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"Attacco alle istituzioni": Napolitano preoccupato

Il premier al Ppe: in Italia "sovranità dei giudici", la Corte Costituzionale è "organo politico"

11 dicembre, 11:35
Giorgio Napolitano-Silvio Berlusconi
Giorgio Napolitano-Silvio Berlusconi
"Attacco alle istituzioni": Napolitano preoccupato

di Marco Dell'Omo

ROMA  - "La sovranità in Italia è passata dal Parlamento al partito dei giudici di sinistra". E la Corte Costituzionale si è ormai trasformata in "organo politico". Il duro intervento di Silvio Berlusconi al congresso del Ppe, che per l'opposizione diventa subito una sorta di "editto di Bonn" contro gli organi di garanzia, scatena uno scontro istituzionale che per ruvidezza ricorda quello consumatosi due mesi fa, in occasione della bocciatura del Lodo Alfano da parte della Consulta, e che vide Berlusconi da una parte, Giorgio Napolitano e Gianfranco Fini dall'altra.

Stesso schema anche in quest'occasione: il premier attacca giudici e Corte Costituzionale, il capo dello Stato lo ammonisce, Gianfranco Fini lo corregge e pretende chiarimenti. Autoproclamatosi premier "con le palle", Berlusconi in Germania denuncia una sorta di gioco di sponda tra giudici ordinari e giudici della Consulta per bloccare le leggi "sgradite" alla magistratura: cosa che spiega con la composizione della Corte, in gran parte nominata dagli ultimi tre presidenti della Repubblica, tutti e tre "di sinistra". Ma niente paura: si tratta di un fatto "transitorio", perché la maggioranza è già al lavoro per cambiare le cose Attraverso una riforma della Costituzione che riscriverà le regole del gioco.

Attacco deliberato o voce dal sen fuggita, l'affondo di Berlusconi ha fatto strabuzzare gli occhi agli inquilini di almeno altri due palazzi della politica. Napolitano ha espresso in un comunicato ufficiale "profonda preoccupazione e rammarico" per le "espressioni pronunciate dal presidente del Consiglio in una importante sede politica internazionale di violento attacco contro fondamentali istituzioni di garanzia volute dalla Costituzione italiana". E' la prima volta, tanto per chiarire la portata dello scontro, che dal Quirinale un intervento del premier viene giudicato come un "violento attacco" alle istituzioni. Ma il capo dello Stato non vuole lasciare nulla di intentato e torna a chiedere che per affrontare i "delicati problemi di carattere istituzionale" prevalga uno "spirito di leale collaborazione". Colpito anche Fini, che fa sapere di "non condividere" le parole del premier. Il numero uno di Montecitorio invita Berlusconi a "precisare meglio" il suo pensiero ai delegati del Ppe per "non ingenerare una pericolosa confusione su quanto accade in Italia e sulle reali intenzioni del governo". Inoltre, gli ricorda, articoli della Costituzione alla mano, che la sovranità popolare ha bisogno del contrappeso della Corte Costituzionale. Alla reprimenda di Napolitano, Berlusconi preferisce non replicare di persona. Affida il compito a Paolo Bonaiuti. "Il presidente Berlusconi - afferma - ha detto nient'altro che la verità sul funzionamento della Corte Costituzionale.

Invece c'é da chiedersi perché, quando viene attaccata un'istituzione votata dalla maggioranza degli italiani come il presidente del Consiglio, nessuno esca in sua difesa". Diverso il trattamento riservato a Fini. Il premier, di fronte ai rilievi del presidente della Camera, risponde con un'insofferente scrollata di spalle: "Non c'é niente da chiarire, sono stanco di ipocrisie...". E il solco tra i due "co-fondatori" del Pdl si approfondisce. Indignate e scandalizzate le reazioni che le bordate di Berlusconi suscitano tra gli oppositori. "Se non è fascismo questo... ", dice Antonio Di Pietro, seguito dal coro dei suoi fedelissimi dell'Idv che paragonano Berlusconi a Hitler o a un caudillo sudamericano. Senza arrivare a questi accostamenti, il Pd va all'attacco: la requisitoria di Bonn, per Pier Luigi Bersani, è un altra ottima ragione per andare in piazza, per contestare quelle parole "sconsiderate e violentissime". Pier Ferdinando Casini si schiera con Napolitano, definisce "sbagliate e improvvide" le parole di Berlusconi, per le quali dic e di essere rimasto "allucinato", anche perché quel "discorso incendiario" brucia la prospettiva di riforme. Fanno quadrato quelli del Pdl. Per Fabrizio Cicchitto, Berlusconi ha giustamente fatto conoscere all'Europa "un'anomalia" italiana, quella dei giudici che fanno politica. Mentre Umberto Bossi conferma: "Berlusconi ha le palle ed è l'unico che non si preoccupa della giustizia".

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