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Lega Araba, piano sanzioni per Damasco Lealisti assaltano ambasciate, 20 morti

Militari ribelli attaccano base esercito, 20 civili morti. Per la prima volta nella storia la Siria è ufficialmente sospesa nella Lega Araba

17 novembre, 19:57
Lega araba, Siria sospesa da 16 novembre
Lega araba, Siria sospesa da 16 novembre
Lega Araba, piano sanzioni per Damasco  Lealisti assaltano ambasciate, 20 morti

RABAT - La Lega Araba ha commissionato ai suoi esperti di preparare un piano di sanzioni economiche da imporre alla Siria nel tentativo di indurla a fermare le repressioni: lo dice una dichiarazione dei ministri degli esteri dell'organizzazione, riuniti a Rabat, in Marocco.

Intanto ha concesso altri tre giorni alla Siria per cessare le violenze contro l'opposizione, minacciando però "sanzioni economiche" contro Damasco se la repressione non dovesse cessare. Lo ha riferito il rappresentante del Qatar presso l'organizzazione.

MAROCCO RICHIAMA SUO AMBASCIATORE - Il Marocco ha ritirato il proprio ambasciatore in Siria dopo la serie di attacchi di folla contro la sua ambasciata a Damasco. Lo annuncia il ministro degli esteri marocchino, Taib Fassi Fihri. La decisione - ha detto - è stata presa da re Mohammed VI per protestare contro un sistema (quello siriano, ndr) che non si rinnova". Gli assalti dei sostenitori del regime siriano ad alcune ambasciate arabe a Damasco sono stati una risposta alla decisione della Lega Araba di sospendere la Siria.

(di Lorenzo Trombetta)

Per la prima volta nella storia la Siria è ufficialmente sospesa nella Lega Araba e, ironia della sorte, la decisione è stata formalizzata oggi, 41/o anniversario dell'avvento al potere di Hafez al Assad, padre dell'attuale presidente Bashar. I fedelissimi del regime scesi in piazza a Damasco per celebrare il golpe del 1970 hanno poi preso d'assalto le ambasciate del Marocco, del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti.

E la denuncia degli attivisti siriani dell'uccisione odierna di altri 20 civili in diversi epicentri della rivolta, è messa in secondo piano dalla diffusione dei dettagli di un inedito attacco portato stanotte, prima dell'alba, nella periferia nord di Damasco, da militari disertori contro il quartier generale di una delle agenzie di sicurezza coinvolte nella sanguinosa repressione. Secondo testimoni sul posto citati dall'agenzia Reuters, l'attacco è avvenuto alle 2:30 locali in una zona lungo l'autostrada Damasco-Aleppo, ai margini settentrionali della capitale, contro la caserma dei Servizi di sicurezza dell'Aeronautica, pilastro dell'apparato di controllo del potere.

Gli assalitori avrebbero usato razzi e lanciagranate ma non si hanno notizie certe di vittime. Tra lunedì e ieri nella regione meridionale di Daraa almeno 70 persone erano rimaste uccise - secondo attivisti - in scontri tra militari lealisti e altri unitisi invece ai civili anti-regime. L'Esercito siriano libero (Esl), comandato da Riad Assaad, colonnello disertore ospitato in Turchia, ha rivendicato le azioni del sobborgo di Damasco e di Daraa, annunciando la nascita di un consiglio militare provvisorio, che vieta l'ingresso tra le proprie file a membri di partiti politici o confessionali, come segno di rassicurazione nei confronti di chi teme la presa di potere di fondamentalisti sunniti nella Siria post-Assad. Gli Stati Uniti hanno condannato l'attacco: "Fa il gioco di Assad", ha detto Mark Toner, portavoce del Dipartimento di Stato, sottolineando che Washington "non tollera" la violenza, da qualunque parte arrivi.

L'ufficializzazione della sospensione della Siria della Lega Araba è avvenuta a Rabat, durante una riunione straordinaria boicottata però dalla delegazione di Damasco. La misura rimarrà in vigore fino a quando la Siria non applicherà il piano che aveva detto di accettare "senza riserve" il 2 novembre scorso. E che prevede, tra l'altro, la fine della repressione, la liberazione di tutte le persone fermate in questi otto mesi di proteste (circa 13.000 secondo gli attivisti), l'apertura delle frontiere a media internazionali e osservatori arabi, liberi di circolare in tutto il Paese senza restrizioni.

Nella capitale marocchina si è anche svolto oggi il forum arabo-turco: un'occasione per rafforzare gli intenti di Ankara e della maggioranza delle capitale arabe nel condannare Damasco, nel chiedere l'ingresso di osservatori in Siria ma anche nel ribadire il secco rifiuto di un intervento militare straniero nel paese-chiave del Medio Oriente. In un contesto di sempre maggiori pressioni internazionali, la Francia ha stasera deciso di ritirare il proprio ambasciatore a Damasco. In particolare dopo l'assalto nei giorni scorsi del suo consolato a Latakia, nelle stesse ore in cui nella capitale siriana folle di lealisti attaccavano le ambasciate saudita e turca.

Il ministro degli esteri siriano Walid al Muallim si era pubblicamente scusato e aveva promesso che episodi del genere non sarebbero più accaduti. Lunedì sera era però stata la volta della sede diplomatica giordana di Damasco, e uno scenario analogo si è ripetuto oggi: poco dopo la formalizzazione della decisione della Lega Araba, centinaia di manifestanti hanno preso di mira le ambasciate di Emirati Arabi Uniti (Eau), Qatar e Marocco, circondando anche la residenza dell'emissario marocchino. Sui muri della sede diplomatica degli Eau, situata in uno dei quartieri più sorvegliati di Damasco e poco lontana dalla residenza e gli uffici del presidente Assad, i lealisti hanno scritto: "Bastardi! Agenti di Israele!".

 

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