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Di Pietro e Belpietro indagati. "Offese a Napolitano"

Procura Roma ipotizza reato vilipendio. Chiesta l'autorizzazione al Guardasigilli

13 ottobre, 22:30

Il direttore di Libero Belpietro e il leader Idv Di Pietro

Il direttore di Libero Belpietro e il leader Idv Di Pietro

di Pasquale Faiella

ROMA - Un politico e un direttore di un giornale che, da opposti fronti politici, criticarono aspramente Giorgio Napolitano "fino al vilipendio" secondo la procura di Roma. Un deputato, Antonio Di Pietro leader dell'IdV, che accusò il capo dello Stato di aver compiuto un "atto vile" e "di abdicazione" firmando la legge sullo scudo fiscale. Maurizio Belpietro, direttore di Libero che in un articolo di fondo del 20 settembre scorso sostenne che il rientro delle salme dei sei parà uccisi a Kabul fu ritardato per consentire a Napolitano di proseguire la sua visita in Giappone. "Invece di prendere l'aereo e tornare a Roma - scrisse Belpietro - Napolitano è andato a mangiare i fusillotti a lenta lavorazione". Frasi e giudizi che la procura di Roma, in una indagine 'bipartisan', ha censurato ritenendole offensive e aprendo un fascicolo con l'ipotesi di reato di "offese all'onore del capo dello Stato" (articolo 278 del codice penale).

Il leader dell'IdV, Antonio di Pietro, e il direttore di Libero, Maurizio Belpietro, sono stati iscritti insieme sul registro degli indagati dal procuratore di Roma Giovanni Ferrara. Si tratta di due fascicoli separati che però, in questo caso, seguiranno il medesimo destino processuale. Di Pietro e Belpietro saranno accomunati dal vaglio del ministro della Giustizia Angelino Alfano che dovrà decidere se concedere o meno l'autorizzazione a procedere (il Guardasigilli ha fatto sapere che i tempi saranno brevissimi).

Fonti del Quirinale, interpellate dall'ANSA, sottolineano d'altra parte che l'iniziativa dell'indagine è solo giudiziaria e che la presidenza della Repubblica, dal 1993, ha deciso di rinunciare alla prassi che consentiva un pronunciamento preventivo sulle richieste di autorizzazione a procedere per il reato di offesa all'onore e al prestigio del capo dello Stato. Ora tocca solo al ministro Guardasigilli autorizzare. Di Pietro è indagato in merito alle dichiarazioni su Giorgio Napolitano, dopo la firma alla legge sullo scudo fiscale. "Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - disse Di Pietro in occasione della manifestazione della Fnsi il 3 ottobre scorso a piazza del Popolo sulla libertà di stampa - affermando che non poteva non firmare la legge criminale sullo scudo fiscale, ha compiuto un atto di viltà ed abdicazione". Belpietro è indagato per un articolo di fondo comparso su Libero il 20 settembre del 2009 che faceva riferimento alla visita del capo dello Stato a Tokio dal titolo "La dignità dello Stato non vale un fusillotto". La procura ha valutato in particolare le frasi, ironiche, del pezzo che facevano riferimento ad un momento conviviale nella capitale nipponica a cui era stato invitato Napolitano "che invece di prendere l'aereo e tornare a Roma - osservò il direttore di Libero - è andato ad un pranzo a consumare i fusillotti a lenta lavorazione all'Armani tower".

"Il ministro Guardasigilli Alfano autorizzi - ha detto Di Pietro - il procedimento penale nei miei confronti perché intendo sapere quali sono i limiti, come parlamentare e come cittadino, della mia libertà di critica nei confronti del presidente della Repubblica. Questa iniziativa della procura della Repubblica permetterà finalmente di chiarire fino a che punto un cittadino italiano e rappresentante del popolo possa criticare un provvedimento quando questo è oggettivamente criticabile come è accaduto per lo scudo fiscale".

In ogni caso "non chiedo scusa a Giorgio Napolitano"; piuttosto, aggiunge Di Pietro, "bisognerebbe chiedere scusa ai cittadini italiani. "L'unico vero dispiacere è essere accomunati a Di Pietro - ha commentato Belpietro - questa vicenda riguarda l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, come ha ribadito la Corte Costituzionale. Evidentemente non è così, visto che anche solo una critica non offensiva né ingiuriosa nei confronti del Capo dello Stato ha comportato l'apertura di un fascicolo giudiziario. Qualcuno, dunque, è più uguale degli altri davanti alla legge". In difesa di Belpietro si è schierata la Federazione nazionale della Stampa secondo cui "non è condivisibile che la magistratura metta sotto indagine i giornalisti per il loro modo di raccontare la realtà, per quanto sgradevole possa risultare il loro punto di vista".

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