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Cia: 'Temevamo che il Pakistan lo avvertisse'

07 maggio, 20:33

WASHINGTON - Gli Usa credevano che il Pakistan potesse avvisare Bin Laden dell'imminente raid contro di lui. Lo ha detto il capo della Cia, Leon Panetta.

Gli Stati Uniti - ha aggiunto Panetta - non hanno informato il Pakistan "perché erano preoccupati che potesse danneggiare l'intera operazione, avvisando il bersaglio". Nell'intervista al Time, il capo della Cia, ha aggiunto che i suoi collaboratori credevano al 60-80% di trovare Bin Laden nel compound.

ISI AMMETTE ERRORI, CIA NON SI FIDAVA - All'indomani dell'Operazione chirurgica del gruppo di elite statunitense che ha eliminato Bin Laden nella villa-fortezza di Abbottabad, conquistandosi le prime pagine dei media del mondo, il Pakistan appare piu' che un protagonista, una sorta di ''agnello sacrificale'' fatto segno per di piu' a domande ed interrogativi riguardanti i suoi servizi di intelligence Isi che destinati forse a restare senza risposta. Dopo che la Casa Bianca ha chiarito che il blitz e' stato concepito e realizzato ''esclusivamente dagli Stati Uniti', il presidente pachistano Asif Ali Zardari ha risposto in un contributo al Washington Post che cio era vero e che comunque ''l'eliminazione del capo di Al Qaida era frutto di un decennio di cooperazione fra Usa e Pakistan''. Questo non ha impedito al ministro degli Esteri francese Alain Juppe', in attesa di incontrare il premier pachistano Yousuf Raza Gilani in visita a Parigi, di dichiarare che ''la posizione del Pakistan manca di chiarezza''. ''Ho un po' di difficolta' a immaginare che la presenza di una persona come Bin Laden in un 'compound' importante in una citta' relativamente piccola sia potuta passare completamente inosservata''. Ma a poco a poco la stessa Isi, fino a ieri rappresentata come una sorta di loggia segreta tentacolare e 'deus ex machina' di tutte le operazioni piu' losche e terroristiche avvenute in Afghanistan, ammette il proprio ''imbarazzo'' per la paradossale situazione sfuggita al suo controllo ad Abbottabad. Un funzionario che non ha voluto essere identificato ha confermato alla Bbc londinese di non poter facilmente giustificare la mancata sorveglianza di quello che negli ultimi anni era diventato il rifugio del leader di Al Qaida. ''Nel compound di Abbottabad compimmo un raid nel 2003, quando era ancora in costruzione, perche' ritenevano che la' si nascondesse un uomo di Al Qaida, Abu Faraj al-Libi'', ha detto questa fonte, aggiungendo candidamente: ''Da allora il compound e' rimasto fuori dal nostro raggio di sorveglianza''. Tuttavia, l'Isi rivendica di aver arrestato Libi, che gli americani considerano oggi la pedina piu' importante che ha portato al compound di bin Laden. E' lui, hanno piegato fonti Usa al New York Times, ad aver svelato alla Cia la rete di corrieri e messaggeri dello sceicco del terrore. Sbadataggine, si chiedono gli analisti pachistani, o decisione di cambiare registro, accettando un compromesso con gli Usa per cercare di uscire dal pantano della decennale guerra in corso in Afghanistan? Un obiettivo desiderato fra l'altro ardentemente da Washington? Al riguardo i media ricordano che sugli sviluppi della crisi che coinvolse il capo della Cia in Pakistan Raymond Davis costretto a rientrare precipitosamente, il direttore dell'Isi, Ahmed Shuja Pasha, e' volato a Washington per segreti colloqui con Leon Panetta. E' in questo ambito che ci sarebbe stato uno scambio fra la fine della protezione a Bin Laden e uno stop all'uso dei droni nei territori tribali pachistani. Ma da Langley arrivano segnali discordanti: Panetta ha oggi voluto precisare che il Pakistan non e' stato avvertito del raid nel timore di una fuga di notizie. Evidentemente le autorita' pachistane non hanno voglia di parlarne. Nella conferenza stampa di chiusura del dialogo trilaterale americano-afghano-pachistano svoltosi oggi alla presenza dell'inviato americano nella regione Marc Grossman, il sottosegretario agli Esteri pachistano Salman Bashir ha invitato a guardare avanti. ''Non credo che sia utile - ha detto rispondendo ad un giornalista - entrare nei minimi dettagli dell'operazione e di chi e come e' stata sviluppata. Osama e' stato ormai consegnato alla storia e noi dobbiamo guardare avanti''. E avanti guarda la decisione annunciata da Grossman che i tre paesi hanno deciso di ''cooperare e coordinarsi per un processo di riconciliazione in Afghanistan guidato dagli afghani, per assicurare pace, sicurezza e sviluppo alla regione''.

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