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Bossi: immigrati a casa, Fini: anatemi inutili

Berlusconi: "Non ho mai pensato al voto"

18 novembre, 22:04
Berlusconi, Bossi e Fini
Berlusconi, Bossi e Fini
Bossi: immigrati a casa, Fini: anatemi inutili

ROMA - "Noi restiamo della nostra idea: gli immigrati devono essere mandati a casa loro. Non c'é lavoro nemmeno per noi...". Così il ministro Umberto Bossi risponde ai giornalisti che in Transatlantico gli chiedono un commento sulle iniziative a favore degli immigrati, promosse anche da una parte della maggioranza. Pronta la replica di Fini: "Ci può essere un anatema, una battuta liquidatoria, 'si' lasciamoli a casa lorò, ma non risolve il problema", afferma il presidente della Camera.

"Berlusconi e Fini si siederanno uno di fronte all'altro e troveranno le soluzioni. Il governo non rischia e noi non rischiamo". Così il leader del Carroccio sulle sorti del governo. "Alla fine le soluzioni si troveranno", rassicura il Senatur.

BERLUSCONI: "MAI PENSATO AL VOTO" - "Mai pensato alle elezioni anticipate". Lo scrive Berlusconi in una nota. "Il mandato che abbiamo ricevuto dagli elettori - prosegue Berlusconi - è di governare per i cinque anni della legislatura, ed è questo l'impegno che stiamo già portando avanti con determinazione e che intendiamo concludere". "La maggioranza che sostiene il governo è solida anche al di là di una dialettica interna che comunque ne accentua le capacità ideative. Grazie a questo sostegno e alla fiducia che ci manifesta ogni giorno oltre il 60% degli italiani - conclude Berlusconi - completeremo le riforme di cui l'Italia ha bisogno".

Sui rapporti con Fini, Berlusconi dice che non c'è nulla da chiarire. "L'ho già incontrato", fa sapere. E per quanto riguarda le nomine al vertice dell'Unione europea? "No, siamo lontanissimi", ha detto il presidente del Consiglio. Sulla richiesta di dimissioni da parte dell'opposizione per il sottosegretario Nicola Cosentino, Berlusconi ha fatto sapere che non intende intervenire.

"La dichiarazione del presidente Berlusconi fa tabula rasa di tutte le illazioni e a volte delle malignità tutte mirate a indebolire il capo del governo e la sua leadership politica del centrodestra. Il chiarimento è quanto mai necessario per sgombrare il terreno dai dubbi che legittimamente erano venuti dal tam tam mediatico. Il governo e la maggioranza sono solidi e hanno il dovere di andare avanti per realizzare il programma sul quale i cittadini si sono chiaramente e ampiamente espressi". Lo dichiara il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli.

Sulla questione si erano espressi oggi esponenti della maggioranza e dell'opposizione.  "Minacciare le elezioni anticipate significa brandire una pistola scarica". E' una minaccia "sterile e autolesionista e prefigura un'impotenza della maggioranza". Così Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, aveva giudicato l'ipotesi ventilata dal presidente del Senato del voto anticipato in assenza di compattezza da parte della maggioranza. Secondo Casini le elezioni anticipate "vengono evocate in funzione ricattatoria nei confronti dei parlamentari - dice - ma non c'é nessuna possibilità che si vada alle urne anticipatamente: c'é una maggioranza che ha il dovere di governate fino alla fine della legislatura indipendentemente dalle situazioni giudiziarie del presidente del Consiglio e degli eventuali giudizi della magistratura. E' giusto che Berlusconi governi fino alla fine della legislatura rispettando il vincolo del mandato. Peraltro - prosegue Casini - non mi sembra ci siano ragioni di paralisi se il governo cominciasse a lavorare". "Nell'eventualità che il governo decidesse di auto-affondarsi - prosegue - il presidente della Repubblica dovrebbe dare un incarico e non sarebbe difficile creare un'altra maggioranza parlamentare che si può trovare in cinque minuti. Invece che perdere tempo a minacciare consigliamo al governo di cominciare a lavorare: gli italiani si aspettano che il governo lavori e risolva la crisi". Casini parla a margine della conferenza stampa di presentazione di una proposta di legge del partito sui diritti del concepito.

''Noi abbiamo avuto un'investitura dagli elettori sulla base di un programma preciso che dobbiamo realizzare. Questo implica che ci sia unita' della maggioranza e del Pdl. Un'unita' non da caserma, come dicono tutti coloro che poi ogni giorno manifestano elementi di dissenso. Un'unita' nel dibattito. Quindi, la via maestra e' quella di rimettere in campo nel Pdl tutte le questioni controverse e portarle negli organismi dirigenti del partito. Li' maggioranza e minoranza si confrontano, ma poi la minoranza deve seguire quello che decide la maggioranza. E' quanto avviene in tutti i partiti normali e credo sia la strada per evitare elezioni anticipate, drammi e traumi e andare avanti''. Fabrizio Cicchitto commenta cosi' le tensioni nel Pdl, nel suo intervento a La telefonata, la rubrica di Maurizio Belpietro in onda su Mattino 5. ''Io mi auguro - dice Cicchitto - che Berlusconi e Fini vadano d'amore e d'accordo. Pero', in un partito normale, se ci sono elementi di disaccordo il confronto e' all'interno di quel partito e dei suoi organi dirigenti. Il mio appello ai coordinatori nazionali e' di convocare gli organismi dirigenti del Pdl settimanalmente o quindicinalmente. E' la' che tutte le questioni controverse vanno risolte, o con soluzioni di maggioranza o all'unanimita'. Quello che non e' possibile e' che perduri una questa situazione in cui ognuno si sveglia la mattina, straparla e poi dice anche che il partito non deve essere una caserma. Perche' cosi' si rischia di essere esattamente l'opposto''. ''L'elettorato che ci ha votato - sottolinea Cicchitto - non approva assolutamente questi elementi di conflittualita' permanente e anche autentiche lesioni al programma che noi abbiamo fatto votare il 13 Aprile del 2008''. Quindi io credo si debbano ripristinare le condizioni di un partito che funziona e che determina i suoi orientamenti. Possibilmente all'unanimita'. Se non c'e' l'unanimita', a maggioranza. Preferisco questo a ipotesi traumatiche che evidentemente sono l'estrema ratio qualora si determinasse una situazione di ingovernabilita'. Ma a mio avviso ancora non siamo a questo punto ed e' possibile trovare soluzioni in coerenza con la vita di un partito democratico, che per altro verso deve riconoscere la leadership di Berlusconi. Perche' noi abbiamo preso i voti in nome di questa leadership e del messaggio che lui ha mandato agli elettori''.

 

 

 

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