Spatuzza: Pdl fa quadrato, no comment del premier
Casini: con pentiti e girotondi Berlusconi rimarrà altri vent'anni
05 dicembre, 23:25Correlati
ROMA - "Se doveva parlare, doveva farlo anni fa. Questo governo ha legnato pesantemente la mafia e la mafia non sta con le mani in tasca ma, secondo me, si ribella", afferma il leader della Lega, Umberto Bossi, sulle affermazioni del pentito Gaspare Spatuzza. Mentre il senatore Marcello Dell'Utri ha annunciato denunce per calunnia nei confronti del collaboratore di giustizia.
Un premier non reagisce alle "calunnie" di chi scioglie bambini nell'acido. Un premier governa e combatte la mafia con un'azione intransigente. Il Pdl, di nuovo compatto, fa quadrato intorno a Silvio Berlusconi e spiega che con i fatti lui da tempo risponde alle accuse che solo oggi gli muove il pentito Gaspare Spatuzza. Berlusconi a sua volta esibisce orgoglioso l'operosità del suo governo e l'arresto dei pericolosi boss mafiosi Fidanzati e Nicchi: "Sono lieto di annunciare due colpi straordinari, due operazioni brillantissime preparate da tempo delle forze dell'ordine, che danno alla mafia molte preoccupazioni".
Nella piazza viola del 'No B day' il leader Idv Antonio Di Pietro si scaglia contro il suo governo. "Mafioso-piduista-fascista"? "Abbiamo preso 17 su 30 dei più pericolosi latitanti e sequestrato 6 miliardi tra beni e contanti. E' la migliore risposta a tutte le calunnie rivolte al governo da irresponsabili che, con il loro agire, non fanno che altro che gettare fango", ribatte fiero il Cavaliere. Quanto a Spatuzza nessun commento. "Confido nella capacità di giudizio e di buon senso degli italiani", taglia corto Berlusconi mentre l'opposizione (a parte Di Pietro) continua a sposare la linea della prudenza. E lascia che a parlare siano i magistrati con i loro riscontri. Il Pdl si ricompatta invece intorno al leader. A partire dagli alleati Gianfranco Fini ed Umberto Bossi, che si congratulano per i nuovi arresti. Il co-fondatore - dopo la rottura sfiorata per il fuorionda rubato a Pescara sulla 'bomba atomica' Spatuzzà - manifesta compiacimento e soddisfazione al ministro dell'Interno Roberto Maroni per "i nuovi importanti successi conseguiti nella lotta alla mafia, importante risultato che si aggiunge a quelli recentemente già conseguiti e che hanno portato all'arresto di alcuni tra i più pericolosi latitanti". Parole dirette in realtà soprattutto al premier, come quelle pronunciate ieri dal Presidente della Camera per sottolineare che le deposizioni di Spatuzza, in assenza di riscontri, non valgono niente. Anche Renato Schifani, presidente del Senato, si congratula con forze dell'ordine e Viminale per "l'impegno dello Stato e del governo nell'azione di contrasto al male assoluto della mafia , che non può e non deve conoscere alcuna distrazione o tolleranza". Altro che connivenze del premier con la mafia. Ma il più iperbolico resta l'alleato leghista, Umberto Bossi: "Quelle di Spatuzza sono solo balle. Se voleva parlare, doveva farlo anni fa. Questo governo ha legnato pesantemente la mafia e la mafia non sta con le mani in tasca, si ribella". Adesso il ministro dell'Interno Roberto Maroni annuncia che "rimane solo il numero uno, Matteo Messina Denaro". E 'smonta' chi allude ad una cattura 'ad orologeria' dei latitanti: "sarebbe un'idiozia solo pensarlo". Il Pdl - dal portavoce Daniele Capezzone, al vice presidente dei deputati Italo Bocchino al ministro Altero Matteoli - sottolinea intanto che un anno di lotta record alla mafia e gli arresti di oggi sono la migliore risposta alle "infamie" di Spatuzza, la prova della durezza di questo governo contro tutte le mafie. "Un duro colpo alla mafia ma anche alla sinistra politico-giudiziaria stile Ingroia-Spataro", chiosa Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato. E mentre il Guardasigilli Angelino Alfano elogia anche la magistratura per gli arresti di oggi, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, nel giorno del 'No B day', non rinuncia al gusto della battuta: "Volevano partecipare anche Nicchi e Fidanzati. Peccato per loro: la Polizia ha fatto prima ad arrestarli...".
