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Bossi: sì Tremonti vice. Gelo Pdl, Berlusconi media

Da coordinatori ok a politica economica governo

27 ottobre, 12:07

Giulio Tremonti e Umberto Bossi

Giulio Tremonti e Umberto Bossi

ROMA - Il vertice di Arcore non ha sciolto i nodi del confronto tra Pdl e Giulio Tremonti. Il ministro dell'Economia non arretra, confermando la necessità di blindare le linee della politica economica. E non rinuncerebbe alla richiesta di essere nominato vicepremier, ricevendo di nuovo l'appoggio di Umberto Bossi: "Sì- dice il Senatur alla proposta - lui ha i contatti che servono in Europa".

L'idea però viene bocciata da tutto lo stato maggiore del Popolo della Libertà. Ed una promozione di Tremonti vede tra i contrari lo stesso Silvio Berlusconi. L'idea che l'attuale ministro dell'Economia possa ricoprire l'incarico di vicepremier, si ragiona nel partito interpretando l'irritazione del Cavaliere, da un lato metterebbe a rischio l'equilibrio all'interno del Pdl, ma soprattutto rischierebbe di dare credito a quelle voci che vorrebbero l'esecutivo sotto il pressing del Carroccio. Un ragionamento che il premier avrebbe approfondito, facendo una accurata riflessione, con i tre coordinatori del partito nel tentativo di trovare comunque una soluzione che soddisfi tutte le posizioni.

Una riunione fiume, durata oltre tre ore, svoltasi ad Arcore, dove il Cavaliere dovrebbe restare anche nei prossimi giorni complice una lieve forma di scarlattina contratta dalla vicinanza con uno dei nipotini. Un vertice servito per ribadire quella che è la linea economica del governo. Tre i punti chiave: sì alla politica del rigore come chiede Tremonti ma anche sviluppo e rispetto del programma elettorale. Quello che il presidente del Consiglio avrebbe sottolineato ai tre coordinatori è la volontà di procedere secondo il programma previsto. Insomma, l'ipotesi di tagliare l'Irap, sia pure con tutta la gradualità necessaria, resta in campo anche perché, avrebbe ricordato lo stesso Berlusconi, il provvedimento è uno dei punti programmatici che tutti gli alleati hanno condiviso. E nonostante il Cavaliere abbia ribadito il pieno riconoscimento al ruolo del titolare di via XX Settembre, smentendo ogni ipotesi di cabina di regia sulla politica economica, è ancora difficile capire quali pieghe prenderà la vicenda.

Quello che è certo però è che ogni scelta, avrebbe ribadito, sarà all'insegna della collegialità nel rispetto della democrazia interna. Un modo per sottolineare la volontà di abbassare i toni della polemica all'interno della maggioranza e ricucire al più presto lo strappo con Tremonti. Per il 5 novembre è fissato l'ufficio di presidenza del Pdl ed in seguito saranno ascoltati anche i gruppi parlamentari. Ma prima di allora occasioni di nuove fibrillazioni potrebbero non mancare. Tant'é che già il prossimo mercoledì, nella riunione del Consiglio dei Ministri, c'é chi ipotizza ad un nuovo scontro tra il titolare dell'Economia e la cosidetta fronda 'antitremontiana'. Nelle stesse ore del vertice di Arcore, Tremonti era a pranzo con il gotha bancario italiano: Alessandro Profumo, Ad di Unicredit, Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo e Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo.

Nel pomeriggio poi è stata la volta di Domenico Siniscalco. Una visita "da amico", ha precisato lo stesso Siniscalco che sostituì proprio Tremonti al dicastero di via XX Settembre nel 2004. Il ministro dell'Economia si è trincerato dietro il silenzio per tutto il giorno. Nessun commento al fuoco di fila scatenato dal Pdl, compatto nel bocciare ogni ipotesi di promozione: Tremonti vicepremier? "Non ne vedo la ragione", taglia corto il ministro degli Esteri Franco Frattini. Parole a cui fa eco il collega Altero Matteoli che aggiunge: "Tremonti non ha bisogno di essere nominato vicepremier per essere autorevole". Il diretto interessato non replica anche se nei ragionamenti con i suoi non esita a dirsi stupito visto che in tutte le riunioni del Consiglio dei ministri i provvedimenti economici con la sua firma sono stati approvati all'unanimità".

Capitolo a parte è poi la partita che dovrà giocare il Popolo della Libertà con la Lega Nord sulle candidature per le regionali. E uno dei ragionamenti che si fa nel Pdl mette proprio in relazione le candidature con la blindatura della Lega intorno al titolare dell'Economia. Se al Carroccio sarà garantita la presidenza di due Regioni, una delle quali è il Veneto su cui il Senatur non è disposto a cedere, la Lega potrebbe forse assumere una posizione più neutra nel braccio di ferro tra il Pdl e Tremonti.

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