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L'esperto: possibile stoccare gas, difficile distruggerli

"In passato armi chimiche gettate semplicemente in mare"

10 settembre, 19:06

Se veramente le armi chimiche e batteriologiche in possesso della Siria venissero consegnate alla comunità internazionale sarebbe molto facile stoccarle senza rischi, mentre il procedimento per smantellarle è molto più complicato. Lo afferma Danilo Coppe, direttore dell'istituto Ricerche Esplosivistiche di Parma e consulente di diversi enti istituzionali. ''Normalmente questo tipo di armi è stoccato in bombole che possono avere diverse dimensioni, dalla bomboletta spray da un litro a parecchi metri cubi - spiega l'esperto -. Se non sono esposti a intemperie o ad agenti corrosivi questi contenitori sono più che sicuri, è sufficiente un container in un ambiente chiuso e climatizzato per stoccarli. Questo purtroppo rende anche molto facile nasconderle, perchè basta un buco nel terreno sufficientemente profondo e con minime misure di sicurezza per non farle trovare''.

Diverso il discorso per quanto riguarda la loro disattivazione, che deve avvenire in impianti dedicati che garantiscano misure di sicurezza adeguate. ''I gas devono prima essere fatti passare dentro celle a condensazione, dove vengono trasformati in liquidi - spiega Coppe -, a questo punto si fanno reagire con altre sostanze per l'abbattimento vero e proprio. Il risultato è una molecola inerte, che può essere a questo punto semplicemente bruciata, ma i passaggi intermedi possono essere molto delicati''.

Secondo stime dell'Ong Green Cross, dal 1998 a oggi nel mondo sono state distrutte 56mila delle circa 72mila tonnellate di materiale chimico (78 per cento) e 3,8 degli oltre 8,5 milioni di armi (45 per cento). A detenere il maggiore quantitativo è la Russia, che solo nel 2009 ha inaugurato un impianto per lo smaltimento dei gas tossici accumulati durante la guerra fredda.

''In realtà è difficile conoscere con certezza i quantitativi di queste armi nel mondo, perchè non è che i vari paesi sbandierino i loro stock, soprattutto quelli che non hanno siglato le convenzioni che le bandiscono - sottolinea Coppe -. Fino alla Seconda Guerra Mondiale li avevano tutti, Italia compresa, e per molto tempo la pratica più diffusa di smaltimento era mettere i contenitori in grossi cubi di cemento e affondarli in mare. Questa sarebbe la prima volta che uno Stato consegna deliberatamente le proprie armi alla comunità internazionale''.

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