Lodo Alfano, è scontro. Fini e Schifani al Quirinale
"Da Napolitano rigoroso rispetto della Carta"
09 ottobre, 09:54
di Alessandra Chini
ROMA - All'indomani del pesante scontro istituzionale seguito alle critiche del premier Silvio Berlusconi contro la Consulta e Giorgio Napolitano, capo dello Stato "di parte", la tensione resta alta. Il presidente della Repubblica convoca i presidenti delle Camere al Quirinale per un colloquio di oltre un'ora al termine del quale Gianfranco Fini e Renato Schifani, in una nota, difendono il capo dello Stato e chiedono che tutte le istituzioni "agiscano, in aderenza con il dettato costituzionale e la volontà del corpo elettorale, per un clima di leale e reciproca collaborazione".
Nelle stesse ore, Berlusconi convoca l'ufficio politico del Pdl a Palazzo Grazioli, esclude le elezioni anticipate e non arretra di un millimetro dalle sue posizioni anzi ribadisce il concetto che il presidente del Consiglio dovrebbe essere rispettato perché è l'unica carica eletta dal popolo. In serata, comunque, il presidente della Repubblica sembra provare a stemperare il clima sottolineando, all'uscita da un concerto all'Auditorium della Conciliazione, alla presenza di Papa Benedetto XVI: "Di momenti difficili ne ho passati tanti, supereremo anche questo". Parole pronunciate qualche attimo prima che venga reso noto il documento dell'ufficio politico del Pdl duro con la Consulta (la cui sentenza "si configura come una violazione del principio di lealtà e collaborazione tra gli organi costituzionali e ha avuto la conseguenza di sviare l'azione del Parlamento") e la sinistra ("succube di poteri extrapolitici" e armata di "cieco furore contro il governo") ma nel quale non viene fatto accenno al Colle.
L'incontro al Quirinale tra le tre più alte cariche dello Stato arriva dopo una mattinata nella quale da più parti, dal Csm ai sindacati al presidente della Camera Fini, sono diverse le prese di posizione a difesa di Napolitano. "L'incontestabile diritto politico di Berlusconi di governare - scrive in una nota il primo inquilino di Montecitorio - conferitogli dagli elettori e di riformare il Paese non può far venire meno il suo preciso dovere costituzionale di rispettare la Corte Costituzionale e il Capo dello Stato". E' ancora il vice presidente del Csm Nicola Mancino a prendere le parti di Napolitano affermando che "la rozzezza delle accuse stavolta non ha proprio avuto limite". Anche il leader della Cgil Guglielmo Epifani chiede "basta attacchi" e invita il governo a concentrarsi piuttosto sulla crisi economica. Mentre alla sua maniera anche il ministro leghista Roberto Calderoli dà la sua solidarietà a Napolitano che, a suo avviso è stato, "preso in giro" quanto Berlusconi, "é un fifty-fifty". Nel pomeriggio Fini e Schifani salgono al Quirinale.
Dopo l'incontro, al quale è seguito un colloquio tra i due di una ventina di minuti, arriva la nota congiunta nella quale si sottolinea che i presidenti di Camera e Senato "hanno dato atto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, del suo rigoroso rispetto delle prerogative che la Costituzione gli riconosce" e espresso l'auspicio che tutte le istituzioni si adoperino per una "leale e reciproca collaborazione". Parole che il ministro Ignazio La Russa commenta come "assolutamente istituzionali, adeguate al loro ruolo". Intanto, nell'opposizione, l'Italia dei Valori continua a invocare le dimissioni di Berlusconi e annuncia che a breve organizzerà una 'Piazza Navona 2' per chiedere di andare alle urne mentre il Pd vede nelle primarie l'occasione per chiamare a raccolta i cittadini anche dopo gli ultimi eventi. Invita a non inasprire i toni il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. "Da membro dell'opposizione e da amico di Berlusconi - è il suo consiglio - gli dico: calma, calma, calma".






