Israele cauto su armi chimiche Siria. Attivisti, oggi altri 80 morti
Lieberman, se vanno a Hezbollah agiremo. Ma generali frenano
25 luglio, 08:22Correlati
di Alessandro Logroscino
L'allerta sul pericolo 'armi chimiche', dalla Siria in fiamme, resta elevata al massimo grado in Israele. Ma dai vertici militari piovono oggi inviti alla cautela e al sangue freddo: nella convinzione, in fondo rassicurante, che l'arsenale di Damasco resti - almeno per ora - sotto "il pieno controllo" dell'esercito fedele al regime. Un atteggiamento che non cancella l"allarme né tanto meno l'attenzione spasmodica con cui si guarda al Paese vicino di là dal confine delle alture occupate del Golan. Ma che sembra stemperare quanto meno i toni di certe cancellerie occidentali e quelli dello stesso ministro degli Esteri dello Stato ebraico, Avigdor Lieberman: molto esplicito nell'evocare proprio oggi l'ipotetico passaggio di armi non convenzionali siriane alle milizie sciite libanesi di Hezbollah come un vero 'casus belli'. "Le armi chimiche (di Damasco) sono per il momento sotto il pieno controllo del regime", ha messo le mani avanti da Tel Aviv il generale Amos Ghilad, consigliere politico del ministro della Difesa, Ehud Barak, e testa d'uovo dell'establishment militare. "Dobbiamo stare attenti a non spaventarci da soli", ha aggiunto, senza dare credito al fantomatico spostamento di agenti chimici verso imprecisati scali di confine denunciato dall'ultimo bollettino dell'opposizione siriana. "Per ora - ha sottolineato l'alto ufficiale israeliano - gli Hezbollah non dispongono di armi chimiche provenienti dalla Siria, e lo stesso vale per i gruppi vicini ad al-Qaida" che si ritiene siano annidati fra i ranghi degli insorti. D'altro canto - ha notato Ghilad, facendo riferimento al comune sbarramento che stando ad alcuni analisti occidentali pare emergere almeno su questo punto da parte di Stati Uniti e Russia - si sta creando "un fronte unito" di potenze internazionali che ormai lavorano di conserva per prevenire che tali armi possano finire in mani sbagliate.
Un modo per dire che la guardia va tenuta alta e la vigilanza occhiuta, "ma senza isterie", come ha riecheggiato nelle medesime ore Amos Yadlin, capo dell'intelligence militare: persuaso a sua volta che il regime di Bashar al-Assad non si azzarderà a puntare armi 'sporche' verso Israele. Ad alzare la voce è stato invece paradossalmente il capo della diplomazia Lieberman (Israel Beitenu, destra radicale), il quale - a margine d'una missione a Bruxelles - ha avvertito che l'eventuale trasferimento di agenti chimici siriani agli Hezbollah - nemici giurati dello Stato sionista - sarebbe un passo oltre "la linea rossa" del fatidico "casus belli". Un passo di fronte al quale Lieberman - soddisfatto per l'upgrade della partneship fra Ue e Israele annunciato oggi a dispetto dei malumori palestinesi, ma irritato dal rifiuto europeo d'inserire Hezbollah nella lista nera delle organizzazioni terroristiche - rivendicherebbe al suo Paese il diritto di agire sul terreno. "Senza esitazioni, né moderazione". Parole che tuttavia sono risultate essere indirettamente ridimensionate poche ore più tardi - in un'audizione parlamentare - dal capo di stato maggiore delle forze armate israeliane in persona, generale Benny Gantz. Il quale ha parlato come Ghilad di situazione "per ora sotto controllo" in Siria, sul fronte chimico. Ammettendo che "le cose potrebbero cambiare" nel prossimo futuro, ma aggiungendo che anche in quel caso Israele dovrà valutare bene il da farsi. Perché un blitz militare - ha ammonito - rischierebbe facilmente di degenerare in una sanguinosa "guerra regionale" ad ampio raggio.
ATTIVISTI, 30 PELLEGRINI UCCISI VICINO HAMA - Le forze del presidente siriano Bashar al Assad hanno ucciso 30 pellegrini ad un posto di blocco vicino ad una moschea in un villaggio vicino ad Hama. Lo riferiscono attivisti dell'opposizione. I pellegrini si stavano recando alla moschea per le preghiere serali del Ramadan, riferiscono gli attivisti. "Truppe e shabbiha (milizie fedeli al presidente Assad) hanno lasciato il posto di blocco, attraversato la strada e cominciato a sparare contro i pellegrini che stavano entrando nella moschea", ha detto uno degli attivisti. "Per il momento abbiamo identificato 15 cadaveri e altrettanti restano da recuperare sulla strada".
SIRIA: ATTIVISTI, ALMENO 80 UCCISI IN VIOLENZE - E' salito a circa 80 il numero delle persone uccise oggi in Siria negli scontri tra ribelli e governativi, secondo il bilancio provvisorio ma aggiornato fornito dai Comitati di coordinamento locali degli attivisti anti-regime. Sul loro sito i Comitati pubblicano nel dettaglio il conteggio delle vittime regione per regione: 20 in quella di Aleppo di cui 13 nella prigione centrale; 20 in quella di Hama; 11 in quella di Daraa di cui un'intera famiglia uccisa a Hirak; dieci in quella di Homs; cinque a Damasco e sobborghi; altrettanti rispettivamente in quella di Idlib e in quella di Dayr az Zor e quattro in quella di Latakia.