CASINI, CON PENTITI E GIROTONDI ALTRI 20 ANNI DI BERLUSCONI
"Molti confidavano ieri in modo del tutto dissennato nelle rivelazioni di un pentito che poi è un delinquente. Molti altri confidano oggi che i girotondi di Di Pietro mandino a casa Berlusconi". Ma secondo Pier Ferdinando Casini "sono i problemi degli italiani quelli da affrontare. Bisogna creare un'alternativa credibile in Parlamento e nel Paese. Per ora questa alternativa non c'é". Parlando con i giornalisti a margine degli Stati generali dell'Udc delle Marche, Casini ha osservato che "bisogna spiegare agli italiani che Berlusconi non sta governando e quello che fa lo sta facendo male, perché se si spera di mandarlo a casa con le rivelazioni di pentiti di mafia o con i girotondi dipietristi, Berlusconi rimarrà altri vent'anni".
FERRANTI (PD), DESTRA DELEGITTIMA GIUDICI
"Il metodo della destra è sempre lo stesso: attacco e delegittimazione della magistratura che anche in questo momento sta svolgendo il proprio dovere applicando le leggi votate dal parlamento, compresa l'attuale maggioranza". Lo dice Donatella Ferranti, capogruppo del Pd nella commissione Giustizia di Montecitorio. "In attesa che la magistratura svolga il proprio compito - prosegue - la politica dovrebbe dare prova di compostezza e serietà. Invece, sono allarmanti le reazioni scomposte e violente della destra che certo non favoriscono quel clima sereno indispensabile a chi deve svolgere il gravoso compito di riscontrare e vagliare attentamente le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza: un compito che non può essere realizzato in un clima di continue intimidazioni".
LI GOTTI, PER BOSS NON E' 'TRAGEDIATURI'
I pentiti 'fragili' o che inventano di sana pianta sono definiti 'tragediaturi' dagli uomini di Cosa Nostra: "il fatto che i fratelli Graviano trattino con rispetto Gaspare Spatuzza significa che non è un 'tragediaturi'. Ciò non toglie che tocca alla magistratura dover valutare se dica o meno la verità". Luigi Li Gotti, senatore dell'Idv, di pentiti di mafia se ne intende visto che è stato l'avvocato di collaboratori di giustizia del calibro di Giovanni Brusca e Tommaso Buscetta. Intervenendo a una delle tavole rotonde organizzate nel corso del Salone della Giustizia di Rimini, Li Gotti giudica innanzitutto "esagerata" l'attesa di media e politica sulla deposizione in aula di Spatuzza: "era inverosimile che potesse dire novità rispetto a quanto era stato verbalizzato nei mesi scorsi, quando ha iniziato a collaborare riferendo cose apprese da terzi, dai Graviano". Ma poi l'avvocato fa notare un particolare a suo giudizio non secondario: "E' vero che uno dei fratelli Graviano ha definito Spatuzza un imbianchino, forse per far intendere che non è detto che sappia, ma lo ha anche chiamato 'figlio', ricambiato da Spatuzza con l'appellativo di 'padre'. Nelle logiche di Cosa Nostra questo tipo di dialogo ha un suo significato e cioé che Spatuzza non è un 'tragediaturi'. Poi, forse, dal punto di vista giudiziario - sottolinea Li Gotti - varrà zero".
