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Alfano richiama i Pm 'No attitudini da cinema'

Al Senato al via l'iter del ddl per processi brevi

24 novembre, 23:46
Al via in Senato il ddl per i processi brevi
Al via in Senato il ddl per i processi brevi
Alfano richiama i Pm 'No attitudini da cinema'

ROMA - ''I vari presidenti della Repubblica, da Pertini in poi, hanno sempre richiamato l'obbligo della magistratura non solo a essere imparziale ma anche a non apparire parziale. Per questo i procuratori capo dovrebbero contenere le attitudini cinematografiche di alcuni sostituti e se non lo fanno vuol dire che non hanno l'attitudine a dirigere il loro ufficio''. Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano nel suo intervento al seminario, in corso all'Ergife, sull'organizzazione delle Procure al quale partecipano 230 dirigenti. Il ministro ha, comunque, premesso che ''non conosco dalla televisione la maggior parte dei presenti e questo e' la riprova che la maggior parte dei capi degli uffici requirenti svolge la sua attivita' nella riservatezza, lavorando al chiuso della loro stanza''.

"L'indipendenza e l'autonomia della magistratura sono per noi sacre: nessuno vuole sottomettere il pm all'esecutivo perché lo riterremo sbagliato. Questa ipotesi non è presente nel programma di governo e non intendiamo procedere, neanche surrettiziamente, in questa direzione", ha inoltre garantito il ministro. Il ministro, venerdì scorso, aveva dato questa garanzia anche intervenendo al convegno degli avvocati dell'Oua. Alfano ha poi aggiunto che "é sacra anche la rivendicazione di autonomia del Parlamento".

Il governo sta per presentare un piano straordinario di lotta alla criminalità organizzata e per questo, tramite il ministro della Giustizia Angelino Alfano, chiede un contributo di idee e suggerimenti ai magistrati che guidano le Procure più esposte nella repressione della criminalità organizzata. Lo ha reso noto lo stesso Alfano intervenendo al convegno sull'organizzazione delle Procure. "Il governo intende presentare - ha detto Alfano - un piano straordinario di lotta alla mafia con iniziative legislative e non. Per questo vi chiedo di individuare le forme di collaborazione affinché questo piano possa giovarsi di punti che vengono da chi lotta in trincea".

MANCINO, ABBASSARE I TONI

"Dobbiamo tenere molto basso il livello dello scontro, eliminarlo è auspicabile ma non sempre é possibile. Siamo alla vigilia di scelte pronunciate dal  governo delle quali siamo in attesa di capire l'impatto sulla Costituzione e sull'ordinamento giudiziario". Lo ha detto il vice presidente del Csm Nicola Mancino intervenendo al seminario del Csm in corso all'hotel Ergife alla presenza del ministro della giustizia Angelo Alfano che incontra i dirigenti delle procure. "Ho sempre sostenuto che c'é bisogno del metodo del dialogo, che qualcuno chiama confronto. Ma affinché ci sia è necessario che qualcuno parli e qualcuno ascolti, il confronto si ha solo in presenza di proposte precise senza l'anticipazione di proposte inesistenti". Lo ha detto il vicepresidente del Csm Nicola Mancino nel suo intervento ad un seminario in corso a Roma, al quale partecipano i capi delle Procure di tutta Italia, alla presenza del ministro della Giustizia Angelo Alfano.

"Il clima è troppo teso, lo scontro é troppo accentuato e per questo rivolgo un appello a tutte le parti in causa ad abbassare i toni, ad abbassare la conflittualità, ad assumere atteggiamenti responsabili e di proposte costruttive", dice il presidente del Senato, Renato Schifani, a margine di un convegno della commissione di Vigilanza sulla Rai. "Toccare la giustizia - dice Schifani - è toccare interessi su cui i cittadini sono sensibili, per il diritto ad aspirare ad una giustizia serena, pacata, che non litiga al proprio interno e che esamini elementi di colpevolezza in un clima e in un aula tranquille dove vi sia effettiva parità tra accusa e difesa".

''Mi congratulo con Mancino per il senso del suo intervento che ha messo in massima luce le sue esperienze istituzionali e il suo senso di responsabilita' e rispetto del ruolo del Parlamento''. Cosi' il guardasigilli Angelino Alfano ha apprezzato il discorso che il vicepresidente del Csm. Alfano ha lanciato 3 proposte alla platea dei magistrati che incontrava per la prima volta: ''aprire un tavolo di confronto sulle sedi disagiate, un altro tavolo per valutare i bisogni di risorse e mezzi delle Procure in relazione ai fondi aggiuntivi per la giustizia che potrebbero venire dall'utilizzo dei beni sequestrati ai clan, e un terzo tavolo per consentire il contributo dei magistrati al piano straordinario che il governo intende lanciare contro la mafia''.

Tra mille polemiche quindi e dopo l'affondo dell'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che invita l'attuale Capo dello Stato a non promulgare il ddl per i processi brevi ("Basta con le leggi ad personam"), il testo che fissa a sei anni la durata massima dei procedimenti comincia oggi il suo iter parlamentare al Senato. Il relatore, Giuseppe Valentino (Pdl), leggerà la sua relazione in commissione Giustizia. Poi prenderà il via la discussione generale, al termine della quale verrà fissato il termine per la presentazione degli emendamenti.

