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Le manie del rais, stravagante e paranoico

Ossessionato da sicurezza, mai all'estero senza sua tenda beduina

15 dicembre, 19:19
Il leader libico Muammar Gheddafi durante la parata militare per l'anniversario della sua rivoluzione a Tripoli del primo settembre 1969
Il leader libico Muammar Gheddafi durante la parata militare per l'anniversario della sua rivoluzione a Tripoli del primo settembre 1969
Le manie del rais, stravagante e paranoico

di Paola Tamborlini

ROMA - Le manie di grandezza, l'ossessione per la sicurezza, il desiderio di essere sempre circondato da belle donne, gli attacchi d'ira, le interminabili prediche. Stravaganze ed eccessi hanno sempre caratterizzato il comportamento di Muammar Gheddafi, tanto che sulle sue manie, la mitologia si è spesso mischiata alla realtà. Nessuno - ovviamente - ha mai potuto confermare, ad esempio, la storia dei numerosi sosia, che il rais, ossessionato dalla sicurezza, avrebbe mandato in giro per il mondo, per anni, beffando capi di stato di diversi paesi. Né quella della squadra di assaggiatori, pronti a morire al suo posto nel caso di cibo avvelenato.

Certo invece il debole per le donne, belle e giovani, con corpi perfetti fasciati da tute mimetiche, pronte, mitra in pugno, a difendere il loro rais. Accanto alle amazzoni, almeno due lo seguivano sempre all'estero, le infermiere, altre figure ormai avvolte dal mito dopo che un cable di Wikileaks descrisse una di loro, Galina Kolotnitska, come "bionda e voluttuosa". Infermiere che hanno raccontato altri dettagli sul dittatore libico, anziano, certo - e anche sulla sua età aleggia il mistero, dopo l'incendio, così narra la leggenda, degli archivi anagrafici - ma in buona salute fino alla fine. E anche le sue ultime visite in Italia sono state caratterizzate dalle donne, tante e sempre giovanissime: 500 per l'esattezza quelle reclutate per 70 euro nell'agosto scorso (per la seconda volta, dopo le quattrocento assoldate nel novembre precedente) per impartir loro lezioni di Corano ed invitarle a convertirsi. Eccentrico, vanitoso e amante degli eccessi, il leader della Gran Jamahira, faceva sempre parlare di sé nelle sue visite all'estero. Non lasciava mai la Libia senza la sua tenda beduina, mettendo in crisi gli apparati di sicurezza dei paesi che lo ospitavano.

E non rispettava quasi mai il cerimoniale, con clamorosi ritardi che creavano pesanti imbarazzi. E poi gli eccessi: a Roma, in occasione della cerimonia per l'anniversario del trattato di amicizia tra Italia e Libia, lo scorso agosto, si presentò con trenta cavalli berberi purosangue che sbarcarono da due voli speciali. Scese dall'aereo contornato da amazzoni, mentre da un altro aeroplano venivano sbarcati, in bella vista, mantelli, abiti e regali. Ma arrivò anche con appuntata sul petto la spilla del 'Leone del deserto', in manette, circondato dalle autorità fasciste. Seguito sempre nelle sue sortite all'estero da uno stuolo di guardie del corpo, il rais rimaneva spesso vittima della suo egocentrismo, con improvvise alzate di testa che con la sicurezza facevano davvero a pugni: accadde proprio in Italia, quando, durante il viaggio per raggiungere l'Aquila in occasione del G8, fece fermare all'improvviso il corteo sulla Roma-l'Aquila, scese dalla limousine e si mise a passeggiare per un quarto d'ora, riparandosi dal sole con un ombrello bianco. E mandando in tilt le misure di sicurezza.

Gesti comunque che puntavano sempre a far parlare di sé, come quando, sempre nella capitale, si concesse un drink - analcolico - ed una passeggiata tra Campo dé Fiori e Piazza Navona, e comprò anelli per 300 euro da uno strabiliato ambulante tunisino. Ma c'é anche un Gheddafi 'privato', raccontato dalle sue infermiere, non meno autoreferenziale di quello pubblico: amava la pasta - probabilmente preventivamente assaggiata dalla security - e ogni anno, in occasione dell'anniversario della sua rivoluzione, regalava orologi d'oro, generalmente italiani, rigorosamente con la sua effige.

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