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Giurata usa Facebook, otto mesi di carcere

Pratica molto diffusa in Gran Bretagna, giurati discutono caso con amici

16 giugno, 17:06
La locandina di 'La Giuria'. Nei meccanismi del film, tratto da un romanzo di Grisham, il divieto per i giurati di comunicare con l'esterno
La locandina di 'La Giuria'. Nei meccanismi del film, tratto da un romanzo di Grisham, il divieto per i giurati di comunicare con l'esterno
Giurata usa Facebook, otto mesi di carcere

di Alessandra Baldini

Facebook vietato nelle giurie in Gran Bretagna, e chi lo usa rischia grosso: la prima giurata alla sbarra per aver usato il social network durante un processo e' stata condannata oggi a otto mesi di prigione. Joanne Fraill, una madre di tre figli di 40 anni, ha ammesso di essere andata su Facebook per scambiare messaggi con Jamie Steward, un imputato poi prosciolto in un processo in corso per droga a Manchester. La donna ha confessato di avere anche usato Internet per fare una ricerca sull'ex partner di Steward, Gary Knox, un co-imputato, mentre la giuria stava ancora deliberando. L'azione della donna aveva provocato il fallimento del processo.

La dura condanna, ha spiegato l'avvocato dello stato Edward Garnier a verdetto avvenuto, ''servira' di avvertimento e deterrente per altri come lei''. Nei giorni scorsi il Times aveva condotto un'inchiesta scoprendo che molti giurati affermano sulla loro pagina Facebook di aver gia' deciso se un imputato e' innocente o colpevole, prima ancora di aver sentito tutte le prove. In altre occasioni, i giurati avevano addirittura messo il caso al voto dei loro amici sul sito. Nel suo verdetto il giudice Igor Judge ha sostenuto che un cattivo uso di Internet da parte di un membro della giuria e' ''una irregolarita' grave e un oltraggio alla corte''. Secondo il magistrato la Fraill con il suo comportamento ''ha violato gli ordini dati per il buono svolgimento del processo''.

Secondo l'inchiesta del Times il caso della Fraill non sarebbe isolato: tutt'altro. Decine di giurati infrangono la legge ogni anno discutendo i loro casi sul sito, mettendo a rischio la validita' dei processi. In un post visionato dal quotidiano a gennaio, un giurato chiedeva ai suoi amici di pronunciarsi sulla colpevolezza o sull'innocenza dell'imputato del caso che stava seguendo. ''Grazie per i contributi'', aveva scritto dopo l'uomo di Edimburgo, ''tuttavia, mi hanno consigliato di rimuovere il post perche' a quanto pare una giuria su Facebook non e' valida in un processo''.

La pratica sembra cosi' diffusa che ai giudici e' stato detto di avvertire i giurati contro l'utilizzo di internet all'inizio del processo e il Lord Chief Justice - che presiede sulla Corte di Appello, la Divisione Criminale e la Divisione del banco della regina dell'Alta Corte - ha diffuso una nota in cui comunica che i giurati rischiano fino a due anni di carcere se discutono di un caso al di fuori del tribunale.

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