E' caccia al complice del kamikaze
Telecamere di sorveglianza riprendono il presunto attentatore - VIDEO
21 luglio, 22:56Correlati
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SOFIA - E' caccia al complice. Il kamikaze che il 18 luglio ha fatto strage di turisti israeliani all'aeroporto di Burgas, sulla costa bulgara del Mar Nero, ha verosimilmente agito con l'appoggio di una persona che a distanza avrebbe azionato con un telefonino la bomba che il terrorista aveva in uno zaino a spalla. Su questa ipotesi stanno lavorando gli inquirenti, secondo i media bulgari che riferiscono dell'andamento serrato delle indagini sull'attentato terroristico, attribuito da Israele e Stati Uniti agli integralisti sciiti di Hezbollah su ordine dell'Iran.
A rivendicare l'attentato è stato, come ha riferito oggi l'agenzia bulgara Blitz, il gruppo denominato 'La Base di Jihad', una formazione integralista islamica finora sconosciuta. In un comunicato si afferma che l'attacco agli israeliani è stato pianificato per l'inizio del Ramadan, il mese santo per i musulmani.
La pista dell'estremismo islamico libanese è quella finora più ricorrente per la potente esplosione che nel pomeriggio di mercoledì scorso ha ucciso cinque turisti israeliani appena giunti a Burgas con un volo charter da Tel Aviv per una vacanza sul Mar Nero. Oltre agli israeliani e al kamikaze - ripreso poco prima dell'esplosione dalle telecamere di sorveglianza nella sala d'attesa dell'aeroporto - nell'attentato è rimasto ucciso anche l'autista bulgaro del pullman sul quale si accingevano a salire i turisti.
A parlare dell'ipotesi di un complice del terrorista suicida era stato ieri il ministro dell'interno bulgaro Tsvetan Tsvetanov, escludendo che l'attentatore possa essere stato un cittadino bulgaro. Parlando alla tv pubblica, Tsvetanov ha inoltre detto che l'esplosione è stata provocata da tre kg di tritolo. Oggi il quotidiano di Sofia Pressa e la tv commerciale bulgara bTV riferiscono dell'ipotesi seguita dagli inquirenti sul possibile comando a distanza dell'esplosione per mezzo di un telefono cellulare in possesso di un complice del kamikaze. Ed è sull'identificazione del terrorista suicida che sono concentrate le indagini, condotte dalla polizia e dai servizi di sicurezza bulgari in stretto contatto con l'intelligence israeliana e americana e con gli uomini dell'Interpol. Secondo la radio nazionale bulgara (Bnr), si starebbe definendo "il profilo definitivo" dell'attentatore, che avrebbe nascosto l'ordigno nello zaino a spalla, con il quale si sarebbe avvicinato al bus fermo al parcheggio facendosi esplodere. I resti dell'attentatore sono ancora all'ospedale di Burgas a disposizione dei medici legali per le analisi.
Il sospetto kamikaze, mostrato dal video dell'aeroporto, sarebbe stato riconosciuto da vari testimoni, compresi un paio di tassisti e il responsabile di un'agenzia di autonoleggio a Pomorie, località balneare sul Mar Nero a una ventina di km da Burgas. All'autonoleggio, come riferito dal responsabile, il terrorista avrebbe chiesto dapprima una macchina per quattro giorni, mostrando una gran quantità di banconote da 500 euro, ma gli era stato detto che non vi erano vetture disponibili. Il giorno dopo si era ripresentato per prenotare l'auto per un solo giorno. Ma quando i responsabili hanno visto la patente dell'uomo si sono insospettiti. Sulla foto infatti aveva i capelli lunghi, mentre in realtà si presentava con i capelli molto corti. Anche nel video ripreso all'aeroporto di Burgas il kamikaze appare con i capelli molto lunghi, e non è quindi da escludere che il terrorista abbia fatto uso di una parrucca. Sul suo corpo senza vita dopo l'attentato gli inquirenti hanno trovato un solo documento, una patente falsa dello stato americano del Michigan a nome di Jacque Felipe Martin. Secondo testimoni citati dal procuratore regionale di Burgas Kalina Ciapkanova, il kamikaze avrebbe parlato inglese con un accento forse arabo. E che fosse un arabo si è detta certa la moglie dell'autonoleggiatore.








