Finanziaria, Fini "deluso" chiama Berlusconi
Presidente della Camera si lamenta con premier
16 dicembre, 08:14
ROMA - Il governo pone la questione di fiducia alla Camera sulla legge Finanziaria. Il presidente della Camera la definisce una decisione "deprecabile perché di fatto impedisce all'Aula di pronunciarsi sulla Manovra". E scoppia la bagarre.
Gianfranco Fini, a quanto si apprende, ha chiamato Silvio Berlusconi al San Raffaele di Milano all'ora di pranzo, dopo il dibattito in aula alla Camera sull'aggressione di Piazza Duomo e l'annuncio della fiducia da parte del governo sulla finanziaria. Il presidente della Camera avrebbe espresso al premier il suo disappunto e la sua delusione sia per l'intervento in Assemblea di Fabrizio Cicchitto, considerato inutile e incendiario, sia per la scelta della fiducia, considerata una forzatura da parte del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, perché non sostenuta, a suo avviso, da alcun motivo né tecnico né politico. Secondo Fini, infatti, dopo che le opposizioni avevano ridotto a meno di 50 gli emendamenti, sarebbe stato possibile esaminarli uno ad uno senza incidenti per governo e maggioranza, ma dando un segnale di confronto molto utile per la distensione del clima politico in un momento così delicato.
Fini ha ricordato che "l'iter in commissione della finanziaria non ha registrato da parte dell'opposizione alcun atteggiamento ostruzionistico". Il presidente della Camera ha inoltre aggiunto che "i tempi per l'esame del testo in aula sono contingentati, ed avrebbero consentito anche senza la fiducia di approvare il testo nei tempi previsti compatibilmente con il passaggio al Senato". "Per la presidenza della Camera - ha puntualizzato - l'apposizione della fiducia, che è prerogativa legittima del governo in quanto prevista dalla Costituzione, non può essere un alcun modo considerata come una decisione tecnica non essendo giustificabile con la necessità di superare ostacoli procedurali inesistenti da parte delle opposizioni".
"Come dimostra la storia dei lavori parlamentari la questione di fiducia è sempre stata una decisione politica e come tale appartiene alla competenza e alle valutazioni del governo e della maggioranza, che ha dimostrato la propria compattezza con il voto sull'articolo 1, per cui essa è una scelta per nulla straordinaria e, come tutte le scelte, suscettibile di discussione nel dibattito politico-parlamentare, ma certamente del tutto fisiologica e naturale", affermano in una nota congiunta i capogruppo del Pdl e della Lega Fabrizio Cicchitto e Roberto Cota.
"Il confronto di merito - aggiungono - è avvenuto in commissione, con un iter intenso e proficuo. La scelta della fiducia è un segnale politico di conferma della forte condivisione da parte del governo e della maggioranza sul merito del testo licenziato dalla commissione Bilancio, che contiene tagli agli sprechi ed interventi economici importanti su welfare, sviluppo e pubblica amministrazione".
"La decisione e soprattutto la valutazione espressa dal presidente della Camera rischiano di rinfocolare immediatamente le polemiche", commenta Sandro Bondi, coordinatore del Pdl.
''Il presidente Fini ha svolto il suo compito nel segnalare che non si puo' procedere con le fiducie come fosse un modo ordinario. Se vogliamo andare avanti a 25 voti di fiducia all'anno, la legislatura potrebbe non reggere''. Cosi' il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, conversando con i giornalisti in Transatlantico, apprezza le critiche rivolte dal presidente della Camera sulla decisione del governo di mettere la fiducia sulla finanziaria. ''Non piu' tardi di qualche ora prima - sostiene Bersani - avevo segnalato l'esigenza che il Parlamento possa essere il luogo in cui si espongono gli elementi di disagio del paese, si propongono alternative alle proposte della maggioranza e aggiustamenti all'azione di governo. Dopo qualche ora si e' messa la fiducia ma cosi' la legislatura potrebbe non reggere''.
Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti condivide "pienamente" il messaggio lanciato dai Capigruppo di Pdl e Lega sulla questione di fiducia. Conversando a Montecitorio con alcuni parlamentari della maggioranza, Tremonti avrebbe confidato, riferiscono gli stessi, di "riconoscersi pienamente ed esclusivamente nel testo della nota congiunta dei capigruppo di maggioranza". Nella nota Fabrizio Cicchitto e Roberto Cota hanno sottolineato che la questione di fiducia appartiene "alla competenza e alle valutazioni del governo e della maggioranza" tanto da essere una scelta "certamente del tutto fisiologica e naturale".







