Rutelli: Io con Casini? Non subito e non da solo
"In questi due anni il Pd ha sprecato un patrimonio anziché costruirne uno nuovo"
26 ottobre, 17:43
ROMA - Francesco Rutelli lascia il Pd per andare con Pierferdinando Casini? "Con Casini, ma non subito e non solo". Così il presidente del Copasir risponde a Bruno Vespa per il suo nuovo libro "Donne di cuori - Duemila anni di amore e potere da Cleopatra a Carla Bruni, da Giulio Cesare a Berlusconi" in uscita da Rai Eri Mondadori il 6 novembre prossimo.
"In questi due anni - dice Rutelli - il Pd ha sprecato un patrimonio anziché costruirne uno nuovo. Avremmo dovuto cambiare terreno di gioco, allenatore, squadra, pallone, modulo tattico, perfino i tifosi. Dopo quindici anni era evidente che lo schema dell'Unione era finito. Bisognava cambiare tutto. E invece non è cambiato niente. Il Pd è senza ceti produttivi. Vota per noi soltanto il 13-14% dei piccoli imprenditori. Ne votavano di più per il vecchio Partito comunista. Siamo senza operai, senza ceto popolare". "Il discorso che Veltroni fece nel 2007 al Lingotto e una conduzione battagliera della campagna elettorale del 2008 - prosegue il presidente del Copasir - hanno portato il Pd a conquistare un terzo dei voti. Da allora lo stesso Veltroni si é affidato a un eclettismo senza baricentro politico, non è mai più arrivata una proposta chiara. Gli elettori hanno percepito soltanto un rumore di fondo remoto e confuso. Così, mentre Berlusconi detta l'agenda al paese, nel nostro campo da un lato i moderati sono sempre più attratti da Casini e dall'altro guardano a Di Pietro, che batte solo su un punto 'Berlusconi e' un mascalzoné, e se incontra sulla propria strada il presidente della Repubblica, non risparmia neppure lui. Nemmeno il Pci si era mai sognato di oscillare tra un laicismo fondamentalista minoritario e un giustizialismo caudillista".
"Abbiamo subito una perdita strategica di rappresentanza - prosegue - tanto più grave quanto più sono cominciate le difficoltà del presidente del Consiglio. Per riparare, il Pd si sbilancia a sinistra, e così peggiora la situazione, si isola. Una scelta ancora più assurda nel momento in cui il centrodestra si sbilancia a destra a favore di Bossi, Fini è in grandissima difficoltà e il terreno competitivo diventa quello moderato. E ancora più incredibile dopo che gli ultimi risultati elettorali, a cominciare da quello tedesco, ci dicono che la tradizione socialista è in crisi anche nei paesi in cui aveva riscosso i maggiori successi". "E' incredibile - incalza Rutelli - che il Pd si costruisca radici socialiste con un quarto di secolo di ritardo e molta sinistra è andata a destra. Per essere riformisti, insomma non bisogna stare necessariamente nel Pd. A destra ci sono socialisti come lo stesso Berlusconi, Tremonti, Brunetta. Frattini è diventato socialista venendo dal Manifesto. Bondi era comunista. Maroni viene addirittura da Democrazia Proletaria ..". E allora? "Deve formarsi una forza nuova - dice Rutelli nel libro di Vespa - per favorire aggregazioni che nascano da questa crisi, un confronto tra moderati del centrodestra e democratico-riformisti del centrosinistra". Ho capito, gli dice il giornalista: Rutelli se ne va con Casini... "Casini - risponde Rutelli - ma non subito e non solo".





