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Foto blitz, spuntano altri scatti dopo no Obama

La figlia accusa, preso vivo poi ucciso

11 maggio, 18:48
Proteste contro l'uccisione di Osama bin Laden
Proteste contro l'uccisione di Osama bin Laden
Foto blitz, spuntano altri scatti dopo no Obama

di Emanuele Riccardi

NEW YORK - Non verranno rese pubbliche né foto del cadavere di Osama bin Laden né immagini in movimento dell'operazione che ne ha segnato la fine. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama lo ha deciso oggi, tre giorni dopo il raid dei Servizi Speciali in Pakistan conclusosi con la morte del ricercato numero uno, accogliendo i suggerimenti del segretario di Stato Hillary Clinton e alla Difesa Bob Gates. Ma altre immagini, quelle di altri tre uccisi durante il blitz, sono state diffuse dalla Reuters.

Per Obama invece, al massimo verrà fornito un racconto scritto del funerale di Osama, svoltosi a bordo della portaerei Carl Vinson, nel rispetto dei dettami dell'islam secondo la Casa Bianca. Passata la sbornia del successo, come confermano i sondaggi di opinione in impennata per Obama, è giunto ora il momento per la Casa Bianca di giocare in difesa, visti gli attacchi esterni, le contraddizioni nei racconti e le polemiche che stanno emergendo qua e là.

Nel suo (lungo) briefing di metà giornata, il portavoce della Casa Bianca, è apparso stanco, irritabile, e più secco del solito nelle sue risposte, rifiutando di entrare nei dettagli. Il primo attacco è venuto dal Pakistan accusato di non collaborare appieno. Qui, in base ai primi interrogatori di polizia, la figlia dodicenne di Osama avrebbe detto che suo padre è stato catturato a poi ucciso a sangue freddo dai Servizi Speciali Usa. La Cia ha "categoricamente smentito" l'ipotesi mentre - prima il segretario alla Giustizia Eric Holder, poi lo stesso Carney - insistevano sulla legalità dell'operazione, definita di "legittima difesa" contro bin Laden, e spiegando che se avessero potuto catturarlo vivo ed interrogarlo gli Usa lo avrebbero fatto.

A questo proposito era stato messo a punto un piano per sottoporre bin Laden ad un interrogatorio. Secondo Tommy Vietor, il portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, "come punto iniziale, lo avremmo trasferito su una nave per un certo periodo". Un gruppo di esperti superaddestrati per gli interrogatori più difficili, lo 'High Value Detainee Interrogation Group', "era pronto ad entrare in funzione per interrogarlo. Subito dopo, i responsabili per la sicurezza nazionale si sarebbero riuniti per decidere sul da farsi", e cioé se inviarlo o meno al carcere di Guantanamo.

Ad ogni modo, la Casa Bianca non ha "nessun dubbio, l'azione (contro) era legale ed era di legittima difesa" ha tra l'altro spiegato Carney, aggiungendo che l'operazione, con un minimo di danni collaterali, è stata fatta "correndo grandi rischi" per gli americani coinvolti. Se, "nel rispetto delle leggi della guerra bin Laden si fosse arreso o avesse fatto capire di essere pronto ad arrendersi", i 'Navi Seals' che hanno condotto l'operazione glielo avrebbero permesso, ma non si potevano assolutamente correre rischi, visto che tutto si è svolto molto in fretta e al buio. Secondo gli ultimi elementi emersi, Osama non era armato, ma era pronto a fuggire, visto che cuciti nella giacca sono stati trovati una banconota da 500 Euro e due numeri telefonici su un bigliettino.

La donna accanto a lui, ferita alla gamba dopo essersi precipitata su un agente, era verosimilmente l'ultima moglie Amal, 29 anni. Oltre alle parole presidenziali sul no alle foto (mentre la Reuters, in esclusiva, ha diffuso immagini di altre tre vittime dell'operazione, scattate da militare pachistano), Carney ha anticipato altri elementi della lunga intervista rilasciata da Obama a 60 Minutes, il talk show domenicale della Cbs.

In particolare, il presidente era sicuro al 95% che Osama era stato ucciso pochi minuti dopo il raid, appena viste le prime foto e i primi esami antropometrici, ma prima dei risultati dei test sul Dna. Carney ha aggiunto che Obama ha risposto 'si' " quando gli è stato chiesto da un giornalista della Cbs se aveva visto le foto. Il presidente ha quindi spiegato: "Noi non siamo fatti così, non vogliamo esibirlo come un trofeo", prima di aggiungere che pubblicare o no la foto "non fa nessuna differenza", perché Osama "non camminerà più su questa terra", anche se ci sarà di sicuro gente che affermerà che "non è morto". Ad ogni modo, non ha nessun senso rischiare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti per delle foto.

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