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Mariasandra Mariani, io prigioniera di Al Qaeda

'Ero disprezzata come donna, trattata come animale'

20 aprile, 09:39
Maria Sandra Mariani
Maria Sandra Mariani
Mariasandra Mariani, io prigioniera di Al Qaeda

(di Michele Giuntini)

Mariasandra Mariani ha sempre saputo, fin dall'inizio del sequestro, di essere in mano a terroristi di Al Qaeda. Anche per questo ha temuto di morire e di non tornare più a casa. Lo conferma lei stessa raccontando all'ANSA gli oltre 440 giorni di "inferno" trascorsi da ostaggio nei deserti dell'Africa. "Ero nelle mani di Al Qaeda, di un gruppo che ha avuto il compito di rapirmi e custodirmi in quanto occidentale, l'ho saputo fin dall'inizio perché me l'hanno detto loro", dice la turista fiorentina liberata due giorni fa in Africa da agenti italiani e militari del Burkina Faso dopo una trattativa coi terroristi. "Mi ha sequestrato un gruppo di integralisti islamici, credo che loro compito sia proprio rapire turisti per screditare i Governi africani e metterli in urto con l'Occidente - prosegue - Quando potevo parlar loro, dicevo di non essere importante, né esponente politico, né un intellettuale, né scrittrice, né appartenente ad una organizzazione umanitaria, ma una semplice turista innamorata del Sahara. Chiedevo che senso avesse tenermi rapita ma mi facevano capire di voler dimostrare così che i Governi dell'area non tengono agli occidentali e che sono loro a controllare il deserto". Il 2 febbraio 2011 "mi sequestrarono mentre stavo facendo un'escursione nelle alture sabbiose tra l'Algeria e la Libia - ricorda ancora la turista fiorentina -. Erano in 14, arrivarono su due jeep, mi circondarono". "Mi chiesero più volte se ero sola o se c'erano altri con me, mio marito forse, credendo che potesse essere sfuggito alla cattura. Di sicuro volevano ostaggi occidentali, se ce n'erano di più tanto meglio. Ma ero solo io".

"Subito si misero in viaggio, durò otto giorni, credo verso il Mali - racconta ancora - Ho sempre vissuto con loro, ho rischiato di morire, ho perso la cognizione dello spazio e del tempo: osservavo il sole per orientarmi e calcolare le ore della giornata. Mi regolavo anche con le loro preghiere. Se ci si spostava verso nord est speravo di più, perché si andava in direzione dell'Italia". Quasi nulle, e frammentarie, le informazioni dal mondo esterno in tanti mesi: "Solo uno parlava con me. Poche parole in francese in tanti mesi. Ma seppi così, per brevi cenni e con grande ritardo, delle crisi in Egitto, Tunisia e Libia, delle uccisioni di Bin Laden e Gheddafi". Crisi che forse hanno ritardato il suo rilascio.

"Erano agitati, specie per la crisi in Libia. Venivano incontrati da gente che aveva lasciato il paese di Gheddafi, forse li volevano reclutare, non so". Il gruppo di rapitori ha cambiato vari capi nei 14 mesi di sequestro. "L'ultimo mi ha fatta mangiare, più carne di capra e agnello, prima sono stata anche più magra di ora, ero davvero uno scheletro anche perché mi si era chiuso lo stomaco e non riuscivo a mangiare". "Ero trattata alla stregua di una bestia, disprezzata in quanto donna, ho incontrato l'Islam più integralista e duro. Non so come ho fatto a non impazzire". Mariasandra stava sempre col volto coperto, non doveva essere riconoscibile quando qualche cammelliere incontrava i rapitori o quando la banda riceveva rifornimenti. "Avevo un vestito tipico musulmano e un velo mi celava il volto. Nei primi cinque mesi invece ho sempre indossato i vestiti del momento del sequestro. Solo quando uno di loro mi ha dato una tunica e li ho potuti cambiare"

Si è ammalata e poteva morire. "Due volte sono stata punta da scorpioni, e mi hanno curata. Un'altra una vipera mi avvolgeva la testa mentre dormivo: decisero di procurarmi un letto che stesse sospeso da terra". Oggi la visita un medico, dopo una notte trascorsa quasi senza dormire. "Dopo tanto tempo ero nella mia camera, nel mio letto ma ho avuto paura del buio e non ho chiuso occhio". Stamani la passeggiata col padre Lido a San Casciano, per alcune commissioni. Più tardi il postino ha recapitato telegrammi di saluto e di vicinanza, fra cui quello del nuovo prefetto di Firenze, Luigi Varratta. La vita riparte anche così. "Sì - dice -, è cominciata a ripartire quando ho sentito che l'aereo mi portava in Italia e mi lasciavo davvero alle spalle questo brutto incubo".

 

 

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