"Contiamo di votare il testo a Palazzo Madama entro Natale - assicura il presidente della commissione Filippo Berselli - perché dovremmo concluderne l'esame in commissione" in circa 15 giorni. E cioé il lasso di tempo che probabilmente sarà concesso per presentare gli emendamenti a un'altra riforma che sta a cuore del governo: quella delle intercettazioni, il cui ciclo di audizioni dovrebbe concludersi entro la settimana. Quindi si fisserà un termine per presentare le proposte di modifica "che sarà di almeno 15 giorni".

Ed è in questo periodo che ci si potrà occupare a tempo pieno del ddl 'accorcia-processi': il testo di cui l'opposizione chiede a gran voce il ritiro e che vede le toghe sul piede di guerra. Con il Csm che per domani organizza un confronto anche tra Procure e ministro e convoca una conferenza stampa per comunicare i dati sull'impatto del ddl in nove uffici giudiziari. Intanto non si placano le polemiche per le dichiarazioni in diretta Tv del Procuratore di Milano Armando Spataro che ha definito "inutile" il ddl firmato dai capigruppo di Pdl e Lega in Senato Maurizio Gasparri e Federico Bricolo.

Duri i commenti di Gasparri ("comportamento vergognoso e inaudito") e di Osvaldo Napoli (Pdl) ("ci sono forze che lavorano per la capitolazione della politica alla magistratura"). E non tenero é anche il giudizio dell'ex presidente della Camera Luciano Violante (Pd): "In momenti di tensione" sarebbe bene che i magistrati evitassero critiche politiche per non approfondire i conflitti.

ALLARME DELLE TOGHE: A ROMA PRESCRIZIONI AL 50%
Con il ddl sul processo breve, sarà prescritto il 50% dei procedimenti pendenti a Roma, Bologna e Torino; mentre a Firenze, Napoli e Palermo, l'estinzione riguarderà una percentuale di procedimenti compresa tra il 20 e il 30. La stima è stata fatta dall'Associazione nazionale magistrati. "Eccoli, i numeri che il ministro ritiene che l'Anm non possieda" afferma il sindacato delle toghe in una nota. "Roma, Bologna e Torino oltre il 50%, Firenze, Napoli e Palermo tra il 20 ed il 30%: sono queste le percentuali dei procedimenti in fase di udienza preliminare e dei dibattimenti in primo grado già prescritti, o dei quali sarebbe imminente la prescrizione, in caso di entrata in vigore del disegno di legge sul 'processo breve''.

Dati con i quali "vengono smentite clamorosamente le rosee previsioni" del ministro Alfano, che alla Camera aveva parlato della prescrizione dell'1% dei procedimenti pendenti. La rilevazione è stata compiuta nei tribunali capoluogo dei maggiori distretti. E "sebbene si tratti dei primi dati comunicati dagli uffici giudiziari, essi sono calcolati su un campione particolarmente significativo e rappresentativo, perché provengono dai tribunali delle grandi città".

"Ma stiamo scherzando?" Così il ministro della giustizia, Angelino Alfano, contattato dall'Ansa commenta a caldo la stima dell'Anm che indica in un 50% i processi che cadrebbero in prescrizione con il ddl sul processo breve. Il guardasigilli invita l'Anm a "non giocare con le parole e neanche con i numeri" e dunque a "chiarire bene i termini della questione". "Se non precisa bene i termini della questione - aggiunge Alfano - credo che l'Anm sia incorsa in un clamoroso abbaglio: i procedimenti pendenti in Italia sono circa 3 milioni e 300 mila e il 50% fa oltre un milione e 600 mila. Appunto - conclude Alfano - un clamoroso abbaglio".

"Ora ci aspettiamo una discussione serena ma informata, che si estenda anche alla legge Finanziaria e alle residue possibilità di prevedere risorse e stanziamenti adeguati al rilancio della giustizia" affermano il presidente Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini. "Nei prossimi giorni, e anche in occasione del Salone di Rimini, dove saranno presenti tutte le componenti della giustizia -annunciano- potremo fornire dati più completi e confrontarci con gli altri protagonisti del processo, senza dimenticare le vittime del reato". "Quel che non è possibile immaginare è che giudici e pubblici ministeri, ma anche gli organi di polizia giudiziaria, possano continuare a svolgere serenamente e con impegno il proprio lavoro, sapendo che la metà della loro attività sfumerà certamente entro il primo grado di giudizio. Né si pensi che le percentuali, aritmeticamente inferiori, che risulterebbero tenendo conto di tutti i procedimenti per i quali sia stata esercitata l'azione penale, potrebbero tranquillizzare: la prescrizione, evidentemente, matura in corso di giudizio, e la sorte è quella che emerge dai primi numeri sia nei dibattimenti sia nei procedimenti in fase di udienza preliminare".

"Non voglio parlare di queste cose, ci sarà il momento più opportuno per spiegare agli italiani qual è la situazione in cui siamo", aveva detto il premier Silvio Berlusconi a Doha ai cronisti che gli chiedono del dossier relativo alla riforma della giustizia ed al processo breve.

Il portavoce del Pdl Daniele Capezzone interviene: "Anm da' i numeri, e sembra di stare alle estrazioni del superanalotto. Se non parlassimo di un comportamento grave e irrituale, ci sarebbe perfino da sorridere di questa ennesima sortita, che avrà un solo effetto: quello di rendere ancora più scarsa la credibilità della magistratura presso i cittadini. E' davvero avvilente - sottolinea Capezzone - che ci si trovi dinanzi a comportamenti di questo genere: ancora deve iniziare l'iter parlamentare di un provvedimento, e le Camere (e gli italiani) devono assistere a queste performances politiche di un pugno di magistrati".

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