Minacce a Berlusconi Fini e Bossi in una lettera al Riformista
Missiva al Riformista firmata da 'Brigate comunismo combattente'
17 ottobre, 22:04
di Paolo Cucchiarelli
ROMA - Una lettera di minacce per Berlusconi Fini e Bossi con una sigla - "Brigate rivoluzionarie per il comunismo combattente" - già utilizzata ai primi di ottobre per una lettera inviata a Il Messaggero, Il Foglio e Il Fatto quotidiano, e considerata da subito dagli investigatori come non attendibile e frutto di farneticazioni e stata inviata oggi anche a "Il Riformista". La missiva formula minacce, indirette, di morte per il Presidente del Consiglio, Gianfranco Fini e Umberto Bossi.
Il Presidente della Camera, che ha letto il testo che fissava a venerdì sera il termine ultimo per le dimissioni dei tre al fine di evitare una rivoluzione armata modello cubano, ha detto che si tratta, chiaramente, del "delirio di un folle". " Spero che ora non si apra un dibattito sul nulla", ha aggiunto. Per Fini è chiaro con chi vorrebbe evocare un clima da anni Settanta magari strumentalmente:" "Evitiamo di discutere come se l'Italia fosse alla vigilia di chissà quali stagioni di piombo. I matti sono matti: trattamento sanitario obbligato, non dibattito". Ma la politica ha le sue regole e i suoi, necessari, dibattiti e il messaggio viene diversamente interpretato un po' da tutti i protagonisti del mondo politico. Infatti, mentre Fini stempera gettando acqua sul fuoco, seguito da D'Alema, una larga parte del Pdl prende lo spunto da questo messaggio per chiedere alla sinistra di smetterla con un certo linguaggio e certe accuse. Un atteggiamento che buona parte del Pdl interpreta come una possibile incubazione di una nuova stagione di sangue, come scritto pochi giorni fa su "Libero" da Giampaolo Pansa. La missiva di oggi andrebbe rubricata, quindi, sotto la voce: ecco i primi frutti di questo clima.
Ed ecco quindi, mentre tutti esprimono a gran voce solidarietà ai tre ed esecrazione per qualsiasi ipotizzato ricorso alla violenza, che c'é chi chiede all'opposizione di "spegnere l'interruttore dell'insulto e dell'invettiva, verbale e scritta", come ha detto Giorgia Meloni, in una nota diffusa insieme a Francesco Pasquali, leader dei giovani del Pdl. In tanti è scattato un richiamo: l'avevamo detto!. "A forza di continuare a gridare 'al lupo' qualcuno - ha commentato Roberto Calderoli - si metterà ad azzannare e la sinistra dovrà assumersi la responsabilità di una politica di allarmismo falso e strumentale che rischia di rivelarsi una vera e propria istigazione a delinquere". Sulla stessa linea Jole Santelli che però invita un po' tutti ad abbassare il livello dello scontro: questo - dice - è un preciso dovere di tutti. Dal Pd arrivano immediate parole di condanna: è un fatto grave ed allarmante, "del tutto estraneo alla politica", sottolinea una nota del partito.
"Una cosa è lo scontro politico, tutt'altra le minacce di morte; sono due piani che non vanno mai confusi".Condanna per le minacce anche dall'Anm e dal Prc mentre dall'Udc viene una richiamo affinché ci sia equilibrio e sobrietà nella polemica."Il destino e il futuro del governo- chiosa Pier Ferdinando Casini - saranno decisi dagli italiani e non certo dalle richieste di dimissioni e dalle intimidazioni di violenti e terroristi".






