgente bisogno di una riforma, molti altri considerano le proposte di Berlusconi tese più a proteggere sé stesso e le sue fortune politiche". Oltreoceano anche il Wall Street Journal si occupa della vicenda, evidenziando come la sentenza di ieri "getta dei dubbi sulla conclusione del parallelo processo per reato di corruzione che sta affrontando" Berlusconi. E in Gran Bretagna, madrepatria dell'avvocato Mills, anche il Times sottolinea che la decisione di prescrivere il reato "potrebbe uccidere le accuse contro il premier italiano". Che - scrive il quotidiano londinese - "attraverso delle proposte di legge sta cercando di ristabilire la sua immunità e annullare i processi contro di lui". "Il caso David Mills rigettato dalla Corte italiana sulla base di un cavillo giuridico", titola il britannico Daily Telegraph che, tra l'altro, evidenzia come lo sviluppo dei due processi 'gemelli' giunga "in un momento cruciale per Berlusconi che il prossimo mese affronterà le elezioni regionali viste come indicatori delle fortune del governo". Anche il Financial Times dà spazio alla vicenda, scrivendo che, con la sentenza di ieri, "anche il processo in cui è coinvolto Berlusconi andrà probabilmente in prescrizione". Mentre il progressista The Guardian titola: "Invalidato il verdetto di corruzione per David Mills". In Spagna, El Pais, evidenzia invece che "la salomonica sentenza" sancisce "una vittoria di Pirro, tanto per l'avvocato inglese quanto per il premier, dato che si considera comprovato che quest'ultimo corruppe Mills". Tuttavia - si legge sul quotidiano - con la sentenza di ieri "Berlusconi eviterà così, come in altre occasioni in passato, di essere condannato grazie alla prescrizione. I suoi governi, fino ad oggi, hanno elaborato un numero totale di 18 leggi per tentare di salvarlo dalle ricorrenti accuse dei giudici".

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