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Siria: Bonino, 'Italia non fornisca armi'

Momento non glorioso per Ue, 'Ginevra 2' non e' scontata

28 maggio, 15:23
Emma Bonino
Emma Bonino
Siria: Bonino, 'Italia non fornisca armi'

Il ministro degli esteri Bonino bolla come 'momento non glorioso' l'apertura dell'Ue alla vendita di armi all'opposizione siriana e chiarisce: proporrò che l'Italia non lo faccia. Bonino critica anche le posizioni della responsabile della politica estera europea Ashton sottolineando che 'presentare solo opzioni e non una proposta su cui lavorare non aiuta...' e avverte: prima che si svolga davvero la conferenza di pace sulla Siria 'la strada e' ancora lungà. Le difficoltà, secondo la Russia, nascono soprattutto dall'incapacità dell'opposizione siriana di designare i propri rappresentanti.

FINE EMBARGO ARMI UE UN DANNO ALLA CONFERENZA L'OPPOSIZIONE - L'Europa si affida a un compromesso, che di fatto rappresenta un rinvio, per venire a capo delle sue divisioni interne sulle sanzioni alla Siria in scadenza il primo giugno. Sanzioni rinnovate, ma non per il capitolo più importante, quello delle armi ai ribelli anti-Assad, lasciato alla libera decisione dei singoli Stati, salvo l'impegno a non fornire attrezzature militari almeno fino ad agosto: ossia fino a quando non sarà chiaro l'esito dello sforzo di Usa e Russia per una nuova conferenza di pace da tenersi, secondo le intenzioni, a Ginevra. Dopo quasi 13 ore di faticoso negoziato tra i ministri degli Esteri riuniti a Bruxelles, Catherine Ashton fa sapere che la contrastatissima questione dell'invio di armamenti agli insorti esce in fin dei conti dal pacchetto di sanzioni condivise.

La Gran Bretagna, schierata per la 'linea dura', esulta per bocca del ministro William Hague, affermando di ritenere esaurito l'embargo sul materiale bellico agli insorti. Ma Ashton precisa che fino ad agosto c'é l'impegno di tutti a non sbloccare alcuna fornitura concreta. E lo stesso Hague conferma che Londra non ha piani in questo senso almeno "nell'immediato". In sostanza, tuttavia, le divisioni già sperimentate dall'Unione sui grandi dossier della crisi si ripropongono senza risolversi anche in queste ore. A Parigi, nel frattempo, si sono incontrati il segretario di Stato Usa John Kerry ed il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov per mettere a fuoco Ginevra 2. Una sfida "non da poco", ha riconosciuto il capo della diplomazia del Cremlino, dopo che Kerry aveva comunque parlato di sintonia fra Washington e Mosca sull'obiettivo di un "governo di transizione" a Damasco "fondato sul reciproco consenso".

E manifestato un 'intesa pure sulla volonta' di "opporsi con molta forza" all'eventuale uso di armi chimiche, se suffragato da "prove certe": uno spettro che sembra peraltro trovare ogni giorno nuovi riscontri. Intanto da Istanbul i rappresentanti dell'opposizione siriana sono tornati a chiedere che l'embargo sulle armi fosse cancellato, ma dopo 5 giorni di trattative non hanno trovato un accordo su chi dovrà sedersi al tavolo della conferenza di pace che si dovrebbe tenere il prossimo mese. "Notizie non buone", come ha sottolineato Emma Bonino, poiché i contrasti nella coalizione anti-Assad danno voce ai dubbi sulla possibilità di avere garanzie sui reali destinatari finali delle armi. Mentre i politici discutono, dalla Siria arrivano frattanto ancora notizie di furiosi combattimenti sia a Damasco sia nella città di confine di Qusayr, vicino al Libano, dove una giornalista della tv siriana Al Ikhbariya, Yara Abbas, è stata uccisa da cecchini additatati come "terroristi". Un autobomba invece ha fatto altri sei morti nella capitale. E sale anche l'allarme per le armi chimiche. 'Le Monde' pubblica un reportage che ne dimostrerebbe l'uso e il capo della diplomazia francese Laurent Fabius conferma che "sono sempre più forti i sospetti di un utilizzo localizzato" di gas.

Aggiungendo che si tratta di informazioni sulle quali si stanno facendo "verifiche accurate". Notizie che scuotono l'Ue, senza compattarla. A Bruxelles sul mancato accordo pieno fra i 27 ha pesato, ai due estremi, da un lato l'atteggiamento di Londra che voleva sic et simpliciter la fine dell'embargo sulle armi e dall'altro quello ultra-prudente di un gruppo di cinque Paesi capeggiati dall'Austria (con Svezia, Repubblica Ceca, Finlandia e Romania) secondo i quali "l'Europa è una comunità di pace". Un contrasto che neppure l'ipotesi della cosiddetta "opzione 3", tra quelle finalizzate dal servizio diplomatico alla vigilia, è riuscita a risolvere. Malgrado tale opzione - che prevedeva il rinnovo delle sanzioni per un anno con la revisione dell'embargo sulle armi e la possibilità di fornire materiale bellico agli oppositori con una serie di condizioni - avesse trovato il consenso, dopo Italia e Germania, anche della Francia. Una conferma del fatto che le divisioni e i veti incrociati continuano a incombere. E che l'Europa - come ha avvertito Emma Bonino - rischia di essere una "vittima in più" del conflitto siriano.

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