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Timbuctu, gli integralisti assaltano mausolei e moschea

Gli integralisti islamici di Ansar Dine, gruppo armato legato ad al Qaida che nel nord del Mali ha ormai pieno controllo sul territorio

02 luglio, 16:16

La distruzione dei mausolei e delle tombe sacre continua. Gli integralisti islamici di Ansar Dine, gruppo armato legato ad al Qaida che nel nord del Mali ha ormai pieno controllo sul territorio e sulla popolazione terrorizzata, non si sono fermati. E anche oggi, armati di Kalashnikov e di picconi, zappe e scalpelli, hanno continuato a devastare e a distruggere gli antichi Mausolei dei santi musulmani nella mitica città di Timbuctù, dal 1988 Patrimonio mondiale dell'umanità, suscitando un commosso e disperato appello all'Onu del governo maliano. Ma oggi è intervenuta il procuratore della Corte Penale Internazionale (Cpi), Fatou Bensouda, che ha messo in guardia che la distruzione di monumenti storici e religiosi, e in generale di edifici civili che non siano obiettivi militari, costituisce un "crimine di guerra". "Il mio messaggio a chi è responsabile di questo atto criminale è chiaro: fermate subito le distruzioni dei beni religiosi. E' un crimine per cui i miei servizi sono pienamente autorizzati a procedere", ha detto Bensouda. Con voce rotta dall'emozione la ministra delle Arti, del Turismo e della Cultura del Mali, Diallo Fadima, ha chiesto alle Nazioni Unite un'immediata "mobilitazione contro la distruzione criminale" del patrimonio archeologico e culturale del suo Paese. Ma a San Pietroburgo - dove sono riuniti i membri dell'Unesco che, proprio dichiarando giovedì scorso i siti del Mali "in pericolo", hanno involontariamente scatenato la furia fanatica dei fondamentalisti - è stato possibile decidere solo una 'condanna' simbolica: un minuto di silenzio. "Il Mali esorta l'Onu a prendere misure concrete per porre fine a questi crimini contro il patrimonio culturale della popolazione", ha dichiarato Fadima chiedendo la solidarietà internazionale e chiudendo il suo discorso con un: "Dio aiuti il Mali". Intanto però, testimoni nel nord del Mali raccontano le nuove devastazioni "imposte - secondo un portavoce di Ansar Dine - dalla nostra religione. Costruire tombe è contrario all'islam, perciò distruggiamo i mausolei". Nel gruppo integralista, il cui principale obiettivo dichiarato è l'instaurazione della Sharia (la legge islamica) nella maggior parte del Paese, sono confluiti miliziani di varie nazionalità: soprattutto maliani, algerini e nigeriani. Così, dopo l'attacco ieri ai mausolei di tre santi locali (Sidi Mahmoud, Sidi el Mokhtar e Alfa Moya) e a numerose tombe, oggi i miliziani islamici si sono accaniti contro i monumenti funerari di altri quattro santi: Cheikh al-Kebir (nel cimitero di Djingareyber, a sud), Sidi Elmety, Mahamane Elmety e Cheick Sidi Amar (nella zona occidentale di Timbuctù). Gli abitanti della 'citta' dei 333 santì protettori, venerati nel suo passato e lì sepolti, sono impotenti. Non hanno modo di opporsi alle devastazioni. "Ci hanno detto che se nelle moschee ci sono statue distruggeranno anche le moschee", dice rassegnato un abitante, ricordando che le tre più grandi moschee sono gioielli architettonici risalenti all'epoca di maggiore splendore della "Perla del deserto". "Stiamo malissimo ma non possiamo fare nulla: sono pazzi, fanatici, e sono tutti armati". Ma, aggiunge un altro, "anche se ora siamo costretti a lasciar fare, speriamo che prima o poi potremo ricostruire le tombe". Timbuctù, Gao e Kidal, le tre regioni del nord del Mali, sono da tre mesi sotto il controllo degli integralisti islamici jihadisti e di diversi gruppi armati che hanno approfittato della confusione creata nella capitale Bamako, lo scorso 22 marzo, da un colpo di stato militare.

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