Gianfranco Fini
FRANCOFORTE - ''Un conto e' la separazione delle carriere dei magistrati, un altro e' che il pm sia sottoposto ad altri poteri se non a quello dell'ordine giudiziario'': lo dice il presidente della Camera Gianfranco Fini riferendosi alle ipotesi di riforma della giustizia su cui ''si valutera' strada facendo''.
Ricordando che in Parlamento sono pendenti diverse proposte di riforma dell'ordinamento giudiziario, Fini ribadisce: "Su un tema di cui si è discusso come l'ipotesi di carriere separate per i magistrati non ho cambiato opinione sul fatto che la Costituzione va rispettata sul principio di assoluta indipendenza di tutti i magistrati".
"Sulla fine del bicameralismo perfetto, sulla riduzione dei parlamentari e su nuove forme di equilibrio tra potere esecutivo e legislativo si possono fare riforme che siano approvate con una larga maggioranza quale è quella prevista dall'articolo 138 della Costituzione, indispensabile per evitare l'ipotesi non automatica ma già attivata in passato di un referendum confermativo": lo afferma il presidente della Camera Gianfranco Fini riferendosi alle prospettive di riforme istituzionali".
Fini ricorda che "la Costituzione prevede esplicitamente le modalità per fare riforme che non penso siano state inserite a caso dai padri costituenti. Le recenti esperienze dimostrano che quando una maggioranza dà corso a riforme costituzionali contando solo sui voti di cui essa dispone in Parlamento compie un'azione perfettamente legittima dal punto di vista costituzionale che, tuttavia, come in passato è accaduto determina inconvenienti politici come, ad esempio, l'attivazione del referendum. Io da sempre auspico - osserva il presidente della Camera - che in questa legislatura non si perda l'occasione per riformare le istituzioni portando a compimento un iter molto ricco. Ci sono le condizioni politiche perché ciò avvenga, sulla base di una larga o addirittura unanime convergenza su alcune questioni. Ad esempio, sulla necessità di portare a compimento il processo federalista in corso, indispensabile perché abbia un modello istituzionale che gli offra uno sbocco. Non credo che in Parlamento - prosegue Fini - ci sia alcuna forza politica contraria o ostile a questa riforma, e si discute anche sulla opportunità di una democrazia autenticamente governante, con un equilibrio tra poteri e raccordo tra Governo e Parlamento; così come c'é la consapevolezza che 945 parlamentari rappresentino un numero ampio".