Pena di morte per l'orco di Cleveland?
9 maggio
10 maggio, 16:11
di Marcello Campo
Prima si copre il volto con il bavero del giubbotto. Poi, davanti alla Corte che gli legge i capi d'accusa, tiene gli occhi bassi, con l'aria contrita. Si presenta così Ariel Castro, il 'mostro' di Cleveland, per la prima volta di fronte le telecamere, tre giorni dopo la liberazione delle sue vittime. Ed è questa l'immagine del giorno che passa di continuazione sulle tv, mentre vengono rilasciati i suoi due fratelli, Padro e Onil perché estranei alla vicenda. Gli esperti legali sono convinti che Ariel non rischia la pena di morte, riservata negli Usa agli assassini.
Tuttavia, la richiesta di 8 milioni di dollari per la cauzione, fa capire che i giudici vorranno andare con la mano pesante su questo caso che ha sconvolto l'America. E in serata il procuratore incaricato della pubblica accusa, Tim McGinty annuncia che cercherà con tutte le forze di portare Ariel Castro davanti al boia. A suo dire aver provocato diversi aborti è assimilabile al reato di omicidio. Intanto emergono nuovi dettagli su una lettera scritta da Castro datata 2004 in cui annunciava di volerla fare finita. La polizia ieri ha ufficialmente solo confermato il ritrovamento dello scritto nella casa degli orrori, ammettendo che esprimeva una volontà suicida. Ma i dettagli circa il suo contenuto sono emersi da quanto pubblicato da Scott Taylor, un cronista locale di 19 Action News che sostiene di averne letta una copia. Una nota che letta oggi sembra quasi una confessione, scritta in un barlume di lucidità, seppure ad opera di un aguzzino.
'Veramente non so spiegarmi - scrisse Castro - perche' ho continuato a cercare un'altra ragazza, quando ne avevo già due in possesso: sono un predatore sessuale che ha bisogno di aiuto. Se le ragazze sono rinchiuse a casa mia contro la loro volontà é perché hanno compiuto l'errore di accettare di salire su un auto di uno sconosciutò. Quindi, tornando sul proposito di farla finita, scrive: 'Intendo lasciare tutti i miei risparmi alle mie vittime'. Nel frattempo, dal racconto delle ragazze filtrano altri particolari allucinanti della loro prigionia durata 10 anni. Un cugino di Gina DeJesus, che ha raccolto ieri le confidenze della ragazza, rivela al New York Times che Castro si era segnato le date di ciascun sequestro sul calendario.
E ogni anno festeggiava queste tragiche ricorrenze con una torta, quasi a celebrare quelli che per lui erano i compleanni della nuova vita delle sue schiave, fatta di segregazione, stupri e violenze inumane, fisiche e psichiche. Emerge pure un video, girato da una camera posta sul cruscotto di una volante qualche anno fa, in cui si vede Castro redarguito da un agente perché senza casco, mentre fa benzina alla sua moto. 'Lo sa - dice l'agente nel video - che non può girare senza casco, e poi la sua targa é messa male, di lato. Invece deve essere visibile. Sa che potrei arrestarla per questo?'. E lui, che tenta di giustificarsi: 'No, non voglio essere arrestato, ha ragione, mi scusi'. Insomma, mentre già stava abusando di tre ragazze a casa sua, disse di essere un ex autista di scuola bus, insomma una brava persona, supplicando l'agente di soprassedere.
Il poliziotto si convinse della sua buona fede e lo lasciò andare via. Un aneddoto banale che rischia però di esacerbare la polemica esplosa ieri circa eventuali negligenze da parte delle forze dell'ordine di Cleveland su questo caso. Ma subito arriva la precisazione della polizia, a fronte di questo video: se Castro fosse stato arrestato quel giorno, spiega un inquirente, avrebbe abbandonato al loro destino le sue prigioniere. Che quindi, legate, senza né acqua, né cibo, in assenza del loro carceriere sarebbero morte. E forse non avremmo vissuto questa sorta di 'lieto fine' per una storiaccia di cronaca che assomiglia sempre di più a un film dell'orrore.