IL PENTITO, CON BERLUSCONI E DELL'UTRI PAESE IN MANO
Entra in aula stretto dall' "abbraccio" di dieci agenti della polizia penitenziaria che lo scortano. Ha il volto coperto da due berretti e la voce ferma il pentito Gaspare Spatuzza. Un paravento bianco lo rende invisibile agli oltre 200 giornalisti, presenti nell'aula bunker di Torino, all'accusa e all'imputato: il senatore Marcello Dell'Utri, in prima fila, davanti alla corte d'appello di Palermo che lo processa per concorso in associazione mafiosa (nove anni la pena inflittagli in primo grado). Gli unici a guardarlo negli occhi sono i giudici ai quali, come da copione, ripetendo quasi alla lettera le parole usate negli interrogatori resi a tre procure, racconta di quando Giuseppe Graviano, boss palermitano che raccolse in eredità la strategia stragista dei corleonesi, gli disse che grazie a Berlusconi e Dell'Utri la mafia "aveva il Paese nelle mani". Da palazzo Chigi arriva fino nell'aula bunker di Torino l'eco delle parole del premier dette durante il consiglio dei ministri che si svolge contemporaneamente all'udienza: "folle quello di cui mi accusano, cose incredibili: il nostro è il governo che ha fatto di più contro la mafia". Dal banco degli imputati Dell'Utri, pallido e teso, ascolta le parole del suo accusatore, ultimo della lunga lista di pentiti - "ne avevo contro uno in più di Andreotti", commenterà poi ironico - a parlare dei suoi legami con la mafia, che - sostiene - "ha tutto l'interesse a far cadere il governo Berlusconi perché è quello che ha fatto di più contro Cosa Nostra". Spatuzza si spinge dove gli altri collaboratori di giustizia non si erano spinti e racconta di una trattativa tra Stato e mafia che avrebbe avuto come interlocutori, da un lato il capomafia Giuseppe Graviano, dall'altro Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. E' il passaggio della deposizione che tutti attendevano. E che, a dire della difesa del senatore - la quale, a sorpresa, all'inizio dell'udienza aveva chiesto, invano, alla corte di revocare l'ammissione della testimonianza di Spatuzza - snaturerebbe il processo che "dovrebbe muoversi nei binari di quello celebrato in primo grado". Il pentito, che attende ancora l'ammissione al programma definitivo di protezione, non dice una parola in più rispetto a quelle dette ai pm di Firenze, Caltanissetta e Palermo, poi confluite nel dibattimento d'appello a Dell'Utri. Ma come sa della trattativa Spatuzza? Il collaboratore - racconta - ne ha un sospetto quando la mafia decide le stragi del '93 a Firenze e Milano e gli attentati nelle chiese romane di San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano. ''Capii allora - dice Spatuzza - che Cosa nostra stava facendo del terrorismo, perché non erano solo obiettivi nostri". "Quando morirono Falcone e Borsellino - spiega - eravamo felici perché quelli erano nostri nemici; ma gli altri morti non ci appartenevano". Spatuzza trova la scelta terroristica di Cosa nostra anomala e ne parla con Giuseppe Graviano a fine '93 a Campofelice di Roccella, nel Palermitano. Madre Natura, cosi' il pentito chiama Graviano, verso il quale per tutta l'udienza mostra di continuare a provare devozione - 'e' mio padré, dice più volte - gli fa sapere che ci vuole un altro attentato. Questa volta devono morire i carabinieri, molti carabinieri. "Così se ci portavamo tanti morti - avrebbe detto il boss al suo fedelissimo - chi si fosse dovuto muovere si sarebbe mosso". Parole che inquietano Spatuzza e gli confermano l'esistenza di una sorta di dialogo in corso tra il boss e soggetti diversi dalla mafia. Ma l'esplicito riferimento a Berlusconi e Dell'Utri il pentito lo sente a gennaio del '94, poco prima che Graviano venga arrestato. I due si incontrano a Roma, e il capomafia, ribadendo la necessita' di preparare l'attentato ai carabinieri, tutto contento "come se avesse vinto all'enalotto o avesse avuto un figlio", dice a Spatuzza:" abbiamo ottenuto tutto. E questo grazie alla serietà di quelle persone che avevano portato avanti questa storia, che non erano come quei quattro 'crasti' socialisti che avevano preso i voti dell'88 e '89 e poi ci avevano fatto la guerra''. Poi Madre Natura specifica e fa a Spatuzza i nomi dei presunti garanti politici: "Berlusconi, - racconta Spatuzza - quello del Canale 5 e il compaesano Marcello Dell'Utri". La rivelazione, che arriva mesi dopo l'inizio della travagliata collaborazione, giunta al termine di un cammino di fede, il collaboratore di giustizia la fa solo a giugno del 2009. "Avevo paura di parlare dei politici - spiega - e temevo anche che mi accusassero di volermi accreditare come pentito, proprio facendo nomi grossi". Ma per i legali di Dell'Utri la tardiva rivelazione di Spatuzza sarebbe prova della sua inattendibilità. La corte, che decide di non fare domande al teste, ascolta esame e controesame e, solo al termine della deposizione, come aveva indicato nei mesi scorsi, decide di cercare riscontri al racconto del pentito. O almeno ci prova. Visto che a confermarne le parole dovrebbero essere proprio i fratelli Graviano che i giudici citano sul banco dei testi per la prossima udienza.







